VPZ 4a Edizione 4 Maggio 2006: Under Attack
Intervista a Ennio Bertrand per Radiodigitale.info (www.radiodigitale.info)
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Siamo molto contenti di potervi presentare Ennio Bertrand, uno dei primi videoartisti in Italia, che ha esposto in moltissime gallerie e mostre qui da noi e in tutto il mondo. Noi ospitiamo una sua installazione che si chiama Under Attack, che funziona con un congegno ad ultrasuoni.
Ti ringrazio moltissimo di essere venuto a questa manifestazione, volevamo chiederti di parlarci un po' delle tappe più importanti della tua carriera artistica, soprattutto delle fasi iniziali e delle prime sperimentazioni.
Ho cominciato nei primi anni '80 a "pasticciare" con materiali elettronici, introducendoli in pittura, in acquerelli o pastelli tradizionali. Con l'introduzione massiccia dei computer il mio lavoro si è progressivamente spostato sul terreno del digitale. Pur vivendo attualmente a Milano sono un ex Torinese, e a Torino ho fatto parte di un'associazione che seguiva questi aspetti delle nuove tecnologie applicate all'arte, che si chiamava Ars Tecnica, che era stata fondata introno all''87, tra Parigi e Torino. (Attualmente Art Lab). I miei lavori inizialmente impiegavano piccole luci, led inseriti in velluti e in materiali più o meno tradizionali. La mia prima installazione interattiva risale al '92 ed era costituita da un centinaio di piccoli autoparlanti che emettevano una nota quando venivano coperti da un'ombra. Gli autoparlanti erano immersi nella luce di un faro, quindi proiettando la mia ombra sugli autoparlanti questi reagivano suonando. Successivamente questi stessi autoparlanti li ho utilizzati in un acquario, con dei pesci rossi, in modo che il loro movimento producesse un suono.

Quindi alla base di queste installazioni c'è un concetto legato alla casualità, al movimento casuale degli elementi in scena.
Certo.

Quindi forse la ricerca è anche quella di un risultato imprevedibile.
Sì, è sicuramente stupefacente l'imprevedibilità. E' ricercata, voluta.

In questa installazione che noi ospitiamo, censurata un paio di volte, realizzata immediatamente a ridosso della tragedia delle Twin Towers, possono affiorare delle letture anche politiche, legate soprattutto al rapporto tra lo spettatore e la comunicazione visiva. Era nelle tue intenzioni suscitare delle riflessioni di questo genere?
Sicuramente. Under Attack è una raccolta di video, sono nove, nove frammenti di video che durano circa dieci, quindici secondi l'uno. Sono contenuti dentro una scatola appesa al muro, dentro la scatola c'è un computer, un monitor a cristalli liquidi e un sistema elettronico che rivela la presenza delle persone. Quando io mi avvicino alla scatola, muovendomi verso il monitor, il video proiettato si muove in avanti, se mi allontano il video torna indietro. E' una sorta di "moviola umana". I video sono tutti i principali frammenti trasmessi da tutte le televisioni del mondo nel settembre del 2001 riguardanti l'attacco alle torri del World Trade Center di New York.
Secondo me questo attentato è stato un elemento discriminante, una finestra, una cornice che si è aperta tra un "prima" e un "dopo", è una cosa alla quale non possiamo fare a meno di pensare, di riflettere, non possiamo chiamarci fuori. Ho voluto obbligare in qualche modo l'osservatore a prendere posizione. Il fatto che l'osservatore, con i propri movimenti, con i movimenti del proprio corpo, rimetta in moto l'azione registrata, costringendolo a diventare responsabile, costringendolo a diventare attore di quanto è stato, è una richiesta esplicita di assunzione di responsabilità.

Una sorta di presa di coscienza.
Sì, si diceva così un tempo (ride).

Le reazioni del pubblico, che tu hai osservato nel tempo, visto che l'opera ha già un po' di anni, sono cambiate dalle prime esposizioni?
La prima reazione è stata di minaccia. E' stata presentata all'XXX Show di New York agli inizi di marzo del 2002 e il gallerista che ospitava l'installazione è stato minacciato di essere buttato nel fiume insieme all'opera se non fosse stata immediatamente rimossa, e questo il pomeriggio stesso dell'inaugurazione.

Il gallerista giustamente ha deciso di smontare l'opera.
Una reazione comprensibile.

Come reagisce invece adesso, a distanza di tempo, il pubblico? Noi abbiamo l'impressione che la gente si diverta.
Un pomeriggio nel mio studio è venuta una gallerista di Padova, la quale, in un momento di mia assenza, correva avanti e indietro buttandosi contro il monitor e facendo versi da cartone animato. La gente, per imbarazzo, per emozione, non lo so... sorride, si mette a ridere... di un fatto che resta drammaticamente vero, drammaticamente grave.

Non pensi che entri in gioco una sorta di assuefazione rispetto ad un immaginario tritato, ritritato, riproposto in tutte le salse e in tutti i modi, e che alla fine si disattivi ogni forma di sensibilità? Come dire che ci si può abituare a qualsiasi evento rappresentato?
E' lo stesso motivo per cui noi stiamo parlando adesso dell'effetto esteriore dell'accadimento delle torri. Le cause che stanno dietro questo fatto non le sappiamo, oppure non ne parliamo. Ci fermiamo di fronte all'aspetto esteriore di questo fatto.

Questo modello interattivo, che in fondo trasforma le macchine in qualcosa di vivo, perché reagiscono ad uno stimolo, come se avessero un sistema nervoso capace di captare gli stimoli esterni e di porre delle reazioni... queste macchine "attive" possono mettere in moto una coscienza maggiore oppure si limitano a coinvolgerci in una dimensione di gioco?
Il gioco è una cosa molto seria, è la prima cosa seria che facciamo. Inevitabilmente con i computer si creano queste situazioni d'interattività, di collaborazione (...) L'interattività è una sorta di spettacolo amplificato, è l'inserimento di una dimensione del tempo diversa da quella del tempo lineare di lettura del video, tipica, per esempio, del DVD.

Se noi vediamo lo spettatore di fronte all'opera, dall'esterno, possiamo vederlo come parte dell'opera?
Lui crea l'opera, crea l'opera nel momento in cui interagisce. L'opera di per sé non viene completata se non è vissuta dall'osservatore. L'osservatore mette in movimento l'opera, e in quel momento l'opera si completa, o si compie.

Quali modelli d'interattività con le macchine immagini o sogni per il futuro?
Una cosa che mi affascina molto sono i videogiochi. I videogiochi e i paesaggi artificiali creati dai videogiochi. La possibilità di poter agire all'interno di questi spazi artificiali "statitici", a tavolino, o on line, condivisi... L'ambiente artificiale, il paesaggio artificiale, è una cosa che m'interessa moltissimo.

La creazione di mondi artificiali si può collegare a quanto dicevi prima, che anche le videoinstallazioni sono racconti?
E' un racconto che sfugge ad una defizione classica, non è il racconto di un libro, con uno sviluppo lineare, tradizionale, dalla prima pagina all'ultima. E' un racconto che può ritornare, fermarsi, andare avanti, sostituire completamente i personaggi, la trama...

Una sorta di racconto dinamico, costantemente in movimento che non ha soluzione.
Una volta si usava il termine ipertestualità. Tempo fa.



 


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