Cecilia Muzzi
Satie's Fashion Group


Nel corso del 2000 il Satie's Fashion Group di Firenze si è imposto con il film Cinephila Communis, vincendo i due principali festival fiorentini (Videolugosi e Schermi Irregolari). Ancora oggi questa piccola opera appare nelle selezioni del Cinecittà Internet Festival, e, visibile in streaming, continua a suscitare una serie di interrogativi. Parliamo di quest'opera e della vicenda del gruppo Satie's Fashion con Cecilia, specializzata nell'arte del montaggio, e collaboratrice di diversi altri progetti cinematografici fiorentini.


Assieme al Satie's Fashion Group hai lavorato ad alcuni video, tra i quali "Depress One" (spot dedicato ad una sorta di psicofarmaco che induce depressione) e "Cinephila Comunis", con il quale avete vinto alcuni festival (Videolugosi, Schermi Irregolari). Quanto è importante lavorare in gruppo anche nel caso delle produzioni più indipendenti?
Avendo realizzato cortometraggi con due gruppi di lavoro distinti, ma anche da sola, posso dire che è molto più facile lavorare in gruppo, intendo dire a livello pratico. Si hanno più risorse, più punti di vista, e tutto avviene in maniera democratica. Il problema, se tale si può definire, nasce quando si lavora con amici che si frequentano regolarmente e che finiscono per avere gli stessi input culturali, perché il rischio è di ancorarsi sullo stesso genere e di omologarsi .Avere uno proprio stile è giusto, l’importante è che non diventi uno stereotipo personale. In generale il vantaggio è che in tutto ciò che affronti non sei solo, l'inconveniente è che la tua individualità spesso è soffocata, visto che è la maggioranza che decide.

"Cinephila Communis" narra di un collezionista di ragazzi mummificati, corrispondenti ai tipi estetici del nostro immaginario (dal punkettaro al pubblicista, dal paninaro all'hippye). In una teca vuota, sul finale del video, si osserva la scritta: "Cinephila Communis". Lo sguardo del pervertito si rivolge dunque allo spettatore... ciò che sembra aver fatto breccia nel cuor delle giurie è la capacità di sintesi (il tutto è illustrato in 2 minuti circa); si può dire infatti che Cinephila "suggerisca" la vicenda più che raccontarla, e che sia la proiezione immediata di un soggetto. D'altro canto costruire una storia intorno a quest'idea renderebbe un racconto troppo grottesco e forse anche un po' demodeau. Ciò mi dà da pensare che, con tale soggetto fra le mani, non si potesse fare altro che essere sintetici.

Cinephila Communis non tratta solo dello spettatore preso in trappola in quanto "topos", figura ricorrente dei nostri tempi, quindi in un certo senso, già oggetto di parodia. Il cinefilo è lo stesso collezionista/maniaco/Killer, che come un voyeur si nutre di immagini (icone), e vive solo spiando gli altri. I veri maniaci siamo noi, l'assassino del video è solo il nostro riflesso, non a caso la scritta è sovraimpressa al suo volto. Egli è allo stesso tempo cacciatore e preda. Infatti lo spettatore chi altri è se non un morboso collezionista archivista di immagini?
Per quanto riguarda il montaggio, del quale io sono maggiore responsabile, ha un paio di difetti che la maggioranza ha voluto lasciare, e che, visto il successo ottenuto, ho lasciato anch'io. Che dire, nessuno di noi ha mai pensato di "allungare il brodo", ma qui affermo con certezza, che la scelta del corto-cortissimo non è per me definitiva, ne' è una religione. Per quel soggetto, per l'atmosfera che si voleva creare, per le inquadrature denotative e dense di simboli, per la musica che ho scelto, una durata più lunga si sarebbe rivelata eccessiva, ridondante. Durante il montaggio di Cinephila il mio motto è stato: "eliminiamo il superfluo!".

