VPZ INTERVIEW SERIES 02
Komak
di Danilo Monte & Zucco
(www.radiodigitale.info)
Daniele Monte e Zucco appartengono al collettivo Polivisioni, direttamente influenzato da Alberto Grifi, e sono autori di Komak.
Komak è un video sulla ketamina, sostanza anestetica dilagante nella scena rave e nel mercato delle droghe illegali. E’ un anestetico largamente usato in campo veterinario, a cui si ricorre in dosaggi massicci anche per traumi profondi in soggetti umani. I suoi effetti sono imprevedibili, e possono andare da una sorta di euforia leggera e ipnotica a veri e propri viaggi ai confini della morte. E’ una droga dissociativa che può cancellare l’esperienza del corpo e provocare allucinazioni sensoriali.
L’intervista è interessante perché in un certo senso il video è anacronistico rispetto all’attuale visione degli autori, che deplorano la dispersione originale dello spirito che ha animato la scena rave italiana alle origini. Era un desiderio di spingersi oltre i limiti e le barriere imposte e programmate, per gustarsi ogni alba da persone vere e libere. I rave significavano un’alternativa all’offerta del mercato che stabiliva legittimo l’abbrutimento alcolico nei pub, ma solo in certi orari e a certe condizioni, oppure le costosissime discoteche circondate da buttafuori schizzati di fuori da sovradosaggi di cocaina. Molti ragazzi hanno sentito che non potevano spendere la loro gioventù a queste condizioni ridicole e si sono inventati qualcos’altro, che nonostante l’aura apocalittica e nichilista che rispecchiava il loro malcontento conservasse l’energia e l’entusiasmo della gioventù.
Nell’attuale scena rave abbiamo visto molte persone sotto l’effetto della ketamina, in completa dissociazione, impotenti, che barcollavano nella polvere come zombi o che precipitavano a terra di colpo, all'improvviso. Queste presenze rendevano la scena ancora più surreale di quanto era legittimo aspettarci, nello stesso tempo non le fornivano alcuna energia. Usata per sganciarsi fuori dalla zavorra del corpo, la ketamina ora viene assunta da molti come droga unica e in dosi alte, la scena è ulteriormente cambiata rispetto a quanto è andato detto.
Questa intervista, come quella a Ennio Bertrand, sono una sintesi delle registrazioni effettuate da Radiodigitale (www.radidigitale.info), ancora disponibili nella loro interezza in streaming o per il download sul sito. Le interviste sono più simili a chiacchierate informali, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono. Speriamo che l’editing realizzato soddisfi gli autori, che possono comunque sempre scriverci per rettifiche o approfondimenti.
VPZ - Attualmente la ketamina sta dilagando nella scena rave. E’ diventata una sorta di “epidemia ketaminica”, anche se la ketamina di fatto non è un eccitante, né un empatogeno, né uno stimolante, non provoca reazioni “festose”, anzi è una droga piuttosto introspettiva… Cosa ne pensate? Che quadro ve ne siete fatti attraverso le vostre ricerche e le vostre esperienze…
Monte – Komak è un lavoro che è nato nel ’99 circa. E’ stato iniziato nel ’99 ed abbiamo impiegato quasi due anni per realizzarlo, perché è stato girato in varie parti d’Italia e in vari momenti. Essendo passati tanti anni rispetto a quando il fenomeno rave è arrivato in Italia la situazione è un po’ degenerata. Quello che tu dici rispetto alla ketamina è già da un po’ di anni che succede, molto spesso si va ai rave e c’è lo sfascio più completo, non c’è più lo spirito originale, si è un po’ snaturata la situazione, ed è quindi forse il momento di creare una nuova tendenza e di ripartire daccapo.
Zucco – In effetti la ketamina non è un esempio perfetto di droga ricreazionale, come possono esserlo gli empatogeni o le anfetamine, sostanze che ti permettono di comunicare, di esaltare la tua normale percezione senza trasformarla completamente. Inizialmente la ketamina ai rave era utilizzata come droga da dopo-party, la usavi all’alba o a mezzogiorno quando ti dovevi rilassare, rilassare gli arti e far viaggiare la mente.
VPZ – Una sorta di chill out cerebrale.
Zucco – Esatto. Il fatto che ora sia la prima cosa che ti offrono ad una festa è sintomo di due situazioni tipiche: la prima è che a una diffusione capillare di una sostanza corrisponde sempre un degrado della stessa sostanza. Secondo: l’uso che i ragazzi fanno in Komak della ketamina è un uso da near death experience, lo stato di coma di un’ora in cui ti potrebbe cadere un mattone in testa, ma tu non te ne accorgeresti perché il tuo corpo è tutto da un’altra parte. Adesso si tende ad abbinare la sostanza in piccolissima quantità ad empatogeni o droghe che ti tengono su. L’effetto che si ricerca in quella sostanza adesso è quello di un leggero inebriante, che comunque ti permetta di ballare tutta la notte. Non è questo l’uso della ketamina.
VPZ – Il vostro video quindi, oltre a parlare della ketamina, offre anche un’immagine della rave culture e una critica rispetto alla degenerazione della rave culture a causa delle sostanze. Non che le sostanze ne siano estranee, ma che si sia falsato il significato originale.
