[intervista del luglio 2001]
Giovanni Polesello sembra essere un regista autenticamente coinvolto nel suo operato video, forse di più di tanti altri "colleghi". Questo lo deduco dal suo modo di gestire le domande, di raccontare le opere, sempre intrecciato di vicende umane, amori, passioni e problematiche che si accavallano in un continuo tentativo di rapportarsi agli altri ed a sé; articolazioni mai nascoste anzi sbattute qui innanzi al lettore con rara immediatezza. Forse anche per questo la sua ultima discussa opera (La Festa) colpisce sostanzialmente per l'istintività narrativa. Vorrei inoltre sottolineare l'anomalo atteggiamento produttivo di questo autore, che realizza opere lunghe ed elaborate, con mezzi tecnici dilettantistici, senza lo spiraglio di una promozione o l'appoggio dei festivals che raramente proiettano lungometraggi in video.
Credo che l'opera che ti ha lasciato "imporre" come buon testimone di un certo disagio, e come disinibito autore e attore, sia Sottile come Sangue, composizione cinematograficamente molto precisa, dai numerosi riferimenti sottoculturali. Raccontaci quella esperienza, che sicuramente ha per così dire "inchiodato molti demoni".
Be', Sottile nasce da diversi tentativi falliti. E' a tutti gli effetti il mio primo lavoro, e anche quello a cui sono più affezionato. La sua organizzazione narrativa, a episodi, dipende dal fatto che volevo semplificarmi la vita, perché i miei progetti precedenti erano andati a monte a causa della scarsa disponibilità di attori e aiuti. In realtà Sottile è il giusto prodotto di una serie di fattori: fortuna, ostinazione e amore. La fortuna è stata quella di avere incontrato Giovanni del Ponte e la sua ragazza che hanno dato un contributo importantissimo. Di Giovanni è il look del film, alcune scelte di regia, nonché la scansione in inquadrature di molte scene. Lavoravamo sulla sceneggiatura assieme. Senza di lui non ce l'avrei mai fatta. Giovanna ha scritto un episodio, forse un po' incongruente, ma a che a me personalmente piace moltissimo. Inoltre è sempre stata presente e incoraggiante. L'ostinazione mi ha permesso di mantenere fermi alcuni punti che venivano costantemente minati. Avevo anche degli amici che erano convinti che avessi acquistato una videocamera per permettere a loro di fare dei film, e che mi intralciavano pesantemente. Posso dire di non aver ceduto su nessun punto, a costo di essermi fatto odiare e di avere poi pagato personalmente con degli errori. Il film però è a tutti gli effetti un mio prodotto, e senza un atteggiamento del genere non avrei retto un anno intero, perché tanto è durata la sua lavorazione. L'amore mi ha fulminato quando ho visto il vampiro in azione. E non sono stato l'unico. Sentivo quel personaggio nella pelle e condividevo la sua pena. Averlo lasciato è stato molto triste, come perdere un amico.
Più avanti avete realizzato Cara Sorella, dove si nota una loquacità ed un lavorio di gruppo (Videokumité) maggiore, mentre nel film precedente le scene erano incentrate su una solitudine artisticamente prolifica.
Al contrario: in Cara Sorella ho esercitato un controllo molto più rigido su ogni scelta. Cara Sorella deve la sua esistenza a due cose: il fatto che mi fossi innamorato della bellissima Alessandra Gavazza (mi consola di non essere stato l'unico) e la necessità di imparare a dirigere gli attori, dato che tutte le mie sceneggiature sono piene di dialoghi. Per questo è un video più corale e appa
rentemente più collettivo. Alessandra mi ha fatto capire che una storia tra noi era fuori discussione e io mi sono concentrato sugli attori. Se non fosse andata così adesso avrei un divorzio alle spalle e un titolo in meno nella videografia, probabilmente. La Video Kumitè in realtà non esiste. Questo nome fittizio deriva dal fatto che realizzare un video è come combattere in un torneo di arti marziali. E' durissima, devi tirare fuori sangue dalle pietre.
