Videominuto PopTv
Serata conclusiva, 9 settembre 2006
Dopo alcuni anni d'assenza, torniamo al Videominuto.
La manifestazione si è affermata come appuntamento dedicato alla comunicazione breve, legandosi ad altri festival internazionali e ripescando dal passato opere curiose, spesso molto valide, inedite per il pubblico italiano. Il concorso resta comunque la sostanza fondamentale di questo evento, la cui natura è anzitutto mondana. La premiazione finale ne è l'indubbio climax.
Questa componente emozionale non dipende solo dal programma della serata. Il formato del video-minuto ha una sua magia propria, che si tratti di opere estroverse o introverse.
L'autore non può nascondersi dietro l'oggettività della produzione, e giocare distaccatamente a fare il professionista, perchè si tratta comunque di produzioni della durata di un minuto. Esenti, tra l'altro, da componenti commerciali. E dunque è la soggettività ad essere chiamata in causa. Gli autori sono esposti. Nelle loro scelte estetiche e critiche. Nel loro scommettere su idee. Chi tra i gareggianti è presente, e osserva dall'alto delle gradinate, è percorso da emozioni intense.
Invece, da un punto di vista se vogliamo storico-artistico (ricordiamoci che siamo al Museo Pecci di Prato!), Videominuto può deludere chi s'aspetta una riflessione sul vedere stesso. Una riflessione articolata, magari, sulle direttrici estetiche palesate dai nuovi media interattivi.
Intendiamoci: l'organizzazione è ben cosciente di questo aspetto, ed esiste un prima e dopo il concorso, dove artisti compiuti si esprimono nel video design, nell'installazione e nella performance (Panisson, Rainer&Andersen, Kaleidoscope, Pictoplasma, Food Sound Sistem, Ila Beka, persino Cipri e Maresco, ecc.). Ma sembra che queste componenti non abbiano spazio nella selezione del concorso. Forse perchè non arrivano molte opere ad esempio concettuali. Forse perchè, essendo il Videominuto una manifestazione anzitutto mondana, rifiuta metabolicamente i video che non hanno un finale a effetto.
Chissà. Mah. Eppure si: i videominuti devono o emozionare, o divertire, o tutt'al più far riflettere. Nell'elenco non è compreso necessariamente un lavoro sulla percezione e sulla cognizione delle immagini elettroniche (ciò di cui, infondo, stiamo parlando).
E' consolante che le opere maggiormente "contemporanee" abbiano ricevuto menzioni speciali. Sebbene con il vincitore si sia "ricaduti" nel romanticismo (intendiamoci, Fuga di G. Barnocelli è davvero un bel film, ma non ci coinvolge sul piano della ricerca ).
Annotiamo qualcosa sui menzionati: Strip melody di V. Beschi è giocato su effetti di movimento applicati a riprese audiovisive di bimbi che parlano. E' l'unico video della rassegna a giocare lucidamente con la quarta dimensione, e il risultato è di buon impatto. In Box di C. Gambadoro una donna chiusa in una grossa scatola disegna oggetti sulle pareti, con relativa produzione dei suoni di quegli oggetti fino alla cacofonia. La fil rouge di Y. Tadokoro potrebbe sembrare il solito video con la gente che passa per strada e una poesia sopra (quanti ne avremo visti?!). Ma qui tutto si basa su un proverbio giapponese, e sicché...
Sempre presenti, a intervalli regolari, le animazioni in stop motion. Uno dei motivi che, a pelle, credo ci abbiano allontanato dal festival per qualche anno.
Ci sono poi gli spot di stampo più o meno sociale, come Omofobia di Di Bonito e Converti, o come Sissy di M. Pezzini, campagna per l'espressione composta del disagio sociale. O Abbandoned di F. Ricci. in cui il cane abbandona il padrone ad un incrocio, volante alla zampa...
Ci sono dunque, le solite barzellette. Ed alcuni casi di comicità acida , come L'angelo nero del focolare di G. Mattei. O il geniale Meter di Carlo Tombola, un reality sui titolari Auditel ripreso con autentiche videofonate.