Monte – Il realtà il video è collocato in un periodo storico in cui questa critica non c’era ancora. E’ molto ottimista, molto spensierato rispetto a questa sostanza. Non c’era ancora lo sfascio degli anni a seguire. Noi stessi, nel realizzare questo video, eravamo entusiasti di questa nuova sostanza e degli effetti che procurava. Soprattutto abbiamo cercato di giocare con quello che stavamo studiando a livello cinematografico: cercare di creare una commistione tra gli elementi di fiction e il documentario. E’ il gioco che sta cercando di portare avanti il nostro gruppo, che si chiama Polivisioni, che si occupa principalmente di docu-fiction.
Zucco – Io credo che la degenerazione dei rave sia normale, la normale evoluzione di tutti i movimenti. E’ stato così nel ’77, quando a Parco Lambro i compagni sono andati ad espropriare altri compagni, i compagni si espropriavano tra di loro, capito? Adesso secondo me ci stiamo avvicinando ad una situazione di collasso. Il fenomeno in Italia è arrivato nella prima metà degli anni ’90, adesso siamo nel 2006. L’evoluzione è questa.
VPZ – Non sembra anche a voi che la scena rave sia come l’ultimo palpito della contro-cultura, dopo il punk. Sarà davvero l’ultimo vagito della contro-cultura giovanile? Dobbiamo aspettarci qualcosa di nuovo perché questo ormai è arrivato alla frutta?
Monte – E’ stato l’ultimo palpito. Ormai si è già esaurito, per me. Sicuramente dovremo aspettarci qualcosa di nuovo. Non immagino cosa.
VPZ – Quello che colpisce della rave culture è il tono millenaristico e apocalittico di queste feste, il nichilismo. La rave culture sembra aver fatto un passo oltre il punk, che era già assai radicale in questi concetti.
Zucco – Certo, è una realtà molto nichilista. Anche la ketamina per certi versi è una sostanza molto nichilista
Monte – Se ripenso a quel periodo vedo dall’esterno una persona molto presa da quello che stava facendo, molto entusiasta per quello che stava succedendo e molto ottimista verso quella situazione. Ora… penso altre cose… Non sono più così ottimista e così spensierato rispetto a quella situazione. Alle feste non vado più da anni... E’ un bell’elemento di studio vedere come due registi in quel periodo facessero un film del genere, essendo proprio interni a quella situazione, due ragazzi che andavano ai rave e facevano un film sui rave. E’ un bel documento di cos’è stato il fenomeno dei rave agli inizi, quando c’era l’ottimismo, la spensieratezza e anche la libertà di pensare certe cose… Credere veramente che quelli fossero momenti di libertà assoluta… E’ bello vedere che quel video è stato fatto da persone che ci credevano… Anche quelli che andavano ai rave ci credevano… Poi chiaramente uno prende le sue scottature e fa le sue riflessioni. E’ un documento storico interessante perché rappresenta l’inizio di quella tendenza.
VPZ – Ci piacerebbe sapere cosa fate adesso.
Zucco – Komak è stato il primo di una trilogia di film che sotto punti di vista diversi continuano ad esplorare le tematiche delle droghe. Abbiamo realizzato un cortometraggio intitolato Sabato Sera, in cui appare più palese l’elemento fiction, anche se in realtà è una ricostruzione girata negli stessi luoghi, con protagoniste le stesse persone, di una reale retata avvenuta alcuni anni fa in un paesino vicino a Milano e che abbiamo rimesso in scena. E’ un video che quindi tocca in maniera critica il rapporto tra polizia e persone che fanno use di sostanze (dal quaranta al il sessanta per cento della popolazione italiana secondo i dati in nostro possesso. N.d.R.).
Monte – Dall’esperienza di Sabato Sera, rigirare una cosa accaduta con le stesse persone che l’avevano vissuta, è nato il progetto di un lungometraggio che adesso stiamo scrivendo: è la storia di una persona che arriva alla maturazione attraverso una serie di peripezie, e queste hanno a che fare con il traffico di stupefacenti.
Polivisioni appoggia anche altre cose più sociali. Abbiamo finito di montare adesso un video di un componente del gruppo che si chiama Antonio Martino. Il video s’intitola Gare du Nord ed ha come tema i bambini di strada di Bucarest.
Zucco: - L’ultimo lavoro s’intitola Siamo Fatti Così, è un documentario classico, un documentario inchiesta fatto alla vigilia dell’approvazione, che purtroppo è avvenuta, della fantomatica legge Fini-Giovanardi sulle sostanze. Il video va ad analizzare il fenomeno dell’assunzione delle sostanze prendendo in considerazione tutta una serie di pareri e di dati forniti da esperti, da rappresentanti del Ser.t. e da operatori del settore che testimoniano come il proibizionismo, da quando esiste, abbia portato tutta una serie di problemi senza risolvere mai nessuna situazione grave. Anzi tutto fa pensare che le politiche proibizionistiche esistano solo per mantenere vivo il mercato illegale gestito dalle varie mafie. La droga costituisce la principale fonte d’introiti a livello mondiale, oltre al traffico di armi e alla compra-vendita di petrolio. Il traffico di sostanze illegali è il maggior business a livello planetario. Benché si dica che vogliono distruggere tutte le coltivazioni del mondo attraverso micro-bacilli che andranno ad intaccare selettivamente le piante, quando c’è una domanda questa domanda non si può frenare con delle proibizioni.
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