La Festa ripresenta e quasi dogmatizza quelle che erano state le caratteristiche delle opere precedenti, mostrando però un maggior coraggio nella resa formale, nella puntualità della narrazione, negli espedienti sempre molto diretti, persino scarni o "antiestetici". L'impressione, è che in qualche modo quest'opera conchiuda una spirale dell'evoluzione artistica tua e del gruppo.
Dici? La Festa nasce come esplicito manifesto dell'odio. Volevo un video incazzato e veloce, che velasse in un tripudio di volgarità una sorta di lugubre rassegnazione. Era sulla carta anche un progetto stimolante per la sua ambizione (Dodici ruoli tra principali e secondari, comparse, dialoghi di una certa difficoltà...). Direi che è riuscito a metà, ma nelle condizioni estreme in cui ho lavorato forse non si poteva fare di meglio. Le persone che mi hanno sostenuto nei lavori precedenti hanno avuto in questo caso un ruolo marginale, o si sono allontanate definitivamente. La Video Kumité ha avuto un rimpasto totale. Mi spiace perché il lavoro è spesso rozzo e le scene sono molto approssimative... Con più cura e attenzione si poteva fare meglio, ma onestamente non c'era tempo. Per esempio: la scena della ragazza in topless è stata girata in due ore e mezzo, incluso il tempo necessario agli attori per memorizzare le battute. La ragazza doveva essere a casa a mezzanotte e il mattino dopo partiva per l'Inghilterra (mi pare). Da allora non l'ho mai più vista. Gli attori sembravano in preda al panico (il panico è stato spesso presente sul set), se gli dicevi di fare due passi in avanti arrivavano fino alla parete opposta scavalcando persino l'operatore. Ho smazzato sudore per evitare che il barcone allucinante che avevo allestito non andasse alla deriva, o peggio allo sfacelo, e ho anche dovuto subire diverse umiliazioni, dietrologie allucinanti, pettegolezzi e maldicenze... Avevo l'impressione di aver scoperchiato un pozzo nero. Adesso mi chiedo se ne è valsa la pena, perché La Festa, nonostante tutto questo, è il mio video che ottiene minor favore, a quanto pare. A me comunque piace moltissimo, mi diverto sempre rivedendolo, anche se soffro un po' per tutti gli errori e l'approssimazione, per le scelte (obbligate) degli ambienti, per i vestiti delle comparse (spesso terribili), per il fatto che in una scena tutti hanno un abbigliamento estivo e nella seguente invece è invernale (i locali non erano riscaldati), ecc... Il taglio delle scene, lo stile del video, la velocità e tutto l'implicito, anche narrativo, la costruzione schizofenica ed ellittica sono scelte di base e il risultato "estetico" (se di estetica si può parlare) deriva dalla loro applicazione.
Una produzione seriale di questo tipo, poiché accasata ad un livello produttivo e promotivo sotterraneo, rischia come tutte le esperienze non convenzionali una ulteriore omologazione, e appunto, regolari fraintendimenti. Come ti poni innanzi all'apparente immutevolezza della tua condizione creativa e promotiva? Ritieni importante anche a questo livello, la presenza di organi critici che custodiscano le sfumature evolutive di un autore?
Mha, non so... Tutti ci domandiamo che senso abbia fare video di questo tipo, credo. Le risposte non sono soddisfacenti. Un autore mi ha detto che comunque un video amatoriale non sarà mai credibile come un film vero. Al di là del fatto che spesso anche il cinema "vero" non è credibile (ho visto di recente Dancer in the Dark), se mettiamo in discussione la nostra credibilità la frittata è fatta. Io non ho tanta voglia di autoilludermi. Inoltre molti cinefili e fans di varia estrazione disprezzano apertamente le operine in vhs. Credo che lo sforzo valga soltanto se si ricava dal lavoro qualcosa di personale. Vedo i miei video come segni di un percorso personale e come tappe necessarie. Anche se Cara Sorella e La Festa hanno poco o nulla a che fare con la mia vita, con la mia biografia. Ma questa non è una soluzione valida per tutti. Allora la seconda istanza è il divertimento. Fare video per ricercare o per divertirsi. Gli altri, il mondo, possiamo anche dimenticarceli. Tanto sono già troppo presenti in tutti i settori della vita reale. Ad ogni modo le iniziative come la vostra, come Plan9, sono senz'altro utili: permettono di confrontarsi, danno visibilità, forse addirittura nobilitano le opere. Se l'attenzione crescesse certo tutto cambierebbe, perché è fondamentalmente una questione di attenzione. Io faccio film di merda, ma non mi pare che gli 883 stiano rivoluzionando la concezione di canzone pop in Italia. Se poi facciamo confronti tutto va a nostro favore, ma così il gioco è troppo facile e non c'è nemmeno gusto.
