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24.06.2006
Andrea Mi
(art director Videominutopoptv)

Innanzitutto complimenti per il progetto Drop Out e per l'articolo sulla serata finale del festival, appassionato anche se non proprio informatissimo.
mi permetto, in particolare, di dissentire su alcuni punti, accettando comunque le vostre critiche e tenendole di conto:
La natura di videominuto è tutt'altro che "mondana". è anzi l'antitesi di quella. lo dimostra una partecipazione di pubblico che non ha eguali in Italia e in gran parte del contesto europeo e lo dimostra un approccio al video tutt'altro che elitario. il festival muove da una intuizione vecchia di 15 anni ma ancora assolutamente valida: "ognuno può fare il proprio videominuto". in questo credo si sostanzia la natura di VM. cosa ci sia di mondano in ciò faccio fatica a capirlo. Se VM06 lo avete visto solo sabato sera allora forse eravate voi a caccia di mondanità...
"Una riflessione articolata sulle direttrici estetiche palesate dai nuovi media interattivi" è uno dei motivi fondanti le edizioni di VM da me curate (dal 97 ad oggi). Per esigenze di palinsesto facilmente comprensibili (tali riflessioni interessano un pubblico a cui siamo attentissimi ma, comunque, ristretto) i contenuti che vanno in questa
direzioni vengono proposti nelle giornate di giovedì e venerdì, adingresso rigorosamente gratuito e alla presenza di circa 300 persone ogni sera (forse voi non eravate tra questi). Nell'ultima edizione abbiamo presentato, tra gli altri, lavori di: Matmos, Keith Fullerton Whitman, Progetto Antenna, Scanner, Semiconductor, Agf... vale a dire
alcuni dei nomi di punta della ricerca internazionale sui linguaggi dei nuovi media. Non credo affatto che chi si aspettava "una riflessione su vedere stesso" sia rimasto deluso. Ne ho molte riprove.
Il concorso è, all'interno del festival, uno dei terreni più impervi e delicati, anche solo per il fatto di essere la parte più "vecchia" del progetto. Le vetrine internazionali, i progetti produttivi, le retrospettive, infatti sono una invenzione relativamente recente e sono le sezioni sulle quali spingiamo di più in quanto a ricerca,
sperimentazione e innovazione dei linguaggi video. Essendo invece, il concorso, il contenuto principale da dare in visione ad una platea di circa 2000 persone cerchiamo di fare in modo che sia "pop", leggero e divertente senza mancare di spargere, qua e la, lavori più difficili. Di questo non ci vergognamo affatto. A noi non interessa l'aura di tanti altri festival specificatamente dedicati alla "video-arte" (qualcuno, per favore, mi spieghi cosa vuol dire!) che
finiscono per essere solo auto-referenziali e dedicati esclusivamente agli addetti ai lavori. La nostra sfida, invece, è coniugare divulgazione e divertimento, ricerca e divertimento, puntualità e random. Da una parte capire e presentare tutto ciò che di interessante viene prodotto da autori e artisti (anche affermati), dall'altra vedere cosa gli "amatori" vogliono dire nei loro corti.
Quest'anno abbiamo ricevuto 400 video candidati al concorso, appartenenti ad ogni genere e ambito immaginabile. ne abbiamo scelti 50 assieme ad una nutrita giuria di preselezione. Sono certo che i 50 in questione non erano solo "barzellette". La riprova è nel video vincitore come nelle menzioni speciali come nel vincitore dello scorso anno (riuscite a immaginare un video + concettuale della trasposizione in immagini di un teorema sulla teoria del caos?).
D'altra parte molti video che vengono inviati per partecipare al concorso e che non passano nei finalisti (perché magari sono troppo "difficili" o ricercati o sperimentali, etc...) vengono dirottati su altre sezioni del festival (kaleidoscope, oneminutesuite, etc...) più adatte a presentarli nella migliore cornice.
Nessuno dei video menzionati e vincitori ha un "finale ad effetto" (anche se molti autori decidono di scegliere questa soluzione, spesso facile e scontata... noi proviamo a scoraggiarli in questo senso).
Non vedo in "Fuga" nessun segno di romanticismo e non credo che un video per essere "di ricerca" debba necessariamente stupire con effetti digitali, filtri video da software commerciali o astrazioni geometriche "a la page". Le fil rouge racconta con molta delicatezza e originalità (seppur non visiva, devo ammetterlo) la "teoria" dei
fili rossi che legano assieme le nostre vite... basta capire l'inglese per comprenderlo.
Le animazioni in stop motion che vi hanno "allontanato dal festival" sono ancora uno dei linguaggi prediletti da chi si vuole cimentare con l'animazione senza avere grossi budget da spendere per comprare "Maya" o senza volersi arrendere ai modellini di 3d studio max o ai Dxf che si trovano a migliaia in internet.
Qualche barzelletta non fa mai male... ridere aiuta... anche a prendersi un po' meno sul serio... a noi quelli che si prendono troppo sul serio avallando competenza nel variegato mondo dell'arte
non ci stanno tanto simpatici...
dite: "Videominuto non è cambiato nell'arco di tre o più anni. Il menu è sempre lo stesso". ma siete proprio sicuri? ma non eravate mancati alle ultime edizioni? ma li avete letti i cataloghi delle
edizioni che vi siete persi? parlate di una "componente coinvolgente caratteristica dei vincitori
di tutte le emozioni". ma lo avete visto il vincitore del 2005? avete ragione: forse "an iced day" meritava di più ma la giuria è indipendente nei suoi giudizi.
Noto un'altra punzecchiatura: "Solo video come Addizioni sottrazioni di F. Borghesi, che dicono tutto e nulla evocando i nostri fantasmi cognitivi, potrebbero mettere d'accordo tutti alla luce di una ricerca oggettiva. Ma non avviene. Per Borghesi c'è è il premio dei montatori, cioè il premio speciale Fake (lo studio di postproduzione
ufficale di questo Videminuto). Tra videoartisti ci si intende; ma che se ne fa, uno che ha fatto un video così, di 16 ore di postproduzione regalate?".
rispondo: il video evoca uno dei nodi fondamentali del pensieri di Gilles Deleuze, uno dei più grandi filosofi e pensatori del '900 che molte cose dice... a chi lo sa intendere...16 ore di post-produzione video in uno studio molto ben attrezzato come quello di Fake valgono, in denaro, molto di più dei 1000 euro del vincitore (direi almeno il triplo) e sono una prodigiosa occasione per montarsi un mediometraggio o un dvd-promo e qualsiasi
altro progetto "dispendioso" abbia in mente l'autore", oltre ad essere una opportunità professionale seria viste le attività dello
studio.
Quando parlate del live di Sven Koenig (quello al pecci era solo un assaggio... il live intero era al cencio's!) vi chiedete: "perchè no, un videominuto performativo?". il progetto potrebbe essere interessante ma la risposta è semplice: avete idea di che cosa voglia dire fornire 50 consolle per un live video a 50 autori che performano
live per un minuto? vi sembra ipotizzabile e fattibile? parlo di noleggi tecnici, set up, scalette, tempistiche... a voi la risposta...
la nostra attenzione ai formati live e performativi del video è iniziata nel 1997, in netto anticipo su molti festival che poi ci avrebbero campato (netmage, audiovisiva, muv, etc...) ma le modalità di presentazione degli stessi non possono essere quelle che suggerite voi. delle "competizioni" in tal senso esistono già (Italian Live
media, per esempio) ma danno la possibilità agli artisti di esibirsi con set di 20/30 minuti.

