
Daniele Carrer pochi giorni dopo la realizzazione di questa intervista ha ricevuto la notizia dell'inaspettata vittoria a Videokids, festival friuliano di ottimo riferimento per gli amanti della sperimentazione trash e underground. Ed ha vinto con "Il Mio mondo personale", che, seppur simile a tante altre produzioni degli ultimi anni, dimostra inequivocabilmente la potenza del mezzo video, così limitato e limitante ma pericoloso come un cannone qualora posto tra le mani di chi vuole suggellare le emozioni più pungenti. Pericoloso, probabilmente, anche per l'effetto di "rinculo". In questa intervista, scopriamo come Daniele gestisce questi due momenti.
Daniele Carrer nella sua localizzazione artistica resta comunque un personaggio di confine, perchè pur lanciando brevi invettive con le immagini, lungi dal dir che faccia videopoesia; perchè nonostante rifiuti l'idea di confrontarsi con gli attori, ha sempre come riferimento il mondo del cinema anche spettacolare, e perchè comunque sia la sua presa di posizione è tutt'altro che tipicamente underground. Ecco l'intervista al frutto più "acido-lucido" (è il nome del suo lavoro più inedito) del Nord est italiano in video!
Hai cominciato a fare video circa 4 anni fa; da allora conti diverse partecipazioni a festivals, passaggi televisivi, ecc. Il tuo percorso ha una meta precisa o vivi la tua attività sublimando il presente? Raccontaci la tua storia.
Vivo nel tentativo di emergere, di esprimermi al di fuori delle solite 8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, 365 volte all'anno meno tre settimane ad agosto. Non posso fare a meno di invidiare certi irraggiungibili stati di grazia. Voglio sperare che dietro alla mia volontà non ci sia solo un'adolescenziale volontà di inseguire chissà quali miti californiani, e spero che la scelta di fare un dato tipo di video abbia confermato questa realtà. Quando tre anni fa mi sono visto in televisione, in quello che era pur un programmino sfigato, mi è venuto in mente che forse ne valeva la pena. Ho preso in mano la telecamera, perché per imparare a suonare la chitarra ci voleva troppo tempo.In quanto autore, ti identifichi in opere-diario pregne di disagio esistenziale. Attualmente, ti sarai accorto che in molte occasioni questo atteggiamento è considerato da un lato (cinema) logorroico e dall'altro (videoarte) antiquato. Ma contemplate a se, le tue opere colpiscono per l'impatto verbale, rivelandosi ricche di analogie e spunti interessanti, ai quali si ripensa facilmente a distanza di tempo, come a pensieri rimossi che tornano improvvisamente. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa forma-diario?
Credo fondamentalmente nella necessità di costruire video cercando i giusti estetismi. La forma deve dare un senso ai contenuti. Ogni volta che mi arriva a casa la lettera di un Festival non mi stupisco mai di quello che c'è scritto. Posso non essere selezionato alla sagra paesana come posso vincere un oscar. Io per primo mi sento preso per il culo quando vedo i soliti corti girati con telecamere di fortuna dove si dice che la vita è male e il futuro non esiste. Bisogna convincere chi ti guarda che il ragionamento che precede le tue parole ha un senso, e lo puoi fare solo se fai bene il tuo lavoro di videomaker scrivendo cose particolari, studiando le inquadrature e montando in maniera consona a quello che hai in mano, nella speranza che prima o poi qualcuno si accorga di te.L'ultimo tuo lavoro (vedi recensione) lascia l'impressione del"capolinea". Cioè, quando la soggettiva del guidatore si arresta, e quando la voce fuori campo sigilla un definitivo atteggiamento di cinismo, allora l'impressione è che difficilmente potremmo vedere un seguito di questo film, mentre in In un mondo che anche se sisentiva uno sparo (suicidio?) l'opera non si concludeva così prepotentemente sul piano etico. Pensi di aver chiuso un periodo evolutivo?
E' vero che si cresce, e che i video che facevo tre anni fa sono abbastanza diversi da quelli che faccio oggi, ma penso che non mi sia accaduto niente in grado di determinare la fine di un periodo. Concettualmente mi muovo sempre nello stesso modo: scrivo, giro e taglio, anche senza nessuno. Ciò mi da la libertà di non dover rendere conto a chissà chi di quello che faccio. Non posso più realizzare opere come "In unmondo che" perché richiedono lavorazioni lunghissime che non riesco a gestire oggi che ho un lavoro. "Ilmio mondo personale", invece, è un video semplicissimo, da girare in due giorni, ma non per questo manca di incisività. Quando metto in cantiere un cortometraggio non faccio mai l'errore di non confrontarmi prima con scene, luoghi e tempi di realizzazione compatibili con quello che ho.Hai mai girato una fiction? L'impressione è che tu tenda ad allontanare la figura del personaggio dai tuoi video, come in un fatale rifiuto del mondo esteriore, un "mondo degli altri" che ti ha deluso (permettimi questa congettura!).
