intervista
Coniglio Viola


Coniglio Viola, nato dall'incrocio tra Fabric’e Coniglio e Andrea raViola, è sempre più attivo e presente nel sottobosco web/videoart italiano, dove, riproducendosi con costanza e vitalità, ha collezionato numerosi consensi. Quale pensate sia il…segreto del vostro successo?
La purezza. Essere “artisti” (?) nasce per noi da una necessità congenita (e anche imprevista), non dall’esigenza di trovare un impiego!

A situazioni audiovisive abbastanza pure e minimali, si alternano momenti di contaminazione estetica più complessa, dove sperimentazioni webart e surrealismo “tradizionale” s'intrecciano tra loro. Se da un lato accennate alla genesi di “mondi” (con spunti addirittura narrativi), dall’altro mettete in discussione i fondamenti stessi della percezione dell’opera. C’è qualcosa di “paradossale” nella “dimensione riproduttiva” del Coniglio Viola?
Ovviamente, tesoro.

La vostra proposta estetica non sembra prescindere dalla realizzazione di sorta di icone dai tratti più o meno favolistici, che si muovono in uno spazio bidimensionale, e che forse, proprio alla quasi assenza di un 3d design, devono parte del loro fascino onirico. E’ una scelta, quella di dedicarsi in modo così speciale alla spazialità bidimensionale?
E’ una scelta compiuta alcuni anni fa. A dire il vero ci siamo avvicinati anche al 3D per un breve periodo e più che altro per un’ansia di sperimentazione tecnologica che, credo, sia comune a tutti coloro che adoperano il mezzo digitale.
Ce ne siamo però subito discostati più che altro perché non saremmo stati tecnicamente in grado di dare a eventuali lavori 3D la stessa espressività che riuscivamo a ottenere con i video bidimensionali. Un progetto come Dis.soluzioni, il nostro primo ciclo di videoclip realizzati per i Modho (www.modho.it) , nasceva proprio con l’intento di sperimentare il fascino del “cinema” come pura immagine in movimento in un periodo in cui la moda del 3D era dilagante e fastidiosa. Ora, a distanza di pochi anni, ecco che vediamo avverarsi la nostra previsione estetica: tutti adorano lo stop motion e se ci sono video in 3D si cerca abilmente di camuffarli.

Le opere di Coniglio Viola sono fruibili in modi diversi, e a diversi livelli. Lo spettatore più intellettuale, noterà evidenti rimandi ed una certa cultura estetica. Lo spettatore “popolare”, si lascerà suggestionare dagli elementi più giocosi, e dai contatti con l’immaginario infantile. Era vostra intenzione avvicinarsi a diversi tipi di pubblico?
Certamente. E’ la nostra più grande soddisfazione. Il nostro primo esperimento net.art, La Meditazione di Yolanda (www.yolanda.coniglioviola.com), venne conosciuto e apprezzato dal grande pubblico molto prima che dagli addetti ai lavori che solo a distanza di due-tre anni dalla pubblicazione hanno iniziato a richiedercelo per varie mostre d’arte. Quello rimane secondo noi il nostro lavoro più emblematico.
Tutti i nostri lavori hanno una forte valenza pop-olare, piacciono, divertono e coinvolgono il pubblico. Così però è sempre stato per l’arte! Solo in tempi relativamente recenti l’arte ha avuto il bisogno di diventare qualcosa di distintivo. Questa era la risposta degli artisti alla rivoluzione industriale. Ormai quest’epoca è superata. Alle mostre d’arte contemporanea trovi ancora, e per lo più, opere che parlano solo ai collezionisti o alle élite degli appassionati… ma questo non è più contemporaneo!

Nel vostro manifesto parlate dell’indispensabilità di “metafore forti che trasformino il messaggio in immagine”. Certo, l’idea del/di un Coniglio Viola, in sé, rappresenta bene quest’idea. Ma, in tempi recenti e remoti si sono annotati molti altri casi di presenze orecchiute/tetre/iconiche/ironiche. Penso al cinema americano, ai cortometraggi, ai cartoons, ai fumetti, e a certa narrativa. Si potrebbe, forse, delineare un iconografismo particolare di queste figure, che farebbe risultare, il vostro operato, un po’ meno originale di come lo si percepisce ad un primo acchito. Come ve la vivete?
La viviamo serenamente. Se fossimo soli saremmo più originali ma anche più deboli. Invece abbiamo qualcuno con cui dialogare.