credo di aver risposto puntualmente e vi ringrazio comunque per
l'opportunità
con stima
andrea


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27.06.2006
Drop out experience

. Andrea,
grazie per aver preso in considerazione le nostre osservazioni.
Dal dilungarsi del tuo intervento intuiamo che il feedback critico-letterario, per manifestazioni come Videominuto, è attualmente scarso. Se tu rispondessi con la stessa partecipazione ed estensione a più di altri tre o quattro interventi di questo tipo, perderesti fin troppe ore di lavoro. Sapendoti molto impegnato (come si sovviene tra l'altro all'organizzatore di un festival di spessore internazionale), deduciamo che non ci sono molti interventi critici.
In effetti, non si comunica più "come un tempo". Ci fa piacere, dunque, aver rappresentato per te un momento di riflessione.
Ma come riflessione, forse, è stata un po' troppo risentita.

. A rileggere il nostro testo non troviamo tracce di critiche particolarmente negative al Videominuto, ne' di particolari pecche di informazione da parte nostra. Abbiamo parlato di cose viste con i nostri occhi, senza la pretesa di dare una sintesi o un parere definitivo sulla manifestazione. Sin dall'inizio abbiamo specificato che la recensione è dedicata alla serata finale, e che esiste un prima e dopo carichi di pregi ulteriori.
Se abbiamo generalizzato sulle "passate edizioni", è evidente che ci riferiamo a quelle quattro o cinque che abbiamo seguito anni fa.
Se abbiamo osato definire mondana l'atmosfera del concorso, è semplicemente perché ci risulta scarsamente oltremondana.
Dunque ribadiamo ancora una volta che: le nostre perplessità sono riferite esclusivamente alla sezione concorso. La parte più antica del Videominuto e, quasi certamente, il suo cuore effettivo.
Sono perplessità non solo nostre, ma di molti autori e spettatori conosciuti negli ultimi dieci anni.
Perplessità con cui ti sarai già dovuto confrontare in passato, magari in circostanze in cui le contraddizioni erano più evidenti. E sinceramente, pensavamo che l'organizzazione fosse ormai vaccinata a critiche del genere, o superiore ad esse, come sarebbero molti se avessero mandato avanti per 15 anni un festival di successo.
Ma evidentemente le suddette contraddizioni sono ben presenti nell'anima della manifestazione. Forse, la rendono "antropologicamente" interessante. E l'impressione è che il nostro testo le abbia ancora una volta ridestate. Non che sia un grande merito; si tratta tutto sommato di osservazioni banali.
Che una manifestazione come Videominuto, legata al mondo dell'arte e ad al Museo Pecci, forte di un'estetica di qualità e di un'esperienza più che decennale, caschi in lieve contraddizione se non riesce a far emergere questa sophìa nel suo cuore nudo, cioè nel concorso, crediamo sia comunque un'evidenza.
Ammesso che ciò succeda sempre e comunque. E concesso che ci sia effettivamente una tendenza più o meno viva in tal senso.
Ma la nostra convinzione è che, se vi sono delle contraddizioni nel concorso Videominuto, esse rappresentino un problema generale. E non specifico del festival, che in quanto festival, ad oggi, non può essere molto diverso da com'è.

