Sul concetto di video-arte
(II)
di Luigi Rizzo

La riflessione si propone di definire concettualmente la videoarte in chiave teoretica piuttosto che analitica.
Propongo questa seconda chiave di definizione.
Il video, termine logoro e generico ma che per convenienza utilizzerò, ha delle caratteristiche ben specifiche. Si trova a metà strada tra la pittura, per la superfice bidimensionale che occupa, ma anche e soprattutto con il cinema e la fotografia. Per quest'ultima le relazioni sono strette sia da un punto di vista meccanico, anche una videocamera ha un diaframma, dei tempi di esposizione propri di una macchina fotografica, che introducono la variabile del tempo, sia conseguentemente concettuali. Il tempo entra in modo diretto nel dominio dell'arte contemporanea costituendone uno dei principi strutturali.
Il tempo è anche una variabile del cinema, e forse proprio per questo le affinità sono più evidenti.
E' possibile lavorare su questa variabile rallentando od accelerando le immagini, dilatando ed ingigantendo un breve istante. Ciò da fisicamente al video un prima, un dopo ed un durante. Da al video ciò che nel cinema viene limitato dalle necessità narrative, cioè modellare gli eventi vivisezionandoli, ingrandendoli come attraverso un microscopio, per svelarne i contenuti più nascosti.
Ma il video è anche spazio, inteso in senso architettonico, l'ambiente ripreso nella sua completezza, la vastità di ogni spazio automaticamente viene misurata dalla videocamera.
Ma lo spazio è anche esterno al video, è l'ambiente in cui viene proiettato, è lo spazio reale nel quale l'immagine proiettata si riflette ed occupa, al cui interno vive lo spettatore.
Un lavoro di videoarte è anche un'installazione che invade letteralmente lo spazio circostante.
Il tempo, con le sue dinamiche di "flusso", lo spazio inteso nel senso letterale del termine, architettonico, aumentano le potenzialità di un mero medio, di uno strumento che tuttavia deve essere riempito di contenuti da parte dell'artista, il quale al tempo stesso , diventa architetto, regista, fonico, pittore, scultore.
Al video si sovrappone l'audio che moltiplica le possibilità in modo esponenziale. La visione che realizza tutto ciò l'associo alla definizione di Idea che è stata data nell'articolo, definizione che posso aver frainteso.
La riflessione occupa chiaramente più spazio di una semplice mail, ma la discussione, a mio avviso , resta aperta.

Luiigi Rizzo

 

Sul concetto di video-arte (I)
di Costanza Giustini

All' interno della video arte l'immagine è qualcosa che, a mio avviso, discende direttamente dall'archetipo IDEA.L'immagine è ciò che gli ha dato sostanza e contenuto e che attraverso l'immaginazione del riflettente diviene arte. Nello specifico diventa video-arte.
L'immagine artistica, intesa in senso generale, non è un filtro come lo è l'immagine naturale, racchiusa nel luogo mente ma un medio immediato il cui moto si perpetua nel non-luogo che chiameremo MENTE dove l'immagina si forma e prende linfa da tutti i centri vitali. Cevello, cuore, polmoni, stomaco e retto.
Ivi si racchiude un'essenza che rimane tuttavia inconoscibile da qui discende che essa è inconoscibile proprio perché conosciuta attraverso la mente ( alla quale ogni uomo comune ha accesso ) intesa come luogo, concezione questa, cara a tutti gli immanentisti-fondanti che vedono la mente come sostanza ontologica ( RES ) fondante e non come MENTE.
E' necessario quindi un tipo di filtro diverso. Questo è ciò che chiameremo ANIMA.
Nell' ANIMA ha sede l'immagine in quanto IDEA priva di contenuto e sostanza. In tal senso il Video artista è colui che riesce, attraverso la "presentazione" fattuale della "cosa" ( intendendo per cosa in senso generico ogni possibile oggetto rappresentabile attraverso l'opera d' arte ) e rendere agli occhi del fruitore inconscio (e poi spiegherò la differenza fra fruitore conscio e insconscio ) , in modo perpetuoe infinito, l ' IDEA sempre uguale a se stessa. Egli coglie l'attimo eterno in cui essa si manifesta, il centro, coglie quel fondamento infondato attraverso una facoltà che chiameremo GENIO. Genio inteso come illuminazione improvvisa, disvelamento, del PRINCIPIO. Origine. Idea.
Ma il GENIO al contrario dell'artista comune non è in continua attesa e ricerca di questo "disvelamento", procede piuttosto in un senso contrario, interiorizzando quindi un totale "nascondimento", distanza ontologica in cui collocare ( conle dovute riserve verso il termine ) l'essere E lì fondarlo. IL genio non cerca quindi di abbattere la distanza credendo con ciò di scrutare sempre più a fondo destrutturando, dispiegando in componenti la " cosa ", tentando attraverso la possessione delle sue singole unità di possederla interamente. Ne accetta piuttosto l'inpenetrabilità e tenta egli stesso di fondarla attraverso quel non fondamento che abbiamo nominato Distanza.
Ma come può fondarsi l'essere in qualcosa che ancora non è, e proprio per ciò stesso è essere e non semplice essente, qualcosa che creando continuamente una distanza fugge?
Attraverso l'immediatezza e la trasponente trasposizione dell'anima il genio giunge ad un accecamento E riesce improvvisamente a cogliere l'idea, ad interiorizzarla.
Nell'opera ( in questo caso video ) non la ripropone affatto bensì ne trasforma il contenuto simbolico e ne accentua la finitezza non rendendo però statico questo prodotto ma mutevole, contraddittorioe dinamico. Destrutturando la tridimensionalità dell'essente il genio trova l'essere o almeno quello che la sua anima percepisce come tale. Ed è appunto in virtù dell'anima che giunge a questo processo. MA che cosa la costituisce propriamente? E' qualcosa che, volendolo oggettivare, collocherei molto vicino al negativo di una fotografia o almeno all'idea che io ho di questo.
Immaginiamo il negativo privato del suo contenuto. Non ne rimangono che i contorni, per giunta privi di colore. MA questi non sono semplici contorni. In questo caso il concetto di privazione è escluso completamente. Il contenitore ( bordo ) è il contenuto stesso tutto ciò che determina l'immagine in se stessa e per questo idea discesa con infinite forme ma sempre uguale a se stessa.
Questo è quello che io concepisco come video arte un andare più a fondo, un andare oltre che rimene sempre su se stesso poiché se stesso è qui ed ora ma non in virtù del qui e dell'ora stessi piuttosto in virtù di un prima e di un poi che si realizzano in un continuo disvelamento Che rivela se stesso in una distanza.


Costanza Giustini


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