Che metodi "distributivi" adotti per far circuitare le tue videocassette? Che si può fare per favorire questo scenario artistico più sotterraneo?
Io mando qualche flano, poi mi rompo i coglioni. L'ideale sarebbe fare un catalogo decente allegato ad una newsletter, che costi al massimo trecento lire e che abbia una cadenza trimestrale. Una cosa da spedire a cani e porci. Ci ho pensato spesso, ma le mie energie sono fagocitate da altre cose. Non ce la faccio.
Ho notato che partecipi abbastanza raramente a festivals per cortometraggi e per videomaker in generale. Hai opinioni particolari su questo tipo di istituzioni?
Onestamente ne ho una pessima idea.
Ti senti parte di quella "generazione senza voce, quella degli ultimi 20anni" di cui si è parlato anche in occasione della scorsa edizione del festival del Cinema Trash di Torino? Raccontaci il tuo rapporto con la "musa" del Trash; ho notato che i tuoi films vi sono spesso ricondotti.
Una generazione senza voce? Questa poi. Ho fatto parte della giuria di questo Festival per due anni e non ho mai capito cosa intendessero per trash. Alla fine si premiava con gli stessi criteri degli altri Festival, o quasi. Criteri magari un po' più liberi (hanno premiato alla prima edizione un video lunghissimo e piuttosto strampalato, che non avrebbe avuto altrimenti nessuna possibilità). Mi pare che nel trash si coinvogli un po' di tutto: la provocazione liberatoria, la scatologia, la satira politica, il cattivo gusto, la canzoncina deleteria, il fumetto porno anni '70, i gadget inutili, l'iperviolenza, la cattiva qualità d'immagine, la pessima recitazione, la commediola con le scoregge, il panico anni '50 per la bomba H, le campagne antimarijuana dell'FBI, certi tipi estrosi di vestirsi, la volgarità, i film del terrore che non fanno più paura, le imitazioni malriuscite, le parodie... la lista può continuare all'infinito. Io cosa ho a che fare con tutto questo? E soprattutto: m'interessa? Inoltre il termine è demodé. Basta parlare di trash.
Che cosa ci riservi per i prossimi tempi? hai collaborazioni particolari in corso?
Be', al momento ho poca o nessuna voglia di riprendermi le palle in mano e attacarmi al telefono. Fare video vuol dire essenzialmente questo: telefonare. Telefonare ed essere contemporaneamente: carismatici, decisi, coinvolgenti, sicuri, professionali, diligenti, dolci, rassicuranti, non invasivi, comprensivi, accomodanti e concilianti. Io non riesco a fare nessuna di queste cose, quindi il telefono scatena in me dei veri e propri attacchi di disperazione. Mi sento inadeguato e spesso piango. Ad ogni modo ho un progetto che sembrerebbe interessante, un video ad episodi in cui dovrei coinvolgere di nuovo parecchia gente. Dovrebbero esserci anche Deca e Sissy Kia di Savona, ma questo quando avranno portato a termine un lavoro in corso e avranno preso un po' di fiato. C'è tempo. Il tempo è dalla nostra parte, perché tutti in fondo di noi se ne fregano. Quindi possiamo procedere con calma. Nessuno sta aspettando con ansia il prossimo capolavoro.
contatti: grendizerz@libero.it
[vedi Collage Videokumite]