
Raccontaci la tua esperienza con Les Enfants pendus, la necessità e il significato di un filmgroup in una produzione indipendente. Perché questa immagine di ragazzo impiccato, recata anche nel vostro logo?
Il cinema è un universo collettivo. Quindi se una persona non vuole fare come il Rezza degli esordi (che mandava in rec. la videocamera, correva avanti, recitava, correva dietro e la metteva in stop), con i risultati del Rezza degli esordi, deve forzatamente agglomerarsi in un gruppo.
I "Les Enfants Pendus", inizialmente 5 membri, si uniscono (all'incirca nel '97 del vecchio secolo) per pura amicizia e passione per il cinema tout court, anche se un paio di persone interne al gruppo (tra cui io) si applicano per dare al tutto una connotazione particolare ed unica, cercando di puntare sul "genere", la narratività e la dinamicità della mise en scene. La selezione naturale fa fuggire un paio di membri relativamente presto, un terzo se ne va molto più avanti, fino a lasciare liberi sul campo me e Michelangelo, forse nel momento più roseo del gruppo. Separazione pacifica, visto che con tutti/e e tre mi vedo ancora quando possibile. Il momento attuale è relativamente buono per i LEP, usciamo da un corto in 35mm, "Bloody Fog" e dal parziale successo di "Delicious".
Certo, dopo molti anni (troppi) di corti indipendenti percepiamo un leggero bisogno di una svolta. Il sogno è sempre quello di mantenere una libertà produttiva ma cimentandoci (soprattutto a livello narrativo) con qualcosa di più grande, articolato e lungo. Ricordando sempre quello che ha insegnato il "Godzilla" di Roland Emmerich: "Le dimensioni NON contano!!!".
In quanto al logo, cercavamo qualcosache colpisse, di simpatico(??) e che al contempo si legasse ai contenuti "forti" dei nostri video. Prima giunse il nome, dopo una visione de "La Citè des Enfants Perdus" di Jeunet e Caro. Stravolgemmo il "perdus" in "pendus", trasformando "I ragazzi perduti" in "Ragazzi impiccati", poi disegnammo il logo. Michelangelo lo rese più bello trasformando una semplice luna/cerchio, nella luna di "ET".
Nel 2000 hai vinto il festival del cinema Trash di Torino con Bestia T, il quale, con il suo finale a effetto gettava nell'assurdo la costruzione dell'intera vicenda, fino a quel momento realista ed impeccabile, forte del coinvolgimento di mezzo paese (ambulanza, giornalisti ecc).
Questa tendenza a rivestire il reale di assurdo, e farlo proprio all'ultimo momento della narrazione, è tipico di alcune tue opere, nelle quali ad una accumulazione di suspence si risponde, genialmente, con un atto che più che sfogare in un senso queste energie cerca invece di disperderle. Per te, cosa significa realizzare questo meccanismo?
Di "Bestia T" sono state dette cose incredibili!!! Ne riporto alcune, giusto come esempio: "Corale lavoro di ricerca visiva sul tema della dicotomia realtà/finzione che caratterizza l'opera." (VideoTecnica); "Girato benissimo come un servizio giornalistico sul luogo di un delitto, colpisce gli stereotipi della comunicazione di massa" (La Repubblica).
Insomma, l'hanno preso tutti molto sul serio. In realtà ti spiego molto brevemente il mio metodo. Ho un tot di soggetti da una parte, di volta in volta ne scelgo uno adatto ai (pochi) mezzi a mia disposizione in quel momento. I soggettini sono più o meno tutti con un finale a sorpresa. Di solito si parte con una narrazione lineare e realistica e poi cerco di convogliare ciò che ho creato, tutte le convinzioni indotte nello spettatore, nel caos e nel delirio. Non è un finale a sorpresa naturale (Bestia T: Gli assassini sono topi nascosti in un armadio. Delicious: Lui muore, per esempio). Deve essere qualcosa che vada oltre ciò che si può vedere di solito in giro. Certo, c'è chi mi aveva proposto di far trasformare il protagonista, sul finale di "Delicious", in un rotolino al cacao, un cuscino di maiale o una liquirizia Zigoto. Ma non avrebbe avuto lo stesso (non) senso. Un film che adoro a questo proposito è "Dead or Alive" di Takashi Miike, dove ad una narrazione surreale, ma piuttosto credibile, fa da contraccolpo il finale che getta il film in un delirio apocalittico e allucinante.
