
Tre idee di tempo applicato nel Cinema e nell'Arte Contemporanea
di Luigi Rizzo
Il tempo nel cinema, attraverso il suo sviluppo narrativo, è costituito da una concatenazione di eventi più o meno fedeli ad i tempi della realtà. In alcuni casi il tempo nel cinema tende a sfiorare il tempo reale, ma non coinciderà mai. Tarkowsky, Rossellini, Bela Tar, utilizzando quantitativamente lo sviluppo narrativo del cinema, arrivano e tendere un abbraccio con un flusso temporale continuo. Tuttavia la differenza della prospettiva degli assi cartesiani dei due ambiti fa si che uno avrà sempre un maggior peso rispetto all'altro già solo in termini di accelerazione o lentezza.
Il tempo nell'arte contemporanea, ed all'interno dell'uso del video, ha una libertà di movimento sicuramente maggiore. E' lo stesso asse ad essere mobile e suscettibile di orientamenti anche opposti. Da una coincidenza speculare attraverso l'uso di sistemi a circuito chiuso, con la realtà più esplicita, ad un sistema ciclico chiuso.
La scena inquadrata può svolgersi nello stesso momento in cui viene ripresa e magari essere accanto a noi, o noi stessi inquadrati. Ogni nostro gesto corrisponde al gesto ripreso.
Tale prospettiva mostra un tendere verso la dimensione televisiva propria della nostra quotidianità, con un sottile legame tra uno dei valori ormai appartenenti alla grammatica del video con alcuni programmi televisivi di reality-tv.
Viceversa un sistema ciclico chiuso confina lo spettatore all'interno di un mondo ben definito. L'uso quantitativo del tempo è già indicativo, un format di 6 o 7 minuti equivale ai 70/80 minuti cinematografici. Ciò comporta la strutturazione del tempo, attraverso l'uso di loop, in minicicli che da un ambito quotidiano delle canoniche 24 ore si riducono appunto a 6 o 7 minuti. La ripetizione a loop crea un microcosmo temporale, una riduzione ad un bioritmo esemplificato e ridimensionato.
Sul concetto di Videoarte
Il video, termine logoro e generico ma che per convenienza utilizzerò, ha delle caratteristiche ben specifiche. Si trova a metà strada tra la pittura, per la superfice bidimensionale che occupa, ma anche e soprattutto con il cinema e la fotografia. Per quest'ultima le relazioni sono strette sia da un punto di vista meccanico, anche una videocamera ha un diaframma, dei tempi di esposizione propri di una macchina fotografica, che introducono la variabile del tempo, sia conseguentemente concettuali. Il tempo entra in modo diretto nel dominio dell'arte contemporanea costituendone uno dei principi strutturali.
Il tempo è anche una variabile del cinema, e forse proprio per questo le affinità sono più evidenti.
E' possibile lavorare su questa variabile rallentando od accelerando le immagini, dilatando ed ingigantendo un breve istante. Ciò da fisicamente al video un prima, un dopo ed un durante. Da al video ciò che nel cinema viene limitato dalle necessità narrative, cioè modellare gli eventi vivisezionandoli, ingrandendoli come attraverso un microscopio, per svelarne i contenuti più nascosti.
Ma il video è anche spazio, inteso in senso architettonico, l'ambiente ripreso nella sua completezza, la vastità di ogni spazio automaticamente viene misurata dalla videocamera.
Ma lo spazio è anche esterno al video, è l'ambiente in cui viene proiettato, è lo spazio reale nel quale l'immagine proiettata si riflette ed occupa, al cui interno vive lo spettatore.
Un lavoro di videoarte è anche un'installazione che invade letteralmente lo spazio circostante.
Il tempo, con le sue dinamiche di "flusso", lo spazio inteso nel senso letterale del termine, architettonico, aumentano le potenzialità di un mero medio, di uno strumento che tuttavia deve essere riempito di contenuti da parte dell'artista, il quale al tempo stesso , diventa architetto, regista, fonico, pittore, scultore.
Al video si sovrappone l'audio che moltiplica le possibilità in modo esponenziale. La visione che realizza tutto ciò l'associo alla definizione di Idea che è stata data nell'articolo, definizione che posso aver frainteso.
La riflessione occupa chiaramente più spazio di una semplice mail, ma la discussione, a mio avviso , resta aperta.
Luiigi Rizzo