Pier Giorgio De Pinto
"Il corpo dell'arte è il corpo dell'artista"

Pier Giorgio De Pinto ha recentemente esposto a Milano, presso la Galleria Sciorùm, una selezione di opere in installazione site specific.
De Pinto lavora su un'idea performativa di rappresentazione del corpo, utilizzando il medium tecnologico come forma privilegiata di espressione. Il suo lavoro si sviluppa attraverso intenzionalità concettuali trasferite alle immagini, e sottende un'etica della percezione contemporanea che pone le basi nella concezione positivista del mezzo e della cultura materiale (Giuseppe Carrubba, dal Bollettino Telematico dell'arte).
Tra i tanti artisti dediti all'installazione audiovisiva, De Pinto colpisce per l'intensità delle componenti estetiche e ricorda, nella sintesi delle sue icone, certe creazioni di Amaducci. Ma in questo caso, una tendenza contemporanea e quasi pop sembra anticipare la catarsi surrealista.
Sacer e Amnios corrispondo ad una rivisitazione in chiave contemporanea del sacro, e del mito della nascita e della metamorfosi. Tra Dionisiaco ed Apollineo De Pinto si mette in gioco in prima persona e, nelle performances, offre il suo corpo come logos di trasfigurazioni, di visioni collettive e personali, di sperimentazioni linguistiche (...) Le figure sono statiche, congelate all'interno di un processo dinamico, sottendono al ricordo di un'azione o di un movimento. Lo spazio è basato su equilibri precari, la profondità viene suggerita dall'immagine, dal colore, dalle sovrapposizioni segniche o materiche con chiari riferimenti organici.
In queste immagini, l'accumulazione di materiale espressivo è a tratti convulsivo, forse barocco, ed i riferimenti simbolici sono ben lungi dai dualismi tipicamente occidentali: non ci sono dicotomie nell’analisi che Pier Giorgio De Pinto applica al mito, non ci sono schemi e suddivisioni, piuttosto la necessità di agire sull’immagine come una forza contaminante, un’energia che attira il mito e lo assorbe nel corpo dell’artista per riprogettarlo. Dioniso e Apollo diventano iconografie che si mescolano nella carne, che si intrecciano nella luce, che si infrangono in innumerevoli rifrazioni (Andrea Cioschi, da Zoocaffé).
L'idea di videoinstallazione classica, normalmente praticata da autori di tendenza "minimalista", rivive qui una sorta di estasi specifica. De Pinto favorisce l'eccesso in forma di immagini, testi, generando un "caos verticale" con un compositing particolarmente istintivo. Uno stile eccessivo per concetti che si fanno liquidi, plasmabili, disciolti. Un’eccesso iconografico dell’arte che si rapporta con la Storia, implosa ormai su stessa, per incidere le infinite variazioni e vibrazioni del proprio tempo. Per affermare che l’arte è la necessità di osare (Cioschi).
L'artista destabilizza attraverso il procedimento: comporre, correggere, montare, ricomporre inventare cifre o motivi, per dare espressività e introdurre nuovi segni visivi e visionari. L'interesse per il travestimento simbolico e la decorazione del corpo, da parte dell'artista, suggerisce come le esperienze di qualche decennio fa, la body art e la performance, siano un humus di riferimento per il suo lavoro. Il mezzo è il corpo dell'arte, il corpo dell'arte è il corpo dell'artista
(Carrubba).

http://www.sciorum.com/13nov2006.html


 


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