Cerco di mostrare cose molto strane e perchè no, come in "Mors Post Mortem" abbastanza estreme in un modo simpatico, cerco di dire le peggiori cose con classe. Insomma vi tiro merda, ma recitando Proust. D'altronde il mio regista/mito attuale è (di nuovo...) un certo Takashi Miike, uno che riesce a proporre qualsiasi nefandezza senza far sentire in imbarazzo lo spettattore. Se poi oltre a questo riesco pure ad infilarci qualche significato/perversione personale in più sono anche più contento. L'importante è che ci sia una reazione. Se lo spettatore non reagisce (e la reazione può essere anche schifo, riso, insulti) il video non serve a nulla e non ha motivo di esistere. E ciò accade TROPPO spesso.
Non scendo a compromessi. Non voglio accattivarmi nessuno. Faccio quello che mi pare.
Ad un festival, negli anni ¹90 vidi un corto che ci fece lasciare la sala e tornare a casa (al tempo eravamo molto più rigidi). Te lo racconto in breve: Lei è in cucina, ed ha una pistola in mano. Lui sta tornando da lavoro. Si capisce che lei vuole uccidere Lui. Ma quando Lui entra in casa, Lei usa la pistola - che si scopre essere un accendino giocattolo - per accendere il fornello e preparare il pranzo. I due si abbracciano. Questo potrebbe essere mai stato un tuo corto? Si o no, e perché?
No. Non c'è sangue. Apparte scherzi, non sarebbe potuto essere un mio corto perchè la risoluzione finale sarebbe stata troppo poco eccessiva. Nel senso che la rivelazione non stravolge abbastanza la costruzione del conflitto interno della narrazione. Il mio corto sarebbe finito con lei che si spara (con la pistola) quando lui entra e si cucina per lui (da morta). Si serve a tavola ma lui non la mangia. E lei scopre con tristezza che lui la tradiva da tempo ed è definitivamente fuggito con una vegetariana!!! :)
Comunque ogni video che giro mi deve servire per esplorare una zona della produzione audiovisiva. Per provare, fare il già fatto, sbagliare, stravolgere, rinnovare, cercare di capire. Nella storia da te citata non ci sono elementi da esplorare (o che comuque ho già esplorato in altri corti...o non mi va di esplorare). Il finale è troppo poco surreale. Io DEVO mettere in ogni video un elemento perturbante, quella cosa imperfetta che non va. Non sopporto i film concilianti (come tutti quelli amerikkkani dell'ultimo decennio). Non riesco a fuggire dal mio terribile senso dell'umorismo. E so anche di chi è la colpa. Di quella mangiata di tonnellate di Monty Python che mi son fatto da "giovane" e che, volente o nolente, ti segna a vita. Sono iperagitato e curioso, non sto mai fermo e voglio sempre provare cose nuove!Il finale del tuo ultimo film Delicious, più che disperdere la suspence e voler dimostrare che l'unico senso è il nonsenso, ne pone uno, per quanto ambiguo. Superficialmente, potremmo rivedervi una critica negativa al fitness e alla cura maniacale del corpo. Ma il modo in cui viene realizzata, sottolinea l'atteggiamento dell'autore, che travalica il contesto e forse lo sfrutta come metafora.
L'escalation narrativa è, in effetti, tanto lineare quanto irreale: più il personaggio s'impasticca, più rimpicciolisce. Più si cerca di dare un senso, più si ottiene il contrario. Non c'è una sorpresa finale, ma la realizzazione progressiva di questo "bilanciamento", percepibile già dal primo minuto. La possiamo considerare un'evoluzione concettuale?
