
Finalmente una premessa non un festival (Mestre, Teatro del Parco, 1999 - 2000)
Quello sopra non è un titolo di preambolo ad una recensione entusiastica, ma è proprio il nome di una rassegna i cui organizzatori affermarono appunto di non avere intenzioni festivaliere, localizzandosi invece come "premessa"; cioè, credo, in un senso programmatico di ricerca appassionata, consapevole e competente. Quest'anno è rimasto il nome "Finalmente", un nome particolare, che testimonia la verve degli organizzatori, attivi in senso videoartistico come Interno3 e Laboratorio da diversi anni. Riporto a seguito un brano dal bando di questa edizione, ed un breve scambio di battute con Manuel Frara, realizzato via e-mail.
(…) nessun tipo di tesseramento verrà richiesto. Nessuna tassa di iscrizione. FINALMENTE non vuole essere un concorso, è una premessa per sondare e portare alla luce la ricerca video italiana contemporanea. FINALMENTE è una rassegna voluta da chi ama e lavora con il video. L'idea che ogni videoartista possa riuscire a promuovere dei momenti divisione, ed in qualche modo d'incontro, ci trova piacevolmente concordi. Poter fare circolare materiali al di fuori dei circuiti convenzionali, senza necessariamente proporli in luoghi alternativi, ci sembra quanto mai necessario. LABORATORIO è una associazione molto piccola, composta da 4 persone di cui 3 sono Interno 3 Immagini Indipendenti. Cioè una sottostruttura che opera la videoart secondo un progetto abbastanza meticoloso. Il nostro intento è quello di promuovere delle serate, in questo caso 2, dove il video possa ritrovare la sua forma originale. Coinvolgendo quindi chi opera con questo media e confrontando le esperienze in fase di formazione. "In che modo la videoart procede in relazione alle nuove tecnologie, non ultima la trasmissione digitale di canali tematici. Quale può essere il paragone con le nuove estetiche televisive." I quesiti alla base del progetto dovrebbero essere questi anche se crediamo che FINALMENTE ha ragione di esistere perché è fatto da chi si occupa di immagine e suono. Probabilmente i lavori verranno inseriti in un contenitore che vedrà la proiezione di un discreto numero di tapes di Gary Hill. "Primarily Speaking", "Incidence of Catastrophe", "Mediations", "Come on Petunia" alcuni titoli. Vogliamo infine evidenziare la scelta di inserire nella programmazione più di un lavoro per giovane video artista, per meglio comprenderne il percorso e le motivazioni che il lavoro d'ognuno hanno generato. Scadenza per questa edizione: 22 maggio 2000 LABORATORIO - VIA BRENDOLE 125 - 30171 VENEZIA MESTRE e_mail: in3@libero.it
Riassumimi la storia di Interno 3. La vostra attività è caratterizzata da scelte particolari?
In breve. Interno 3 era il nome dell'appartamento dove vivevo quando studiavo all'Accademia di Belle Arti di Venezia. In qualche modo quell'appartamento ha generato il mio interesse per il video. Iniziai ad investire sui macchinari, anziché spendere del denaro per il noleggio. Partii da una semplice video 8, montando praticamente in macchina e riversando poi su vhs mono. L'audio lo inserivo a mano usando le uscite RCA di un deck mezzo sfasciato. Poi il primo computer per l'audio, il primo semplice sistema di montaggio lineare; poi una scatoletta che mi permetteva di escludere il segnale di crominanza e fare del bianco e nero. Imparai ad assemblare computer e su quella prima macchina iniziò un upgrade costante che portò all'acquisto della prima scheda di acquisizione video. Ora i computer sono tre, ci sono sinth e campionatori, sistemi di archiviazione in digitale, una buona scheda di acquisizione in qualità Beta, ecc. I quattrini che avrei speso per i noleggi e la post produzione sono invece serviti per costruirmi la possibilità di lavorare quando voglio, su sistemi personalizzati. Finita l'Accademia trovammo uno spazio industriale a Mestre, un ex-capannonne di 200 mq. che diventò l'Associazione Culturale per la Comunicazione e l'Arte Contemporanea LABORATORIO. In realtà una piccola struttura che ci permetteva e ci permette di giostrarci piccoli contributi e lavori, anche attraverso la P. IVA. Ora quell'Associazione si è snellita ancor maggiormente ma continua le sue attività di offerta culturale, ma con molta meno frequenza. Lo spazio industriale di via Giustizia si è trasformato in una cascina nella campagna adiacente Mestre, con investimenti maggiori ma con potenzialità altrettanto importanti., all'interno delle più generiche applicazioni digitali dedicate all'"immagine più suono".Nel video promozionale di "Finalmente una premessa non un festival… ", ad una dimensione solare e fredda si subpone una dimensione ctonia e calda caratterizzata in particolare dalle ombre delle icone superiori, qualcosa come loro impronte originarie. Che ruolo ha a vostro avviso la consapevolezza e sublimazione del dualismo tra Io e inconscio in un arte onirica e bidimensionale come è spesso quella del "video"?
