
HORRORMAKER
La violenza e il sangue nel cinema indipendente
Il cinema dell'orrore ha mietuto decine di vittime tra gli adolescenti, che con una telecamera in mano hanno cercato di riportare il sangue in primo piano. I corti d'ispirazione horror non si possono assolutamente contare e costituiscono una bella fetta della produzione italiana, anche oggi, anche ora che gli slasher movies degli anni '80 sono lontani e che i fasti di Dario Argento e delle pellicole gore estreme degli anni '70 sono ormai solo più un ricordo.
Quest'articolo costituisce una rassegna di vari lavori, che non vuole (non potendolo) essere esaustiva. M'interessa utilizzare i materiali che ho accumulato per un tipo di analisi più profonda. Forse vi stupirete del fatto che quest'articolo prenda così sul serio gli squartamenti di bassa macelleria e di pessima qualità cinematografica che vengono propinati allo spettatore. Questi video generalmente vogliono essere in fondo ironici o addirittura comici, riuscendoci spesso solo in parte. Il mio approccio sarà invece rigorosamente critico, farò a fette questa produzione spesso infima trattandola con lo stesso rispetto che merita il cinema che vi affittate da blockbuster, e vi spiegherò anche il perché quest'analisi è tutt'altro che superflua, se avrete la pazienza di seguirmi.
Essendo io stesso un videomaker, ed essendo stato spesso vicino agli autori che citerò (alcuni li conosco di persona), non farò nessun tentativo di nascondere le mie simpatie o antipatie. E' bello giocare a carte scoperte e non separare una riflessione critica dai propri vissuti personali, simulandosi oggettivi. Io ho i miei riferimenti teorici e li utilizzo rendendoli trasparenti. Ho anche i miei sentimenti e i miei gusti, e anche quelli li metto in primo piano, in modo aperto e franco. Detto questo possiamo darci alla pazza gioia.
MY LOVELY BURNT BROTHER: il sangue inizia a scorrere.
Mi sembra giusto iniziare con questo film, che è sicuramente stato il tentativo più eclatante di accostarsi al cinema di genere attraverso una produzione indipendente. Si tratta per l'appunto di un film gore travestito da commedia goliardica. Tutta la cura è stata investita negli effetti speciali e nella quantità e qualità di sangue sparso (un vermifugo davvero credibile, il miglior sangue comparso in un film indipendente). Trattasi di film e non di video, essendo stato girato in 16mm. MY LOVELY gode di qualche fama nell'ambiente underground e tra gli intrippati di pellicole oscure e bizzarre. Non manca nelle liste di collezionisti di queste cose (tra cui la mia). MY LOVELY parla di una segretaria di uno studio dentistico che si vendica delle umiliazioni subite da parte della clientela scatenando la follia omicida del fratello, che comanda iniettandogli in vena un mix obbrobrioso di piscio, vomito ed eroina. Sulla scia di sangue lasciata dal fratello ustionato (che si copre il volto con un cappuccio stile KKK) c'è una poliziotta che nei momenti di depressione prende la chitarra elettrica e suona con i Sick Roses, gruppo garage attivo al tempo (non erano nemmeno malaccio, se vi piace il genere. A me fa schifo).
Il film è curioso anche perché all'interno si agitano tutta una serie di figure "storiche", per lo meno a Torino: da Mefi, autore di Pornozilla e pioniere del fandom in Italia a Giovanni Arduino e Giovanni Del Ponte (ora entrambi scrittori). Conoscendoli di persona e vedendoli così giovani non si può che essere benevoli, anche se MY LOVELY riflette un disimpegno d'intelligenza totale. Vive di autentico entusiasmo, a cui non v'è stato seguito per un crollo di fiducia nei mezzi limitati che una produzione indipendente può offrire. E' insomma proprio un riflesso del tempo, e non si respira l'aria cupa e paranoide che invece appesterà le produzioni di cui ci accingiamo a parlare.
FABIO SALERNO: cinema o morte.