Si, nonostante io non l'abbia fatto intenzionalmente, il pubblico non ha molto gradito questo finale, forse un pò irrisolto. Non credo si tratti di un'evoluzione. Solo un cambiamento. Ho altri 2 soggetti, con i finali simili sia al "vecchio stile" che al nuovo. Ho scelto il soggetto che meglio si adattava a ciò che avevo: tempo rateale, un' ottima location già illuminata ad hoc (l'incredibile esposizione della "Effetto Luce s.r.l." sita in un locale altamente suggestivo), una palestra, due attori perfetti (Giuseppe Flamini e Lorenzo Quattrini) per i ruoli. E in più una forte attrazione nei confronti di una pratica di montaggio molto particolare. Sono consapevole dell'esilità dei soggetti dei miei corti (anche perchè dopo 3 anni di sceneggiatura...), ma cerco di usarli per sperimentare e provare cose nuove. Non posso negare il mio desiderio morboso di passare ad un lungo. Ho già scritto numerose sceneggiature per lunghi e anche se tematicamente la tendenza è la medesima dei corti, lo sviluppo narrativo è infinitivamente più complesso e articolato. Penso che riuscirei davvero a sorprendere e a proporre qualcosa di nuovo passando ad un lungo. Anche con un budget risibile. Fidatevi sulla parola! :)Qual è, in definitiva, il tuo rapporto con lo stereotipo del Trash?
Non credo di avere rapporti con il "Trash" (nonostante il caldo legame che mi unisce al festival omonimo). E' una parola che significa tutto e nulla, di cui si è paradossalmente abusato. Non sto qui a spiegare cosa intenda io per Trash, a citare i saggi di Labranca e altri delirii del genere. Di solito la uso molto poco come parola e non mi fa piacere sentirla spesso, perchè di solito viene pronunciata con un pressapochismo e una fastidiosa altezzosità offensiva. Con alcuni amici ci divertiamo di più ad usare, in taluni casi, termini come "Weirdo" e "Psychotronicoooo" che non significano quasi nulla ugualmente, ma li trovo più buffi e foneticamente divertenti.
Del tuo ultimo film Delicious mi ha colpito anzitutto l'assoluta libertà di linguaggio e le soluzioni di montaggio che lo rendono a tratti simile ad un clip. Quanto è importante per te l'impaginazione, la presentazione tecnica e linguistica della storia? Ho avuto l'impressione che in quest'ultimo caso essa abbia avuto più importanza del soggetto.
Wow!!!!!! Qualcuno l'ha notato! Ti ho già ringraziato più volte per le parole che hai già scritto nei confronti dei miei short, ma questo "assoluta libertà di linguaggio" è davvero molto bello e gratificante. So benissimo che di fronte a qualcosa di inscatolabile e dinamico si tende a rapportarlo ad un clip, ma io cerco di distanziarmi il più possibile da questa definizione. Io voglio fare cinema, non clip. E ti spiego anche da dove deriva il lavoro di post produzione operato su "Delicious". "Delicious" doveva essere un corto molto pulito e necessitava, se non di una steady, almeno di un carrellino. Ma non c'era. Quindi non ho potuto articolare come avrei voluto la regia dei dialoghi, che era uno degli obiettivi che mi ero proposto. Come ti ho detto dietro ogni mio corto c'è un approccio all' esplorazione. Per "Bestia T" era la gestione di una produzione complessa e di una scena di massa urbana, per "Mors Post Mortem" il riuscire a tenermi in perfetto equilibrio tra orrore e comicità creando confusione e cercando di sbilanciarmi solo sul finale. Con "Delicious" volevo riuscire a creare una specie di Anime Live. E così ho disegnato il logo e stampato le T-Shirt, ragionato sui colori dei costumi, diretto la recitazione in modo enfatico, abusato di musiche e giocato con una fotografia un pò ridondante. La dichiarazione dell'intento è palese (credo) nel gocciolone di delusione alla "Sailor Moon". Poi ho voluto lavorare su una nuova formula di montaggio poco convenzionale. Il montaggio è stata la cosa più riconosciuta di questo video, nonostante fosse il mio primo cortoufficiale montato da me stesso. Mi sono voluto rifare all'estetica del cartoon in generale, ed in particolare all'insegnamento di un maestro quale Hideaki Anno, geniale creatore della serie "Neon Genesis Evangelion". Nella sua serie successiva "Le Situazioni di Lui & Lei" il regista adotta uno stile di montaggio molto particolare, lavorando con gli split screen, i freeze frame, le scritte in sovraimpressione. Io ho voluto lavorare in questa direzione su un video live. E forse questa eccessiva sperimentazione non è stata molto apprezzata dal pubblico. Ma d'altronde anche Hideaki Anno, se non erro è stato cacciato dalla direzione della serie dopo poche puntate, perchè troppo caotiche. Quindi questo mi consola....:))))))
Il corto è stato più apprezzato all'estero che in Italia. E' stato scelto da "VideoTecnica" insieme ad altri 5 corti per rappresentare l'Italia al festival tedesco "Euro Video Festival-Photokina", e si è piazzato diciottesimo su un migliaio di corti provenienti da un pò ovunque.Come promuovi le tue opere? Hai sperimentato, al di la dei canali dei festival di video indipendente, forme di promozione più inedite come quelle di distribuzione del corto, la pubblicazione su web o la trasmissione in tv satellitali?
