Reggio Film Festival
intervista con Andrea Scillitani

Il Reggio Film Festival è attivo da tre anni, e risulta uno die più interessanti festival Fedic. Alla sezione a tema ed alla sezione libera, vengono abbinate conferenze e dibattiti. Tutte le opere sono inserite in un database web, e l'aspetto estetico dell'insieme è ben curato. Qual è il "segreto" di una manifestazione del genere, e quali sono le sue aspettative?
Difficile pensare a ricette e segreti... Senza dubbio, crediamo che l'entusiasmo e la semplicità debbano essere alla base di ogni iniziativa. In passato, organizzavamo rassegne locali di cortometraggi a tema. Da quelle serate, è partita l'idea di qualcosa di più articolato, che mettesse insieme la creatività dei videomaker e la multimedialità: conferenze, dibattiti, mostre d'arte, concerti. La nostra aspettativa è quella di creare a Reggio Emilia un polo culturale, che si distingua per tematiche affrontate.

Lavorando all'organizzazione del Reggio Film Festival, avrete potuto constatare quanto e come un festival di questo tipo possa essere utile agli autori. Che realtà avete potuto osservare?
Il cortometraggio, come è noto, non ha mai avuto un grande mercato in Italia. Tuttavia, grazie ad alcune trasmissioni televisive e, soprattutto, ad internet, il panorama odierno può considerarsi mutato considerevolmente. Festival come il nostro possono essere una vetrina per i partecipanti, dato che non si rivolgono necessariamente a un pubblico di "addetti ai lavori", ma a una pluralità di individui che lo frequentano per intenti e motivazioni differenti.

Una caratteristica di molti nuovi festival è la collaborazione con altre manifestazioni, e addirittura la proiezione di opere selezionate altrove. Questo serve al giovane festival da un lato ad apparire completo, dall'altro ad incrementare un'idea di "circuitazione" delle opere. Ma non tutti sono d'accordo: prendere opere da altri sembra un buon modo per evitare il compito spesso oneroso di rintracciare autori e stabilire contatti. Come vi ponete in proposito?
Non condividiamo del tutto questa affermazione: un festival deve dare visibilità alle opere meritevoli, non ha grande importanza quale sia la loro provenienza. Per noi è molto importante che nei giorni del festival la sala del cinema sia frequentata da un pubblico numeroso e eterogeneo, e il pubblico può venire per due motivi: per coinvolgimento diretto o indiretto nei confronti di un'opera proiettata, oppure per interesse e curiosità. E' chiaro che il pubblico di maggiore interesse è quello del secondo tipo, ma è essenziale che ci sia anche quello del primo, e che rimanga colpito dalle opere degli altri. Quindi, l'obiettivo primario è quello della qualità, anche se questo significa, inevitabilmente, scegliere le opere, e quindi, dare una connotazione soggettiva all'iniziativa.
Ciò premesso, noi siamo assolutamente favorevoli alla creazione di reti e scambi con gli altri festival, ma finora non siamo ricorsi alla proiezione di opere selezionate altrove, anche se non lo consideriamo un delitto.

Spesso il desiderio di far bella figura, in rapporto agli stereotipi del cinema internazionale, e forse agli occhi di assessori e finanziatori, segna fortemente la fase di preselezione dei piccoli festival. Ad opere che propongono nuove soluzioni formali e contenutistiche, magari dimostrando limiti tecnici, si preferisce cortometraggi di quasi "entertainment", di larga fruibilità ed eccellente fattura. Ma se non si promuove l'"originalità" a questo livello di produzione indipendente, allora dove?
La nostra preselezione, costituita di esperti, per lo più membri della FEDIC, non è assolutamente influenzata da assessori e finanziatori. Certo, tiene conto dell'esigenza divulgativa. In un mondo come quello italiano, dove il mercato del cortometraggio è pressochè assente, e addirittura fatica a trovare spazio anche il lungometraggio, da tempo soffocato dall'egemonia americana, riteniamo che sia importante raggiungere un pubblico numeroso, e non pochi cultori del genere. Ciò non significa selezionare, ad esempio, commediole oppure corti con la guest star famosa. Innanzi tutto, quando possibile, cerchiamo di offrire agli spettatori del festival una eterogeneità di opere, che si distinguano per idea o realizzazione. L'originalità è un elemento che viene tenuto in grande considerazione.