. Perché all'interno del concorso emergono scarsamente degli spunti di ricerca per così dire "contemporanea", nonostante - si sa - le preselezioni del festival siano tra le più frequentate? Questo può dipendere o dalla scarsità di opere del "genere", o da questioni di concezione ed organizzazione.
Mi sembra che tu abbia dato una risposta: effettivamente l'organizzazione tende a creare un programma non troppo complesso, ma vario, buono anche per un pubblico popolare. Ancora: è evidente e comprensibile. Probabilmente, anche se aveste voluto realizzare un "palinsesto - suicidio" totalmente "videoartistico", non avreste avuto a disposizione materiale di alta qualità.
Ecco il problema generale, e ordinario, su cui volevamo concentrarci: l'affermazione di quel "risparmio cognitivo" che non ha a che vedere solo con i contenuti, ma piuttosto con la qualità e la quantità dell'attenzione. "Risparmio" a cui il formato del videominuto, per definizione, dà sostegno e continuità, poiché non richiede periodi di concentrazione prolungati.
Che cosa dovrebbe fare, l'organizzazione, se non scendere a patti con questa necessità, viva sia nel pubblico che tra gli autori? Insomma, è normale che il Videominuto si videominutizzi negli anni...come scrivevamo giocosamente anni fa.
Per il resto, concludiamo in breve il nostro intervento:

. Prendiamo atto che la giuria è stata ineccepibile, ed in effetti lo abbiamo specificato. Sono state premiate tre opere di sicuro spessore: le più "contemporanee".

. Ribadiamo il nostro parere (comunque molto relativo!) sul romantico Fuga, che ci allontana da un rapporto oggettivo con l'immagine digitale. Un video che vediamo vincente ad un festival di cortometraggi, ma Videominuto è qualcosa di più.
Non avremmo preferito giochi di specchi o grovigli grafici, ma qualcosa più sensato dal punto di vista storico-artistico. Non necessariamente video-artistico. Lo so, siamo intransigenti, è la nostra linea, perdonaci. Non saresti l'unico a cui stiamo sul culo, se ti ci stiamo.
Alla tua domanda "che cos'è la videoarte", la risposta è: "io lo so, ma se vuoi che te lo dica devi darmi qualcosa in cambio".
Mentre pensi a cosa darmi, puoi leggerti alcuni dei nostri giocosi testi, come questo, o questo, o il nostro preferito, questo. O quello che verrà poi, ma intanto prepariamo il link lo stesso: questo!

. Non ci tornano le tue osservazioni sul premio della giuria.
Chi scrive si è occupato di videoproduzioni per anni, e ritiene che l'autore di Addizioni Sottrazioni non abbia bisogno della Fake per farsi un dvd promo.

. Su Adizioni Sottrazioni, non credo sia importante com'è stato reinterpretato Deleuze, ma la dinamica cognitiva che caratterizza l'immediata fruizione dell'opera. E stiamo parlando di un lavoro di grande spessore che, per 3 persone su 4, dice "tutto e niente allo stesso tempo". Non parlarci, insomma, di fruizione popolare dieci righe sopra, per poi citare filosofi "di settore" (terribile definire tale Deleuze, ma questi sono i tempi...).

. Chiediamo scusa per l'osservazione sulle animazioni in Stop motion. Effettivamente era vaga e gratuita. La nostra antipatia è riferita precisamente alle animazioni con pupazzetti e bamboline. Tony Sbarbaro escluso. Su questi autori sfogheremmo volentieri il nostro sadismo concettuale, se avessimo tempo da perdere. Concedici un po' di chiasso..sono comunque impressioni personali.

. Non è vero che il Videominuto non può essere performativo. Proviamo ad osare di più, Mi!
ecco la nostra idea:
La console è sempre la stessa; i materiali audiovisivi, pure.
Questi sample sono a disposizione scaricabili da web già dalla pubblicazione del bando. Gli iscritti possono familiarizzare privatamente con essi, reinterpretarli.
E scegliere poi un software con cui fare l'esibizione, un software che sarà installato nella console.
I vj si esibiscono per un minuto ciascuno (o comunque, per poco tempo). A pari strumenti, con le stesse immagini e suoni, vediamo chi ci sa fare di più, chi è più bravo a fare il genio. E basta con i discorsi.
Potrebbe essere un'idea?
Doe si offre per collaborare allo sviluppo dell'idea.

Grazie di tutto.

 

 



 


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