Non promuovo le mie opere. Le boccio (ahahahaha) Sono molto umile e autocritico. Nonostante (involontariamente) alcuni miei corti siano passati in tv e siano stati ospitati all'interno di siti web (l'ho felicemente scoperto da solo...) non ho mai cercato di pubblicizzarli. L'unica cosa che ho fatto è stata la diffusione ai festival. Sono consapevole oltre il fanatismo dei limiti dei miei short, e li uso per sperimentare. Mi convertirei ad una fase "Q" nel caso del passaggio ad un lungo. Lì una promozione calibrata sarebbe d'obbligo. Ma anche qui, io credo nella specializzazione e nei ruoli. Bisognerebbe di nuovo ricompattare un "filmgroup" più ampio e predisporre le funzioni di ciascun membro. Ormai è una vita che scrivo soggetti, sceneggiature, faccio l'operatore, monto, curo la regia, pratico il trucco e gli FX. Si, divertente e spossante. E' bello provare di tutto, ma solo in funzione di un rispetto nei confronti del professionista che poi nel tuo set dovrà ricoprire tale carica. Nel senso che mi piacerebbe curare solo la scrittura e la regia (oltre ad una supervisione al montaggio) e lasciare ad altri professionisti la cura degli altri aspetti produtttivi. Avendoli provati tutti saprò meglio come comportarmi nei confronti di tali tecnici rispettando al meglio i loro tempi e le loro necessità. Spero. Facendo 3000 cose a mio avviso le fai tutte male e nessuna bene.Dalla tua cassetta ho notato che, oltre ad aver realizzato alcune opere note, hai collaborato a molte di altri autori (Les Enfants Pendus), e ne hai prodotte altre tue, di minori. Hai dedicato molto tempo al cinema e al cortometraggio. Forse, così come il sottoscritto e tanti altri autori indipendenti, hai attraversato una "nevrosi del cortometraggio"? hai particolari appunti di viaggio, consigli per il futuro, da passarci?
Bhè, io sono un puro drogato delle immagini in movimento. Nel migliore dei casi mi vedo un paio di film al giorno, e appena posso cerco di buttarmi in un set. Non mi interessa di fare poco ma buono, mi interessa fare quanto mi occorre a livello "fisico", meglio se tanto ma buono. Non è importante se poi qualcosa non è perfetto. La perfezione non mi piace e poi io comunque mi sento meglio. Sarà così finchè non passerò ad un lungo. Ora poi che mi sono procurato un paio di attrezzature (videocamera e un Mac per montare) non sopporto di vederle lì ad oziare.
Quindi ho fatto il trucco in una marea di corti (nel giro bolognese mi passavo quasi tutti i set...), ne ho girati un pò come operatore, montati alcuni, prodotti altri. Te l'ho detto, non riesco a stare fermo. Finchè c'è la settima arte a tenermi buono ok. Appena finiscono le VHS, o non c'è nulla al cinema, sorgono problemi ed inizio a cercare qualcosa da produrre. Si, in questo caso è un bisogno quasi fisiologico!!!!
Appunti di viaggio, aneddoti e cazzate, come saprai ne escono a tonnellate (soprattutto nelle produzione low budget). Potrei già scrivere un "castoro". Un'unica cosa auguro a voi e a me stesso. Cresciamo. Ingigantiamoci. Con forza ed energia spacchiamo tutto ed occupiamo il paradiso! Cambiamo le cose! Distogliamo la centralità cinematografica romana ormai troppo conservatrice. Con estrema correttezza, limpidezzza e senza compromessi. Il cinema italiano è morto. Non è importante se usiamo il "Chemical X" del professor Utonium o il siero verde di Herbert West. L'importante è resuscitarlo!!!!!contatti
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