Ultimamente Drop_out ha partecipato alla giuria di un festival piuttosto noto. Una fase senz'altro delicata di assegnazione di premi e denaro. Nell'intento di capirci qualcosa di più, vi chiediamo, se non vi dispiace, com'è strutturato il vostro programma di preselezione e selezione.
Come dicevamo in precedenza, la preselezione viene fatta cercando, nei limiti dell'errore umano, di scegliere tutte quelle opere che per qualche motivo possono essere considerate interessanti. Non entriamo nel merito dei contenuti, cerchiamo il più possibile di limitarci ad osservare l'energia e l'impegno profusi per la realizzazione, la ricerca di inquadrature, le tecniche utilizzate, in che modo l'idea di fondo viene sviluppata e resa esplicita allo spettatore.
A una fase di preselezione subentra poi una fase in cui viene scelto l'ordine di proiezione delle opere.

Non abbiamo potuto non notare, negli ultimi anni, che molti videomaker e registi nutrono riserve sulla la federazione Fedic, sulla sua reale utilità e sul suo stato di vitalità. Certo, il vostro caso smentisce queste riserve, ma forse in passato ci sono stati dei "fraintendimenti". Che periodo attraversa questa importante organizzazione, e che significa esserne parte oggi?
Chi ha avuto delle riserve evidentemente non conosceva bene la FEDIC. La Fedic sta attraversando un periodo di rinnovamento, come del resto accade per tutte le associazioni cinematografiche riconosciute, ed è comunque sempre alla ricerca di nuove strategie a favore della produzione e distribuzione di opere indipendenti escluse dal mercato. L'attività della Fedic non si circoscrive alla proiezione e discussione di film e video, ma prevede come obiettivo statutario un interesse diretto alla sperimentazione del linguaggio e alla visibilità del cortometraggio, non di rado capace di risultati straordinari. Esiste una cineteca Fedic ricca di oltre tremila titoli, opere utili a costruire un circuito di distribuzione e informazione per un cinema che si autogenera, disordinato ma vivo. La distribuzione su Internet che la Fedic effettua sul sito può costituire un punto di riferimento e d’incontro per tutti gli autori indipendenti che non partano da preconcetti e da presupposti errati.

Ci sono autori del panorama attuale, che vi hanno colpito in modo particolare, e avete voglia di segnalare? Se si, prendetevi tutto lo spazio e il tempo necessari per farlo qui a seguito.
Beh, non possiamo non citare i vincitori delle trascorse edizioni del nostro festival: Marcello Gori (.COW, Cyclo), che ci ha colpito per l'originalità e la semplicità, Paolo Lipari (Canc), che ha saputo affrontare il tema imposto (il riciclo) in modo del tutto inaspettato, Andrea Princivalli, ottimo animatore e cultore del passo-1.
Citiamo poi alla rinfusa Daniele Pignatelli, Giuseppe Giusto, Michela Donini, Federico Fernicola, Simone Massi, Stefano Bessoni, Valentina Bersiga, Anapì Stori, Gianpaolo Bigoli, Giovanni Covini...
Rimanendo poi in territorio locale, ci pare importante segnalare certi giovani autori che si sono distinti a livello nazionale e internazionale, vale a dire: Daniele Lunghini, Diego e Sirio Zuelli, Delicatessen, Diaviva.
Concludiamo dicendo che stiamo progettando strategie per la circuitazione delle opere meritevoli che transitano per il nostro festival.

Come si svilupperà la vostra manifestazione in futuro? Che soluzioni adotterete per mantenere l’entusiasmo, ed evitare il rischio di "arrugginirvi" com’è avvenuto altri?
Senza dubbio è importante mantenere una sensazione di crescita, creare sinergie con associazioni, istituzioni e sponsor. Il fatto di avere un tema da affrontare garantisce un rinnovamento costante, e stimola e suggerisce di volta in volta metodologie differenti e manifestazioni collaterali "ad hoc". Speriamo di trasformare il Reggio Film Festival, nel tempo, in un appuntamento con la creatività.


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