Ne "Il Realismo nell'arte” lo scrittore, battendo a macchina un racconto, sente realizzarsi i fatti che descrive. Vige un'attenzione tutta femminile per i particolari e per il montaggio; si realizza così una buona dose di suspence, per poi concluderla con un inghippo irreale e piuttosto vacuo, che getta il racconto in una dimensione fluttuante: tutto è finto, o meglio è "finto nel finto"?
L'idea è nata dal voler giocare con i suoni nel tentativo di rendere “il fuoricampo” talmente presente da farlo diventare "in campo". Il Realismo nell'arte allude sia al Realismo inteso come corrente artistica vera e propria (per es, in letteratura), sia alla realizzazione dell'immaginazione di un individuo (lo scrittore).
Il registro che volevamo usare era la Suspence, pura e totale, quindi niente sangue o cose splatter, sarebbero state fuori luogo! Il finale è aperto a più interpretazioni: di chi sono quei cadaveri? Assassini di uno stesso libro che l'autore non riesce mai a finire? Oppure per ogni libro dell'autore, l'assassino si è materializzato? Ma allora se lo scrittore sa già che apparirà realmente un killer, perché si spaventa ogni volta? Forse è lui che desidera provare terrore?
La sua perversione è quella di godere nello spaventarsi…!?
Tutto il video è stato molto curato : regia, fotografia e montaggio, e credo che questo traspaia. Certo l’audio non è perfetto ,ma considera che è stato girato e montato tutto in analogico. Senza nessuna possibilità di ritocco.
La natura stessa del montaggio analogico ci ha costretto ad una maggiore attenzione ,è noto infatti che l’analogico per sua natura, possa provocare uno sfasamento fra il taglio voluto e quello reale, in gergo si dice che “si mangia i fotogrammi”. Devo dire però che il fatto di non avere avuto a disposizione i vantaggi del digitale, è un ulteriore motivo d’orgoglio per noi.
Per questo il premio alla Regia conferito a questo cortometraggio nel 2000,dal Festival “VideoLugosi”, fu molto gratificante, perché veniva premiato tutto lo sforzo che era stato fatto nei mesi precedenti…è stato quasi come una gestazione!

Puoi raccontarci qualcosa della PreProduzione di questo cortometraggio? Quali percorsi avete seguito?

Il nostro approccio è stato il più possibile professionale. Ci siamo preparati molto bene prima di andare a girarlo. Dal soggetto allo sviluppo della sceneggiatura sono passati circa quattro mesi. Tempi quasi cinematografici! Ma è stato necessario, poiché contemporaneamente abbiamo realizzato uno storyboard preciso di tutto il corto. Quando si lavora in Low Budget è fondamentale essere preparati molto bene, per ottimizzare i tempi e i costi. Inoltre gli imprevisti purtroppo ci sono sempre, così come può arrivarti una buonissima intuizione proprio mentre sei sul set, ma se non sei preparato né agli inconvenienti, né alle felici improvvisazioni, ti trovi nei guai ,e i risultati poi, nel bene e nel male, si vedono sempre !
Ci vuole sempre un buon coordinamento fra i vari reparti e una buona base di conoscenza tecnica. Come puoi esprimerti se non conosci le possibilità dei tuoi mezzi? Io non riesco a scindere l’essere regista, montatrice e persona che viene dallo studio e dall'analisi del Cinema. Tecnica e teoria dovrebbero compensarsi. Invece ti assicuro che non tutti la pensano così, la tecnica da alcuni è considerata una cosa inferiore, e i tecnici (scenografi, dir. fotografia etc) dei semplici operai. Poi però certi esiti disastrosi, rivelano questa mancanza di professionalità.
Il Cinema per me, è tutto quello che non si può dire a parole, un’emozione che i sensi trasmettono al cervello: quindi ci vuole estrema sensibilità ,ma anche preparazione teorica e pratica, per poter veicolare con le immagini giuste, le emozioni che vuoi trasmettere.