Tra i video più raggelanti, An iced day di A. Franceschini, che non si può raccontare perchè sarebbe come dirvi il finale di un film giallo. Ma si può dire che forse meritava di più.
Notiamo anche molte animazioni disegnate, e 3d animation, frutto di sforzi tecnici mai indifferenti.
Tutto sommato, la manifestazione riflette quelle che sono le problematiche della scena delle arti interattive (una grande macedonia di tensioni ed intenzioni diverse). Ma in chiave più "popolare". Per quanto ci riguarda, possiamo dire che Videominuto non è cambiato nell'arco di tre o più anni. Il menu è sempre lo stesso.
Ad una mente assetata di soluzioni narrative essenziali, simmetriche, coerenti, salta agli occhi Arancia catodica di T. ed E. Ferri. Dove il protagonista, che per pranzo ha solo una cipolla, giocando con il telecomando la tramuta in altri frutti e ortaggi. L'audio resta quello di uno zapping tv; l'autore gioca bene con questo modulo, scomoda la voce del Papa e di diverse pornostar in base alla forma del frutto apparso. Poi, quando il protagonista riesce a far apparire un cocomero e ne aumenta le dimensioni aumentando il volume, la chiusura: il cocomero ha comunque il sapore di una cipolla. E la tv, nonostante le apparenze, è sempre la stessa.
Peccato che, in definitiva, si stia parlando di ortaggi e di zapping. Un video del genere, già ad intuito, non può essere considerato candidato alla vittoria.
Ma Videominuto è pieno, è fatto di video che non possono evidentemente vincerlo. Opere che ne sono la sostanza, eppur gli manca quella componente coinvolgente caratteristica dei vincitori di tutte le edizioni.
Solo video come Addizioni sottrazioni di F. Borghesi, che dicono tutto e nulla evocando i nostri fantasmi cognitivi, potrebbero mettere d'accordo tutti alla luce di una ricerca oggettiva. Ma non avviene. Per Borghesi c'è è il premio dei montatori, cioè il premio speciale Fake (lo studio di postproduzione ufficale di questo Videminuto). Tra videoartisti ci si intende; ma che se ne fa, uno che ha fatto un video così, di 16 ore di postproduzione regalate?
Videominuto: un fenomeno interessante, che meriterebbe attenzioni maggiori, forse antropologiche.
L'evento più interessante della manifestazione è senz'altro il breve live di Sven Koenig, cominciato subito dopo il concorso. Il vj tedesco lavora sulle strategie di appropriazione e presenta una manipolazione audiovisual della sigla del vecchio telefilm Supercar. La performance è di sicuro impatto, ma quello che colpisce è l'operazione artistica in sé.
Citiamo dal catalogo: Scrambled?Hackz! è il software da lui progettato con l'idea di diventare una macchina audiovisivaricombinante che ridistribuisce campioni audio e video in maniera intuitiva, semplice e spettacolarmente efficace. Vuole essere un utile strumento per infrangere le regole del copyright e il problema della proprietà intellettuale. è costituito da tre moduli: un pre analizzatore, un database e un sintetizzatore. é possibile dividere materiale audio e video in porzioni di testo, le cui caratteristiche vengono acquisite in un database che le riorganizza a seconda del loro valore ritmico e musicale. Il sintetizzatore analizza invece l'imput audio decostruendolo e confrontando ogni datocon quelli presenti nel database, alla ricerca dei più simili. ne deriva un flusso audiovisivo paragonabile allo stream of counsciousness di chi è abituato apensare musica per immagini.
Da qui, ancora la domanda: perchè niente del genere, nel concorso di Videominuto? E dunque: perchè no, un videominuto performativo?
In conclusione i nostri complimenti al presentatore della serata, un ragazzo de Il Nido del cuculo (ensemble livornese dedito al ridoppiaggio trash di film da botteghino). Davvero divertente, geniale e irriverente. Forse a volte un po' eccessivo, ma capita quando la platea è dalla tua. Ne sentiremo parlare ancora.
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