Infinita Commedia
Studio Azzurro
Gradara, Palazzo Rubini Vesin

Infinita Commedia è un percorso composto da installazioni ispirate ad episodi specifici della Divina Commedia, e ordinate secondo la cosmologia classica (inferno: purgatorio: paradiso). Ad ospitare la mostra è il Palazzo Rubini Vesin di Gradara (Pesaro/Urbino), città legata a Dante anzitutto per la vicenda di Paolo e Francesca.
La poetica di Studio Azzurro, che si basa su una forma d'interattività "minimal-causale" e su un'estetica essenziale ma stilosa è ben riconoscibile nei singoli episodi, alcuni dei quali particolarmente riusciti.
La localizzazione della mostra (Gradara è regolarmente affollata da turisti di ogni genere) garantisce una certa affluenza, anche da parte d'un pubblico curioso e non necessariamente intellettuale. Le instalazioni di Studio Azzurro si sono imposte proprio per la capacità di poetizzare il dramma stesso dell'arte multimediale, ma senza rinunciare ad una fruibilità a tratti giocosa e ben assimilabile dallo spettatore medio. Alcune opere di Studio Azzurro forse potrebbero esser definite "videoarte popolare". Interessante, dunque, l'incontro con il poeta nazionale per eccellenza: l'Alighieri.
Le installazioni che incontriamo inglobano, oltre al video, le pitture di Enzo Fabbrucci e le parole di Piero Angelini: si tratta di un evento multimediale effettivo.
Un leggìo, sul quale è videoproiettata una scena dall'alto, ci introduce ad uno dei percorsi. Toccando l'oggetto, provochiamo un voltapagina, ed il racconto sonoro ha inizio. Il modulo interattivo è tipico di Studio Azzurro, si pensi alle famose camminate sui dormienti.
L'interattività non passa solo dal tatto ma anche da altre forme gestuali: è battendo le mani, che animiamo le figure dei dannati videoproiettate sul fondo di una fossa. In altri casi l'interazione passa da gesti tipici come bussare ad una porta. Videoproiettata, essa si spalanca e mostra una scena ulteriore.
La camminata nei pressi di sculture in gesso provoca, stazione per stazione, la videoproiezione di elementi simbolici dinamici sulla superfice plastica. Se nel caso dell'Inferno sulla cima d'un vulcano vediamo roteare la coda del demonio, nel caso del paradiso e del purgatorio ad animarsi sranno nuvole ed anime.
L'installazione a nostro avviso più interessante consta di due elementi fondamentali: videoproiezioni di angeli cadenti, e piume. Soffiando su quest'ultime, provochiamo la caduta degli angeli da diversi punti del soffitto. Apprezziamo il causalismo meno scontato, meno letterale rispetto ad altri episodi (porta, leggìo ecc.). Ma nonostante il maggior spessore simbolico, l'installazione diventa una sorta di sfida per qualche spettatore che cerca d'"abbattere" il maggior numero di angeli possibili, scattando da una piuma all'altra. Questa coesistenza è senz'altro eccezionale.
La mostra è un balocco multimediale in cui troviamo realizzate molte delle cose di cui sentiamo solitamente la mancanza. Anzitutto, banale a dirsi: la fantasia. E in generale, la capacità di mettere al centro del linguaggio estetico il video, ma declinandone le contingenze, con grande leggerezza, ad un oggetto ulteriore. Il Percorso ci distrae, ci rapisce, in qualche modo ci nutre.
Ma non sempre ritroviamo tracce di quella complessità alchemica tipica di gran parte della drammatizzazione dantesca; la capacità d'associare e poetizzare su piani simbolici diversi, la ricchezza di riferimenti storici collegati ad altri antroposofici, ed il protagonismo irreversibile della personalità demiurgica; insomma: il misticismo. La reinterpretazione di Studio Azzurro si ferma spesso all'immaginario, e gli autori, restando fedeli a sé stessi, ci regalano un opera che colpisce ancora una volta per l'efficace semplicità.

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