
Con piacere ho rintracciato ed intervistato Antonio Meucci, approfittandone anche per scambiare i miei video con i suoi; ahimé, non l'ho mai incontrato di persona nonostante si sia vissuti a lungo nella stessa città, Firenze. La cosa interessante e significativa, è che tutti i conoscenti comuni mi hanno parlato di Antonio come un personaggio appacificante e catartico, mentre in genere tra noi autori siamo sempre pronti a lanciar frecciatine o darci addosso. Se tutta questa sua magia è la stessa che ha saputo trasporre nei video, allora auspico non solo di vedere presto sue nuove opere ma anche di trovarvi gli elementi per una intuizione ulteriore, a proposito del nostro "amore" per telecamere e videoregistratori. E magari anche finalmente incontrarlo!
Hai frequentato una scuola di cinema, il Laboratorio Immagina di Giuseppe Ferlito a Firenze, chiarendo però la tua posizione autoriale, a tratti videoartistica e scarsamente narrativa. Narraci questa tua prima esperienza. Sei sicuramente uno dei "frutti" più maturi di quel Laboratorio ma al contempo sei forse il più anomalo ed etereo.
Ho frequentato la scuola di Giuseppe Ferlito nel 1994. Sono andato lì dopo aver girato una storia di 20 minuti in VHS. In quel mio primo tentativo non c'era niente di riuscito, nemmeno la grafica dei titoli corrispondeva a come me li ero immaginati. Mi ci voleva un ABC orale, dettato da chi ne sapeva più di me. Così mi sono iscritto alla scuola IMMAGINA (a quei tempi non si chiamava ancora così). Mi rendevo conto che tante nozioni le avrei potute ritrovare anche sui libri, ma si sa, leggendo vengono in mente anche tante domande. Il vantaggio del corso di regia era proprio quello: qualcuno mi poteva rispondere. Di quel corso sono rimasto in contatto con Massimiliano Mauceri e Manfredi Urbini, forse gli unici, insieme a me, ad ever continuato questa strana avventura professionale. Ricordo che mi aiutarono molto durante le riprese del mio corto per il saggio finale. Trans mi parve enormemente superiore al precedente in VHS, e capii che coltivando concetti vicini alla video-arte resi però fruibili da una drammaturgia, si potevano inventare tante belle storie. Ne ho scritte tante che con il tempo ho deciso di raggruppare. Il primo gruppo di quattro, il secondo gruppo di 29. Per il momento ho realizzato solo il primo, Quadrilogia del moto verticale. Ho sempre pensato a queste storie, come se fossero dei proverbi, degli aforismi illustrati da fotografie molto sintetiche. Il passo a trasformarli in cortometraggi, in fotografie animate è sempre il momento in cui sento svendersi il mio lavoro, abbassarsi di qualità. Però se voglio continuare a fare il regista e non il poeta o il fotografo, così devo fare!I tuoi video sono caratterizzati da questa dimensione sintetica, dove facilmente i gesti divengono simboli e spontaneamente le vicende si concludono alludendo ad altre spirali, tramite finali liberi e sospesi. Ma qual è l'autentico filo conduttore di Quadrilogia del moto Verticale?
Ho individuato in queste quattro storie due fasi: la fase della normalità, della consuetudine e la fase dell'imprevedibile, della sorpresa. In ogni singola storia, il momento che segna il passaggio da una fase all'altra è scandito appunto da un movimento verticale. In Trans per esempio cade dell'inchiostro, in Opera al Rosso emergono dei colori dal fondale del mare. Così ne L'inizio di una via i segnali luminosi del semaforo si accendono e si spengono uno sotto l'altro, ne L'enigma della mia settimana ci si allontana perpendicolarmente dalle sette strisce fotografiche orizzontali. Questi quattro movimenti verticali concludono ciascun episodio con un evento sorpresa: un bambino al posto di un vecchio (Trans), l'immagine dei pesci si combina autonomamente sulla superficie dell'acqua (Opera al Rosso), il semaforo diventa blu (L'inizio di una via), alcune fotografie contenute nelle sette strisce danno vita ad un ulteriore sequenza animata (L'enigma della mia settimana). Sinceramente non mi sono sforzato più di tanto nel trovare altre analogie tra i quattro episodi, altri fili conduttori. Penso che mi sia sufficiente questo. Ho poi preferito chiamare il lavoro Quadrilogia e non Tetralogia perché "quadrilogia" mi ricorda di più la parola "quadro", quindi la pittura e lo schermo cinematografico o televisivo.Esiste una componente alchemica nelle tue creazioni, una trattazione delle immagini e dei personaggi protesa ad un loro "raffinamento" ideale?
