MUV Festival
music and digital art festival
26-05/04-06-2005, Firenze
E' raro, a Firenze, che vj set e live media abbiano un pubblico indipendente da altri eventi tipici (concerti, feste ecc.). Chi si occupa d'arte sa quanto sia difficile venire a patti con l'anima di questa città. Drop out experience incoraggia l'organizzazione del Muv a continuare su questa linea, promuovendo le nuove tendenze del sound e video design.
Non è stato possibile recarsi alla Limonaia di Parco Strozzi tutte le sere, ma ci siamo fatti un'idea abbastanza chiara del fenomeno Muv, e ci tenevamo a scrivere qualcosa.
Nonostante il clima siberiano di questo inizio giugno, apprezziamo la passeggiata nel Parco Strozzi, e fruiamo subito del bar allestito all'ingresso. Al bancone c'è in vendita il dvd della scorsa edizione, un prodotto senz'altro interessante, ma si sa: se hai dieci euro in tasca, ci prendi due birre, mica "cose strane"... (meditate, gente, meditate).
Leggendo il programma, constatiamo che i vj set avranno inizio a tarda notte. Un problema per chi deve svegliarsi alle sette del mattino. Come il mio compagno di serata, artista e operaio. E' contrariato, e vuole andarsene. Comincia a inveire contro i "tappeti persiani in movimento"...già, lui i vj set li chiama così. In riferimento a quei compositing psichedelici che "vengono fuori quando non si ha un cazzo da dire". Il ragazzo è un tipico esempio di fiorentinità, bisogna capirlo, infondo è buono. Cerco di tenerlo a bada: gli spiego che, forse, il valore artistico di un vj set non sta solo nel risultato immaginale sullo schermo (che a volte è comunque molto bello), ma nella struttura del circuito che lo genera.
Mi ripeto più volte questa cosa, tra me e me, e avvio un ispido monologo interiore, della serie: "che cosa intendo precisamente per struttura del circuito? Vuol dire mettere in rete i computer secondo uno schema alchemico? O stiamo parlando del compositing e dei giochi di rapporti interni alla risultante visiva? ma è possibile realizzare l'una o l'altra cosa separatamente??..." (e così via). Poco importa, il mio compagno è zittito e mi segue verso l'ingresso (probabilmente non controbatte per evitare ch'io lo conduca in ulteriori meandri filosofici).
Penetriamo nella sala. La coreografia è di sicuro impatto: la grande limonaia è addobbata con 4 videoproiettori, di cui due posizionati in speculare.
La console è sopra la nostra testa, in una stanza elevata, e si vede solo sbucare qualche sagoma di vj da una finestra. Questo significa che non vedrò il "circuito" (:essenza) e che dunque dovrò attenermi alle immagini proiettate (:contingenza). Meglio così, meno responsabilità critiche, o...meno seghe mentali.
Tra i vj set delle prime serate segnaliamo Basmati, Virgilio (attivo anche con Chromaton), Dog, gli inglesi Blanche assieme ai già a noi noti Kinotek. Di quest'ultimi, si può vedere un interessante spezzone su vjcentral.it, tratto proprio dall'esibibizione del Muv. Immagini cutput caratterizzano il loro stile, nel rispetto di quella tradizione neo-avanguardistica tipica del fenomeno.
Nelle prime serate avverto un problema che si concretizzerà ulteriormente in seguito. Non riesco a capire quando comincia e quando finisce un vj set. Ma nel frattempo ho cambiato compagno di serata, e questo (di origine non fiorentina) appare più moderato: mi invita ad una maggiore elasticità, e ad avvicinarmi al fenomeno in modo più intuitivo. In effetti, nel sito del Muv leggerò poi che "I diversi artisti si esibiscono nell'arte di manipolare e diffondere suoni e immagini dal vivo, in un morbido connubio in cui immagini video e musica si intersecano continuamente, dando origine ad un spettacolo dinamico ed interattivo."
Siamo a Lunedì. E' il turno dei Chromaton, noti per la contaminazione con l'immaginario egizio. Il set comincia alle una di notte... Nel frattempo, ci facciamo intrattenere da un video che passa più volte tra monitor e proiettori: un esperimento di video design. La simulazione di diverse inquadrature di oggetti (rubinetto, caffettiera, ecc.), che ne scompone la realtà intrinseca. La visione speculare nei proiettori crea un interessante riverbero. A parte il design, l'esperimento ricorda incredibilmente i video di Interno3. La videoarte, essenzialmente, è sempre la stessa. E non manca mai qualche caffettiera o simili.
Ahimé, è per noi impossibile rimanere fino alle una, perché il mio compagno di serata ha un problema da risolvere con la sua ragazza. Mi tocca accompagnarlo a casa. Ma a pensarci, ero già molto stanco (colpa delle solite levatacce...).
La sera seguente è la volta dei vj EMFK e di Humakarts. Ma la nostra attenzione è completamente rapita dal set di Matias Aguayo e Roccness (Chile/DE). Voce e dj, un live davvero potente, a tratti tribale, e ricco di soluzioni originali. Belle anche le immagini di sfondo.
Finiti i bis, vediamo apparire in console l'amica Lucrezia di Humakarts. La sua presenza è però frammentaria, e, ancora una volta, non riusciamo a comprendere se la performance ha un vero e proprio inizio.
Forse, tutto è cominciato ancora più tardi, magari verso le due di notte, dopo la nostra dipartita. Fortuna che Lucrezia sta producendo un video dedicato al festival, e chi vorrà potrà rivedere le performance. scrivetegli per saperne di più.
Nelle serate seguenti, si alternano sul palco Visulalab, Meta2/Cool79/Guerrero, Scatterplot, Mediamash, Noise video, Shiko, Mikkel, Mizz Pravda.
Da ricordare anche che il festival si è aperto con la presentazione del libro "Digital Medina" Conversazioni sul Progetto 2002/2005 a cura di Mirko Tattarini, risultato di un processo di stesura autografa di teorici e designer provenienti dal web, dalla grafica, dal cinema e dall'architettura.
I lettori più attenti (!) avranno intuito che, per un motivo o per un altro, siamo riusciti a vedere ben poco di questa edizione del Muv...ma ci tenevamo davvero a parlarne.
D'altronde, in futuro, ci sarà sempre meno bisogno d'aver frequentato una manifestazione per scrivere un reportage. E questo, non solo grazie a/per colpa di internet. Ma anche perchè è sempre più sconveniente essere obiettivi.
A queste problematiche, rispondiamo con un ironia che vorremmo non fosse mai fraintesa.
Ma a pensarci, al di la' del rischio d'esser fraintesi, rimane poc'altro d'eccitante per chi si occupa di critica della videoarte - o quello che è.
In conclusione:
bella l'iniziativa, bello il clima, c'è bisogno di cose come queste in città.
Invitiamo gli artisti a scriverci per raccontarci qualcosa di più, indicarci ulteriori elementi teorici e linkarci contenuti su web.
BT
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