La mia megalomania non arriva a un livello tale da farmi ritenere deluso del mondo degli altri, perché purtroppo vivo e mi ingrasso della loro stessa vita. Non ho mai girato fiction partendo dal principio che non ho ne la voglia ne il pudore di cercarmi attori, eche comunque esiste tanta gente che lo saprebbe fare meglio di me. Non è il genere di produzione in cui sarei in grado di lasciare il segno.Hai mai sentito il bisogno di gettarti una dimensione totalmente interiorizzata, abbandonando i riferimenti al mondo esterno?
Ho smesso di fare viaggi introspettivi a 8 anni. Certi estremismi culturali non fanno del bene a nessuno. Quando esco e mi trovo casualmente ad un tavolo con il solito finto genio che comincia a parlare di argomenti del genere non penso mai "questo è uno che ha capitotutto dalla vita", mi dico piuttosto "certo che non gli passa proprio un cazzo". Non vorrei mai che qualcuno mi immaginasse a guardare film iraniani o achiedere in prestito libri in biblioteca. Come apprezzavo i film sottotitolati che facevano la notte su Raitre, non ho problemi ad ammettere di guardare volentieri anche le commediole anni 70 con AlvaroVitali.Il disagio esistenziale testimoniato da molti tuoi video corrisponde a quello di una provincia piatta e grigia, di domeniche passate al bar o in sala giochi. Com'è la situazione dalle tue parti per gli artisti come te? Mi sembra sia una terra ricca di contrasti, e forse per questo più "reattiva".
Il cazzo di Nordest iperproduttivo in cui vivo è unambiente del tutto particolare, e che per questo è una continua ispirazione per chi ci sta dentro poco meno che superficialmente. Da commesso mi è capitato divendere un televisore al plasma da 20 milioni a un'associazione culturale qui della zona. Non so quanti soldi ci possano essere dietro a un organismo che riesce a togliersi certi sfizi. Mi spaventa il fatto che invece a me nessuno darebbe nemmeno 50 milalire per un video. Non ricordo chi nel film "Il disprezzo" diceva una cosa del tipo: "Quando sento parlare di cultura metto mano al portafoglio", quando ho visto la commissione del televisore ho capito acosa si riferiva.Che impressioni ricavi da quello che succede ogni settembre sul Lido a Venezia?
Mi affascina parecchio la mondanità che gira intorno alla Mostra del cinema. Ci vado tutti gli anni, e sono il primo a piazzarmi davanti all'Excelsior per vedere chi esce. E' chiaro che il vero cinema è altro, ma sono sicuro che è anche per tutto ciò che la maggiorparte di noi è qui. Due mesi fa mentre ero seduto adaspettare che venisse fuori chissà quale VIP una straniera si ferma e mi chiede: "Ma cosa aspetta tutta questa gente?", dalla faccia che ha fatto dopo che le ho risposto ho capito che in quel momento forse misentivo un po' stronzo.Che rapporto hai col mondo dei festivals di cortometraggi? Spedisci ancora molto spesso? Molti autori col tempo si annoiano, altri si fermano ad un loro presunto apice, o divengono maggiormente selettivi e riservati. Che si può fare per far circuitare maggiormente le opere di un certo tipo?
Sono poco selettivo, non spedisco solo a quelli che l'anno prima non si sono nemmeno degnati di dirmi sela cassetta gli era arrivata. Il trauma più grosso l'ho avuto appena preso internet: digitando il mio nome su un motore di ricerca ho scoperto a un anno e mezzo di distanza di essere stato trasmesso da un festival del quale non avevo più avuto notizie. Mi fagirare le palle vedere che da due anni i festival gli vincono sempre "Arturo" e "Pianissimo". Ricordo nel '98 a Castrocaro c'era una specie di critico che ogni tanto prendeva per il culo gli autori, tra l'altro inmaniera per niente simpatica nonostante fosse nelle sue intenzioni farlo. Penso che il cinema italiano l'abbia ucciso la gente come questa, prima ancora della famiglia Vanzina. La maniera migliore per far circuitare le proprie opere penso sia purtroppo quello di crearsi una mafia di amici e amici di amici, non necessariamente uomini di potere. Internet e la tecnologia sono forse l'unica strada per cambiare lo stato delle cose. Esistono diversi siti per i cortometraggi, e una volta superati i limiti della lentezza della rete forse si aprirà una nuova era. Uno di questi, www.cortometraggi.net, ha pubblicato alcuni dei video a cui ho fatto riferimento in queste quattro stronze parole, lascio giudicare ad ognuno se lo erano veramente.
