VIDEOMAKER


Mi chiamo Giovanni Polesello e sono un videomaker.
Per lavorare ho bisogno degli occhi e delle mani. Poi tutto dev'essere collegato alla mia testa. Occhi e mani sono sempre pronti, la testa spesso vacilla, si confonde, soffre di capogiri e di vertigini.
E' importante fermare la testa! Bisogna dargli degli ordini e fissare dei paletti, dirgli qual è il suo campo d'azione e spiegargli con calma che è importante arrivare ad un risultato finale, qualunque esso sia.
Lavoro con una videocamera Sony 5000, una centralina di montaggio analogica e, di recente, con un computer con una scheda di acquisizione video Ati 128.
Lavoro con le mani, gli occhi e, quando sono fortunato, anche con la testa.
Scrivo brevi tracce di ciò che vorrei. Poche parole. Se le rileggo a distanza nemmeno io so più cosa vogliono dire le parole, non hanno più senso.
Per fare video bisogna battere il ferro finché è caldo. Trattenere dentro di sé un'immagine. Se si lascia passare troppo tempo l'immagine si perde e non si fa più il video.
Ma questo non deve spaventarci. L'immagine ritornerà, se è importante. S'imporrà da sola. Per fare bene il nostro lavoro dobbiamo solo accoglierla, correggerla e, a volte, addomesticarla, quando ci fa troppa paura.
La gente mi chiede sempre perché faccio video. Faccio video perché mi piace. La gente non chiede ad un calciatore perché gioca a pallone. E' strana questa cosa. Forse perché un calciatore guadagna bene, viene ripreso dalle telecamere, applaudito dal pubblico e invitato alla trasmissioni televisive. Per invogliarlo a giocare bene gli regalano un'automobile, una cucina nuova o un cinema privato. Io non guadagno niente, per questo è tanto difficile comprendermi. Non che non mi piacerebbe guadagnare dei soldi. Posso dire con tutta franchezza che mi piacerebbe fare un mucchio di soldi con i miei video. Se ci riuscissi, e prima o poi ci riuscirò, mi comprerò una Porsche. Sia ben inteso che non me ne frega niente della Porsche, la comprerei solo per far crepare d'invidia tutta la gente che ha denigrato il mio lavoro, che è sempre stato coraggioso, onesto e faticoso.
La gente che disprezza i videomaker ci fa un grande torto. Pensa che l'arte sia accessibile solo a pochi, e che davanti al suo sacro fuoco bisogna togliersi il cappello. Questi poveri cretini non sanno che l'arte nasce nelle strade, nelle case, nelle cantine o in birreria. L'arte appartiene a tutti. E' una cosa che fa apparire il mondo un po' meno merdoso di quello che è, ma grazie a questi debosciati anche l'arte è diventata una cosa terribile, un business fraudolento, un altro strato posato sul velo di Maya.
Io, come videomaker, voglio riprendermi ciò che mi appartiene: il diritto di esprimermi. Ho fatto un percorso lungo per arrivare a queste conclusioni, per capire che ciò che faccio è molto importante. E' importante parlare della solitudine, del dolore o dell'amicizia. E' importante parlare del sesso, dell'amore o dell'odio. E' importante vomitare pubblicamente e rappresentare il proprio disgusto, così com'è importante divertirsi e fare i cretini.
Io amo la vita e la voglio raccontare. Chi critica la scarsità di mezzi e il dilettantismo sostenendo che sono limiti invalicabili non fa che rafforzare la potenza di questi limiti. Chi sa guardare oltre potrebbe vedere la gente che si riappropria di se stessa e che crea, indipendentemente dalle contigenze.
Noi non scherziamo, siamo dei ricercatori. Ci prendiamo a tal punto sul serio, nella nostra missione, da sognarci già al volante di una Porsche. E se non accadrà mai lo faremo accadere in qualche nostro film.
Questo è un sogno ad occhi aperti, è evidente.
Ma l'arte è proprio un sogno. Ad occhi aperti.

Giovanni Polesello

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