Qual'è la genesi tipica di una vostra opera? essendo in due, probabilmente vi spartirete i compiti. Oppure, il vostro stile nasce da un alchimia che vi vede compartecipi in ogni fase creativa?
C’è una spartizione naturale dei compiti… che deriva dai nostri due caratteri, talenti e predisposizioni che sono quasi antitetici e che tuttavia si completano abbastanza felicemente, non senza frequenti invasioni di campo. Parafrasando ConiglioViola diciamo che il Coniglio (Fabric’e) dà la forma e il Viola (Andrea) il colore.

Coniglio e Viola, oltre ad aver avviato un discorso estetico efficace, risultano anche dei buoni comunicatori, ad esempio con una certa presenza su web (un ottimo sito) e con la realizzazione di v-j set. Come declinate il vostro stile, per certi versi algido, alla dimensione live?
Non trovo per nulla algido il nostro stile! Anzi considera che se abbiamo iniziato a dire qualcosa sul web è perché agli inizi del decennio imperava uno stile assai freddino: i web-designers erano ansiosi di dimostrare la loro bravura semplicemente affidandosi ai virtuosismi tecnici resi possibili dai nuovi programmi. Noi siamo stati trai primi a concepire e rappresentare il web come spazio abitabile, familiare e “diverso” al tempo stesso: un’intuizione che ormai è di dominio collettivo nella nuova generazione di web creators. Anche per questo, forse, abbiamo sentito sempre più l’esigenza di presentarci in carne ed ossa. Il vjing, benchè sia un’operazione live, rimane comunque una forma di espressione artistica molto appartata. Un’operazione come la Passion.Room(http://www.coniglioviola.com/art-factory/modules/news/article.php?storyid=131), che abbiamo da poco presentato alla Biennale dei Giovani Artisti di Napoli, lo rivoluziona completamente trasformandolo in una pratica “calda” e coinvolgente.

Cosa fate per promuovere i vostri lavori? avete dei critici o dei personaggi di rilievo che, in qualche modo, vi hanno illuminato in tal senso? Quanto è importante partecipare a meeting e festival? E infine: le vostre opere sono reperibili su dvd, tramite qualche canale home video?
Abbiamo una nutritissima mailing list (http://newsletter.coniglioviola.com/cgi-bin/mojo/mail.cgi?f=list&l=ConiglioViola) che conta ormai più di 5500 iscritti, quindi la nostra base è soprattutto “popolare”. Col tempo abbiamo conosciuto anche i critici, gli addetti ai lavori, che sono quelli che realmente possono aiutarti nel percorrere il tuo curriculum. Ci piace collaborare con persone diverse e sempre sulla base di certe affinità elettive. Lavorare con altri nella costruzione di un progetto comune è una delle cose più emozionanti. I festival servono proprio a far nascere queste amicizie o ad appassionarsi al lavoro di altri artisti che potrebbero diventare compagni d’avventura.
Per quanto riguarda la reperibilità dei nostri lavori per ora il nostro sito ufficiale www.coniglioviola.com è l’unica fonte. Speriamo però di uscire al più presto con un cd audio per quanto riguarda il nostro progetto più importante, “Recuperate Le Vostre Radici Quadrate” (www.tvzeta.it). Ma la maniera più sensata per incontrare i nostri lavori è quella di venire a vedere i nostri spettacoli.

Parlateci del vostro rapporto con la città nella quale vivete e create. Vi si registrano molte iniziative interessanti, per chi si occupa di multimedia e videoarte.
Senza dubbio, Torino recita bene la parte che non a caso si è scelta. Ma manca già l’aria fresca!

Quali possono essere gli sviluppi tecnici e narrativi del vostro stile? per certi versi, mi sembra che si conchiuda in sé stesso, e che non annetta grandi evoluzioni interne, se non l'introduzione di nuove icone in strutture compositive analoghe.
No, è un’idea sbagliata. Quando hai scritto questa intervista hai sotto gli occhi il nostro vecchio sito, che contiene lavori datati almeno due o tre anni. Da pochi giorni abbiamo finalmente pubblicato il nuovo che ben documenta il nostro stato attuale. Nel frattempo sentiamo di avere attraversato non poche rivoluzioni. Trai nostri nuovi video per esempio, quelli di Recuperate Le Vostre Radici Quadrate, non c’è ne uno che sia simile a un altro. Il sentire è sempre lo stesso, certamente, e non manca di autocelebrarsi! Però ci preme sottolineare che l’autocelebrazione non è in questo caso un modo per adagiarsi, bensì una forma espressiva, illuminata dall’ironia.

Domanda finale stupidina: In alternativa a questi "splendidi" primi anni del terzo millennio, in che epoca vi sarebbe piaciuto vivere, e perché?
Beh negli anni 80, nei primi del 900, durante il Rinascimento, nel MedioEvo e a Pompei, poco prima dell’eruzione.


home

>scrivici