Il tuo ultimo lavoro "Paesaggi" è assai diverso dai precedenti, e lo potremmo definire "videoart" o comunque è legato alla bodyart. Sfrutti le sinuosità di due corpi (donna e uomo) per alludere alle dune del deserto e ad una celata fascinazione erotica.
Paesaggi nasce da una sfida o da una ricerca se preferisci. Nasce dalla voglia di rendere tramite le immagini, la musica, il montaggio e la fotografia, la sensualità.
La sensualità è una sensazione a metà tra l'amore ed il sesso, è un desiderio che non necessariamente sfocia nel contatto fisico, anzi spesso si consuma attraverso altri sensi (la vista e l'udito). E' una sfumatura, e come tale è molto difficile da realizzare, perchè sfuggente.
Si trattava di muoversi su una lama di rasoio, senza cadere nella volgarità o nella carnalità. Volevo dare allo spetattore un emozione immediata e riconoscibile, ma per far ciò doveva essere universale ed impersonale. Questo è il motivo per cui ho escluso a priori i volti, perchè volevo che tutti potessero immedesimarsi.
L'altro imput mi è stato dato da un viaggio in Marocco che ho fatto due anni fa, per me il deserto, la musica araba, il popolo berbero, richiamano ad istinti primari. Trovarsi nel Sahara è come stimolare al massimo i cinque snsi: i colori di quei paesaggi, gli odori, delle spezie, il sale e il calore sulla pelle...
Ci tengo a ringraziare i due attori: Marco Masotti (scuola di cinema Immagina) e Costanza Giustini (di Chille de la Balanza).

Operatrice di montaggio, segretaria di edizione, ottimizzatrice: che significa essere donna in un mondo come quello del cinema, ancora così "maschilizzato"e sempre più tecnologico? Come ti piacerebbe, insomma, indirizzare la tua evoluzione nel campo della videocinematografia?
Non riesco a scindere il mio essere donna, regista, montatrice, che lavora in un mondo di uomini e che veine comunque dallo studio e dall'analisi del cinema, riuscendo a "chiapparci" anche con la tecnica. Tecnica e teoria dovrebbero compensarsi, come puoi esprimenrti se non conosci le possibilità dei due mezzi? Invece ti assicuro che nel mondo del cinema, a livelli medi intendo, la tecnica è considerata una cosa "bassa", per operai. Tutto ciò è molto triste. Così com'è triste trovare gente che ragiona per luoghi comuni. sei donna quindi sei come quelle attricette che dovrebbero dare via il...per fare far cariera. Oppure sei donna , e quindi non puoi capirne di tecnica fino infondo.
Il fatto è che io ho dimostrato di capirci (in ogni caso non si finisce mai di imparare), e non sono neanche una ragazzina che vuol fare l'attrice. Io sono invece un personaggio spesso non classificabile o collocabile. In ogni caso è più dura per una donna, il maschilismo è ovunque, così come la competizione e l'invidia, perciò se per un uomo sopravvivere in quell'ambiente e rendersi credibile è dura, per una donna lo è il doppio.
Devo dire però che è anche una questione anagrafica: le nuove generazioni (dai 35 anni in giù) sono migliori in questo senso.
Poi, sono spesso tutte provocazioni! basti pensare che il cinema italiano non sarebbe stato lo stesso senza Suso Cecchi D'Amico (sceneggiatrice per Visconti e per Monicelli), Pieraccioni non avrebbe fatto niente senza Rita Susic, Moretti senza il montaggio di E. Calabria avrebbe fatto un altro film, peggiore sicuramente: non so se avete presente il modo in cui è riuscita a rendere l'ineluttabilità del destino, il presagio nefasto, tramite il montaggio serrato alternato, pochi attimi prima della tragedia.
Il cinema è soprattutto questo, tutto quello che non si può dire o scrivere è un emozione che i sensi trasmettono al cervello, quindi è sensibilità. E di sensibilità, le donne ne hanno anche troppa!


contatti: muzzicecilia@libero.it

torna all'intro

>scrivici