Gli allora ragazzi di My Lovely volevano il cinema. Non li sfiorava nemmeno la possibilità di esprimersi in un ambito creativo fuori dai flussi della distribuzione ufficiale. Si sono accinti a quest'impresa con spirito volenteroso ed entusiasta, ma poi hanno anche capito che conveniva lasciar perdere e si sono dedicati ad altro, lasciando il sogno del cinema nel cassetto. In qualche modo sono riusciti, chi più chi meno, a farsi una strada. La stessa fortuna non l'ha avuta Fabio Salerno, che probabilmente era partito con i loro stessi scopi. Emulo dei suoi registi preferiti, si direbbe specialmente Fulci e Argento, Salerno ha lavorato in pellicola e ha lavorato egregiamente. Ha sfornato una serie di cortometraggi deliranti, ottenendo anche qualche riscontro. Era ben conosciuto nel fandom e i suoi film non mancavano in nessuna collezione. Lui non ci ha mai guadagnato nulla, però. Il suo tentativo di uscire dalla virtualità dell'indipendenza coatta è stato fatto con un lungometraggio intitolato NOTTE PROFONDA, che doveva essere distribuito nel mercato video. Le cose sono andate storte. La sua ultima collaborazione è al film di Federico Galanetto, Cybergothic, in cui Fabio si occupava della fotografia. Il film non è mai stato concluso, e da quel poco che è stato messo insieme sembrerebbe incredibilmente ingenuo e pretenzioso. Fabio si è suicidato lasciando la scena orfana e Galanetto senza direttore della fotografia. Ho i suoi film girati in super8. Erano ingenui e infantili. Avevano qualche bella musica originale e spesso degli effetti speciali ben riusciti, ma soffrivano di una creatività troppo emulativa, che non riusciva ad emanciparsi da modelli irraggiungibili. Ora mi piacerebbe rivederli per poter magari cambiare parere, ma non ne ho il coraggio. Ho paura di sentire nella colonna sonora e di vedere tra le immagini una richiesta d'aiuto alla quale ormai è impossibile rispondere.
SCHAAS: il sangue per il sangue.
Andreas Schaas non è certo italiano, ma tedesco. Non sta qui perché i suoi ultimi lavori sono stati realizzati in Italia. Sta qui perché rappresenta qualcosa. Schaas è un incapace. Non ho visto i suoi film più recenti, che mi dicono più professionali e curati. In fondo se sono più professionali e curati che interesse possono avere? I suoi primi video, quelli sì che sono una bomba. Violent Shit e Zombi '90, per intenderci. Nessuna trama, qualità d'immagine zero, odiosissimi controluce, nessun gusto per l'inquadratura, movimenti di camera spastici, messa a fuoco sull'automatico, colonna sonora ai confini del rumore, attori che non manifestano emozioni nemmeno quando vengono squartati. Ogni tanto ridono. La prima scena di nudo di Schaas (in Violent Shit2) vede per protagonista una modella dall'espressione decisamente disgustata. Eppure Schaas ha fatto strada a modo suo, forse a furia di rompere i coglioni. Il sangue per il sangue è stata una piccola ricetta di successo, insieme all'appiattimento di ogni creatività, di ogni fantasia. Schaas confeziona video ripetitivi fino all'ossessione compulsiva. Rotoli di budella, interiora varie e fiumi di sangue sono i suoi unici ingredienti. Persa ogni remora Schaas ha iniziato ad attaccare con violenza le zone genitali maschili e femminili: capezzoli estirpati, ganci appesi ai testicoli, ragazze squarciate in due dalla vagina, eccetera. La brutalità delle sue creazioni sembrerebbe ammorbidita dallo spirito pressapochistico delle sue produzioni, che destano l'ilarità anche del pubblico meno esigente. Schaas può essere letto in chiave comica, ma io faccio fatica. I suoi film mi deprimono moltissimo, molto più di quelli di Buttgereit, in cui almeno si riesce a giocare un pochino con la morte prima che la tenebra inghiotta tutto. Il cinema dell'orrore è frequentato in prevalenza da persone che trovano qualcosa nella vista del sangue. E' per questo che sto scrivendo questo articolo, per capire cosa c'è dietro l'immagine del sangue e della morte. Per capire come mai esistano video come quelli di Schaas, privi di qualsiasi merito e di qualsiasi qualità. Non mi accontento della spiegazione che l'horror è liberatorio. Liberatorio da cosa? Non mi basta sentirmi dire che l'horror è una sorta di esorcismo. Voglio sapere cosa stiamo esorcizzando.
Ma nessuna risposta è possibile attraverso i video spazzatura di Schaas (mentre invece Buttgereit offre degli spiragli, qualche risposta). Nessuna risposta è possibile perché probabilmente nemmeno lui si pone la domanda. Eppure è curioso non porre a se stessi una domanda del genere: come mai ci divertiamo a vedere la simulazione di una morte atroce?Giovanni Polesello
(fine prima parte)