Più o meno questo duale venne utilizzato soprattutto in passato, come escamotage narrativo. In origine, dal portpac della sony, la videocamera è stata usata come strumento di utilizzo intimo. La possibilità di un mezzo snello, utilizzabile senza necessariamente avere una troupe, ha sviluppato delle modalità narrative molto simili al diario. Molto video è purtroppo oggi uguale a se stesso. Sarebbe necessario sviluppare altre modalità e uscire dai contenuti intimisti per ottenere una visione oggettiva delle cose. Dobbiamo avvicinarci alla nuova estetica digitale. Le immagini saranno sempre meno "manuali". Il "Promo" rispetto a ciò si pone come un giocattolo. Una specie di pillola di benessere. Un aspetto della video-ricerca imprescindibile a mio avviso è come il supporto audio visivo si avvicini molto di più alla musica elettronica che non al cinema. Ogni video può essere pensato come un pezzo a sé ma che si inserisce anche in un concept più ampio. L'approccio al video dovrebbe essere questo. Così facendo la ricerca riuscirebbe ad assumere uno spessore decisivo ed adeguato alla contemporaneità. Materiali così gestiti li si può trovare nelle prime idee di Alfonso Florio o negli ultimi lavori di Federico Bucalossi più che in Marco Bragaglia o nei lavori di Sara Rossi.Il vostro rapporto con il pop.
Il pop è sostanzialmente ed idealmente Andy Warhol. Warhol fù abile imprenditore ma anche genio ludico del cinema. Molti dei suoi film anticiparono e conclusero idee che oggi vediamo premiate, anche con dei leoni d'oro.
Che consigli dai a chi subisce ancora da poco quella forma di possessione da telecamera che istiga alla creazione cine-video?
La telecamera è importante almeno quanto la fase di post produzione. Oggi per essere minimamente competitivi è indispensabile conoscere i sistemi di montaggio offerti dal nle (non linear editing). Penso ai videoclip di Chris Cunningam, alla musica di Aphex Twin, al lavoro video di Gary Hill. Sono esempi su come sia meglio conoscere in dettaglio la linea di produzione. Cioè avere la piena padronanza del linguaggio tecnologico attraverso l'abbattimento dei limiti tecnici.Pensi che la "videoarte" dovrebbe essere ulteriormente valorizzata, specie in ambito mass media?
Potrebbe essere che attraverso il satellite, cioè le tv a pagamento, ci possano anche stare dei network dedicati. Qualcosa accade su RaiSatArt, oppure su KrismaTv. Da qualche tempo grazie alla giovane e promettente critica Fabiola Naldi, il network Match Music Television propone, il venerdì, video artisti giovani. Per ora è un tentativo. I media e più nello specifico la televisione difficilmente pagano la messa in onda. Vivono sul desiderio di visibiltà che possono offrire, sul sensazionalismo da personaggio. Con Maurizio Arceri e Cristina Moser, quelli di SatSat su Rai3 per capirci, e prodotti da Fabrica di Oliviero Toscani, progettammo un network, basato sul lay out di Colors, che potesse avere a che fare con la "vera" televisone. Non andò bene. Così come il tentativo Fabrica Tv, in onda su TMC lo scorso anno. Certo che i vari Blob e derivati, mera copia del cut up di Grifi o dello scratch-video degli inglesi Gorilla Tapes, sono poco o nulla efficaci per fare in modo che cresca un reale interesse per la sperimentazione televisiva. Cosa in passato accaduta invece con le intelligenti operazioni di Carmelo Bene.Immagino sarai stato alla biennale di Venezia. C'è qualcosa che hai ritenuto particolarmente valido?
L'ultima Biennale ha visto il trionfo del DVD. Finalmente allestimenti a multivisione hanno potuto essere fruiti senza scarti di fuori sinc dovuti dalla riproduzione a nastro. Pensare un'installazione a più segnali video che compenetrino fra loro dialogando, risulterebbe molto complessa utilizzando i normali sistemi di riproduzione a nastro magnetico. Ai limiti del possibile è produrre un lavoro come quello di Douglas Gordon su tale supporto. In breve: sono due schermi uno di fronte all'altro che ripetono la scena cult di Taxi Driver dove il De Niro parla a sé davanti allo specchio ripetendo "ehi, dici a me?". Praticamente De Niro si domanda e si risponde, da una proiezione all'altra, in un gioco che deve andare fuori sinc di 3 frames ogni battuta. Questi 3 frames fanno in modo che la multivisione parta in sincrono per smarrirsi e, secondo un sistema di addizione ellittica, ritorni in sincrono. L'analogico, con tempi di scorrimento differenti, con durate del nastro non uguali, non avrebbe mai permesso tutto ciò. Orripilante e vergognosa la presenza delle videoartiste italiane. Per prima Grazia Toderi. Valutazione sul mercato: circa 10-15 milioni. per copia Beta, su multiplo tipo 1 di 5. Con la Toderi si ritorna drammaticamente nell'onirico e nella fantasia. Aspetti di una patologia da cupola, riconosciuta e premiata, che stressa dagli ani '80 la ricerca contemporanea italiana. Non riesce ad emergere nemmeno il business, come accade quotidianamente invece a Londra attraverso la Saatchi Gallery. L'idea è che la critica a tutt'oggi non è preparata per gestire e riuscire a leggere le fenomenologie della ricerca contemporanea. Non credo che il messaggio o la forma classica autoriale sia oggi necessaria. Alla nuova Tate Gallery londinese si assiste ad una esposizione ad alto budget dedicata alla quotidianità. Cioè, ogni artista invitato reagisce attraverso l'opera il suo rapporto, non necessariamente conflittuale, con la vita di tutti i giorni. Per l'Italia la presenza di spicco è quella di Morandi, il pittore delle nature morte per intenderci, questa cosa chiarifica su come viene gestita e promossa e riconosciuta l'arte italiana contemporanea.
[immagini: la casa colonica adibita a sede del Laboratorio]
in3libero.it
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