IL MIO MONDO PERSONALE
I PARTE: ELOGIO ALLA VIOLENZA
Io non sono un violento. La violenza non appartiene alla normalità, e allora io non sono un violento. La penso come tutti gli altri: quando in America ne bruciano un altro sulla sedia elettrica sembra che il pianeta intero si scandalizzi, in realtà non glie ne frega un cazzo a nessuno. Pure a me. E' solo una questione di apparire il più simile possibile al modello di bravo cittadino imposto dalla società,invece io sono semplicemente fiero di sbattermene i coglioni di queste stronzate e di tutti quelli che cistanno dietro, perché è l'ipocrisia che ha rovinato ilmondo. Il dispiacere che l'uomo comune prova di fronte a un omicidio non è amore per il prossimo, è solo un mezzo per manifestare la sua paura di trovarsi implicato nelle stesse circostanze, ma nemmeno queste considerazioni mi riguardano, visto che, come insegnala statistica, i cattivi non rimangono mai coinvolti dalla parte sbagliata in avvenimenti così spiacevoli. Ho sempre adorato la genialità della follia che sta alla base di un fatto di sangue. Credo che da piccolo mia madre avrebbe potuto fare a meno di cambiarmi le mutande per una settimana senza sentirmi pronunciare una parola, ma non sono sicuro che sarebbe successo lostesso se non mi avesse permesso di crescere insieme aquella marea di produzione nipponiche volte a esaltarenei bambini la loro naturale predisposizione alloscontro fisico. Ogni posto dove il sangue scorreva afiumi rappresentava per la mia psiche un orgasmomaniacale, il divertimento allo stato puro. I miei amici si chiamavano "Megaloman" e "Ken il guerriero". Se stavano male loro stavo male anch'io, ma questo non succedeva mai visto che alla fine vincevamo sempre noi. Non importava se poi eravamo buoni o cattivi, perché l'unica cosa che esisteva era vincere distruggendo gli altri, come succedeva in "DoubleDragon". Passavo interi pomeriggi a giocarci nei più sozzi bar di periferia con alle spalle insignificanti semiubriaconi piccolo borghesi di merda che si raccontavano maree di boiate falso umoristiche affogate nella loro più irreversibile ignoranza che dicerto non contribuiva a farmi credere che quello che stavo facendo fosse una perdita di tempo. Dovevo solo inserire una moneta e aspettare di prendere in mano la mazza da baseball per fra cassare tutti quelli che mi venivano incontro, senza guardare in faccia nessuno. Credo di essere stato l'unico sulla faccia della terra a riuscire a finirlo con un gettone. La perfezione assoluta. Alla fine mi firmavo sempre "Dio", ma se ci fossero state sei lettere avrei scritto "Satana", perché nella vita o stai da una parte o stai dall'altra, chi sta in mezzo è come se non esistesse. In fin dei conti il mio strano modo di interpretare la giornata non dispiaceva alla gente che mi viveva intorno e forse mi rendeva ancora più simpatico. Se invece mi avessero trovato con un giornaletto porno allora avrei smesso di vivere.Voglio sottolineare che non mi ritengo una vittima della società. Non ho di certo avuto un'infanzia difficile, o perlomeno c'è stato chi se l'è passata peggio di me. La mia era una famiglia comune a tante altre e il mio destino era di avere una vita normale in un mondo normale; non è stato così. Punto e basta. Non importa se sono malato geneticamente e il mio comportamento non dipende da un puro fatto voluttuario, perché né in cielo né in terra questo potrà mai far perdonare i miei peccati. Non ho assoluzioni e non voglio che nessuno mi salvi il culo, visto che io non l'ho mai salvato a nessuno. Vaffanculo a quei perbenisti che sanno sempre quello che è giusto e quello che è sbagliato e vaffanculo a quelli che ogni volta dicono che è colpa di questo mondo così crudele. Perché non è vero un cazzo.
contatti: dcarre77@yahoo.it
torna all'intro