Otolab Op7
Firenze, Festival della Creatività
2 dicembre 2006

Op7 e' una live audiovisual perfomance che attraverso il linguaggio optical sviluppa una rilettura del tema del tunnel come metafora del viaggio e indagine sulla percezione audiovisiva. Il progetto nasce in occasione del festival Mixed Media all'Hangar Bicocca di fronte all'installazione "Sette porte celesti" di Kiefer.
Sette ingressi, sette tunnel, sette viaggi attraverso altrettanti ambienti esperienziali optical, alla ricerca dell'unita' finale.


La performance di Otolab ci colpisce per la coerenza del risultato audiovisivo, e per l'evidenza di una ricerca che sfrutta l'improvvisazione, qualora esista, in modo sapientemente modulare.
La "varietà di essere" di questi ambienti visivi, così sviluppati nelle modulazioni spaziali e temporali (micrometriche e subliminali), non impedisce di classificare la ricerca di Otolab come minimalista. Perchè essa è pura nel procedere creativo: mai contingente, mai troppo specifica, e solo misuratamente ironica.
Questa impressione apparentemente paradossale, coesistere d'essenzialità ed elaborazioni quasi convulsive, dipende forse dalla capacità d'alludere a forme architettoniche familiari senza svelarne mai l'effettiva compiutezza.

Tutto ciò che avviene nel video, succedere analogamente nel sonoro. E se il primo ha tra i suoi caratteri quello evidente della desaturazione, così il secondo è svuotato della componente naturalistica: elettronica potente, schematica, per così dire "architettonica".

Questo non finito spaziale, frutto di un'ideale lucidamente razionale, lo si attraversa secondo una modalità squisitamente videoart. Il viaggio è ritmato e modularizzato in base alle componenti sonore e spesso, gli elementi che lo determinano, si svelano nella loro natura 2d. Ad essere denunciata è, inoltre, la funzionalità stessa della mente dello spettatore, atta alla ricalcazione organica degli spazi. Questa illusionarietà, ritornante ma mani ridondante, permette d'includere il lavoro in una tradizione di ricerca tipicamente videoart.
Ma sono le forme stesse degli ambienti a colpire per il "tocco" creativo e personale: nel background degli autori si avverte il confronto con l'emisfero del design, per quanto di questa tensione resti solamente lo scheletro desaturato. Otolab, arreda la nostra psiche cognitiva provvisoriamente.

Alcuni Tunnel, come il primo, ricordano esperienze tipiche ed evocano percorsi ad alta velocità; altri sembrano alludere a settori / livelli psichici d'elaborazione dell'esperienza; altri ancora, maggiormente gotici, ricordano ambienti metropolitani ma, perdonate il letteralismo, l'impressione è anche quella di procedere al buio in una foresta, dovendosi orientare in base all'idea degli alberi tutto attorno.
Canalizzazioni estrose, asimmetrie cognitive, scelte solo apparentemente arbitrarie, rendono l'esperienza eccezionalmente viva, ben oltre l'idea media/attuale di psichedelia. La proiezione tri-canale fa dello spazio visivo una grande lavagna dove intessere trame geometriche ma in qualche modo anche "narrative".

Tra un tunnel e l'altro, a mo' d'intermezzo, riappare un ambiente audiovisivo di stampo fortemente rituale. Una forma dal riverbero cromosomico, presa a bassa opacità in un circolo che allude, forse, ad altre apparse solo in modalità subliminale all'interno dei loops.
La capacità di costruire sulla contingenza un castello di razionalizzazioni e, subito dopo, quella di decostruire in modo liberissimo i concetti visivi più semplici: questo ci è piaciuto di Op7.

I Tunnel di Otolab sembrano digerire le idee contemporanee di v-jng, videodesign, architettura, videoart e, a pensarci - l'impatto è degno d'un film spetttacolare -, anche l'idea di cinema stesso.

LP


 


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