A livello conscio solo in Opera al Rosso. Riporto qui sotto dei passi tratti da un libro di René Guenon: (…) Nella frase from square to arch, si ritrova l'opposizione tra le figure quadrate e le figure circolari, si tratta di un passaggio dall'ambito dei piccoli misteri a quello dei grandi misteri detti appunto opera al rosso (…). L'acquario di Opera al Rosso sottintende al quadrato / l'ambiente marino al cerchio. (…) Ciò che è dissipazione sotto il profilo della sostanza, è una condensazione sotto il profilo dell'essenza (…). In Opera al Rosso i colori svaniscono dalla tela / si ricombinano in superficie.Hai mai girato una fiction - nel senso classico del termine - ?
No, ma mi accingo a farlo con il mio prossimo film, Avventure a bassa velocità. Ho una voglia matta di dirigere degli attori, e penso di essere maturo per farlo. In tutti i miei short film gli attori non hanno mai avuto battute, è un paradosso, ma penso che proprio questo mi abbia insegnato tantissimo. Sarò cattivissimo sul set, un implacabile, monarca assoluto!Dal tuo sito internet e dalla tua voce apprendo dell'attività di documentarista e di autore di videoclip. Esiste un analogia tra la ricerca "verticale" dei tuoi films e l'esplorazione "orizzontale" tipica dell'animosità documentaristica? Sarei curioso di vedere un tuo documentario.
In questo momento della mia produzione, c'è molto più "verticale" nei documentari che non nei videoclip. Nel videoclip si deve sempre fare i conti con le esigenze del gruppo o del cantante. Di solito loro hanno già un'idea di quali immagini mettere sulla musica e conseguentemente il lavoro che si fa è un compromesso. Solo un compromesso. I documentari che ho realizzato invece sono le cose di cui vado più fiero, mi sembrano quasi una prova generale per i futuri films. Il documentario è una pratica filmica un po' sottovalutata, ma in realtà offre tantissime possibilità di sperimentazione visiva. Forse è un territorio più vergine di quello del videoclip, molto spesso ormai vincolato a dei cliché.Raccontaci della collaborazione con il Videolab e la partecipazione al Videominuto, che ti ha visto vincente nel 1999.
Io e Luca Ballini (Videolab) ci conosciamo dal 1997. Oltre ad un rapporto professionale c'è un rapporto di amicizia. Penso sia impossibile non diventare amico di Luca, è una persona molto paziente e si sa, con i registi di pazienza ce ne vuole sempre tanta. Partecipai a Videominuto perché avevo comprato una cinepresa Super8 professionale e per provarla, io e Simona Toninelli (coautrice di Saluti da), decidemmo di impressionare un po' di pellicola. Fu destino che quella prova ci regalò il primo premio.Ho notato che i tuoi video sono stati moto proiettati ad esempio a Firenze e che la tua opera è abbastanza nota nell'ambiente; che ci riservi per i tempi a venire?
Penso che ormai la gente mi odierà a Firenze. I miei video sono stati proiettati in tutte le salse! Molti pensano che siano le uniche cose che ho realizzato, ma in realtà non è così. Ho diretto anche videoclip, documentari e spot pubblicitari che però fuori dallo schermo televisivo hanno poca possibilità di essere visti. Il 31 dicembre 2001, presenterò su due schermi, nella città di Pisa, due nuovi lavori molto vicini alla video-arte. Li ha scritti mio fratello. E' la prima volta che collaboro con lui. Ho poi in cantiere un documentario su tre artisti dell'ex-jugoslavia che lavorano in Italia, Ex-Jugoslavia shots Italy. Successivamente realizzerò un gruppo di ventinove shortfilms brevissimi dal titolo: 29 philms bisestili. Non so ancora se li girerò in super8 o in digitale. Penso che siano dei lavori molto maturi, brevissimi, ma intensi. Nel frattempo sto cercando una produzione per il mio film lungometraggio, Avventure a bassa velocità. E' una storia che vi terrà appiccicati alle poltrone, ve lo prometto!contatti: meucci.antonio@libero.it
http://digilander.iol.it/antoniomeucci
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