
Come autore, hai cominciato la tua attività manipolando super8, fino ad arrivare al montaggio digitale. Hai attraversato e superato l'era dei formati magnetici, delle vhs e dei v8, proponendo sempre lo stesso immaginario amatorial-surrealista, talché oggi ti ripresenti con Trash man 2, il seguito di un tuo vecchio film. Come sono intervenuti sul tuo stile tutti questi cambiamenti tecnologici? Immagino che a volte non sia stato facile adattarsi.
No, devo dire che sono a mio agio con la tecnologia: d'altronde più strumenti hai a disposizione per esprimerti, più il tuo lavoro si arricchisce, contribuendo a rinforzare il tuo stile, che resta comunque indelebile. La cosa dolorosa è sapere di volta in volta che hai tra le mani un nuovo giocattolo che estende le tue capacità creative e questo comporta sempre una fase di stallo fatta di studio, disciplina e ordine; ti obbliga alla calma, ti separa dall'obiettivo che tu hai fretta di raggiungere come un invasato. Una vera e propria doccia fredda sul tuo furore creativo! Mi viene in mente KUNG FU, il telefilm: ogni volta che salto sulla sedia perché vorrei arrivare al punto, mi immagino il vecchio saggio cieco che mi riprende, "No, no"... ci vuole una calma zen con la tecnologia, affinché divenga la nostra estensione. Esattamente come una matita.Nelle tue opere la creazione di un'atmosfera sospesa, di una tensione incalzante, a tratti di una paranoia, sembra essere l'elemento conduttore e scatenante. Penso a Vision o a Trashman, ma anche a 1998. In ciascuna di queste opere, una serie di visioni e di suoni preparano lo spettatore ad una manifestazione finale, che non è necessariamente un finale a sorpresa (come in 1998 o in Universe), anzi la realizzazione di una sorta di profezia (come in Trashman o in Vision, la mia preferita). Mi sembra che la tua rivisitazione del trash parta dalla sublimazione di questo turbamento. Hai forse cercato, tramite il video, di espiare dei sentimenti particolari?
Credo abbia a che fare con la fascinazione, e la paura, per tutto ciò che è arcano, in tutte le sue forme. Forse tendo a essere un po' ambiguo o poco positivo in alcuni miei finali, perché ciò che è arcano ha un'energia che mi spaventa, ingestibile per la nostra esperienza umana. Ma nello stesso tempo, ci attrae, non è così? Paure e fascinazioni si scatenano nelle mie storie, ma sembrerà strano per un temperamento creativo, io sono per natura tutt'altro che sciroccato. Sono posato, tranquillo, abitudinario, con i miei punti di riferimento, i miei riti, insegno Storia dell'Arte... la cosa interessante è che invece la nostra vita ha diversi momenti bizzarri, assurdi, a volte fantastici... a volte di orrore puro, improvviso. Volete sapere come è nata l'idea del primo Trashman? Ho letto sul giornale che un tizio è stato morsicato a un testicolo da un topo sbucato dal water del suo appartamento... a Milano! Succede, ragazzi!
Trashman 2 The Desolator, dà conferma alle mie impressioni, e la logica strutturale delle tue precedenti opere, che dava adito a interpretazioni univoche, è messo in discussione a favore di una maggiore ambiguità. Il finale di Trashman 2 offre diversi spunti per una interpretazione e forse anche per un simbolismo. La defecazione del protagonista non è più la naturale introduzione ad un episodio trash, come nel primo episodio in cui ad essere espulso era un mostro animato con effetti speciali. Qui invece, il soggetto in questione non è mai rappresentato oggettivamente ma si assiste solo alla sua visione soggettiva, e all'inevitabile conclusione del suo tragitto, segue una sorta di calamità naturale/sociale. Non ti chiederò se hai scritto questo corto prima o dopo l'11 settembre, ma ti chiedo che cosa testimonia per te, nelle tue intenzioni, il personaggio intestino di Trashman2.
Ha qualcosa di lirico, di esotico, di onirico l'idea di un uomo che improvvisamente si trova ai confini della realtà. Nel caso di T2: the Desolator, forse c'è anche la paura del corpo. Quando siamo a letto, immersi nel silenzio, avvertiamo meglio la vita del nostro corpo: impegnatissimo a digerire, pompare sangue, sintetizzare liquidi... è vivo, e fa tutto da solo. Pazzesco, no? Potrebbe anche venirgli in mente di produrre chissà cosa, creare chissà quale reazione chimica o mutazione, come nel caso dello sventurato protagonista di T2! Il corpo è qualcosa che esula dalla nostra volontà, e in casi meno catastrofici e più quotidiani è spesso fonte per noi tutti di spauracchi. Cos'è sto cicciolo? Perchè mi fa male lo stomaco? Ho voluto amplificare la paura dell'anarchia del corpo fino al cataclisma, al disastro pubblico, ai pompieri che vengono per colpa tua, con esiti indubbiamente comici: si può anche pensare che altri disastri magari sono successi nello stesso modo, e non per colpa della bombola del gas!Sia in quest'ultima opera, sia nelle precedenti, non hai mai fatto a meno d'inserire momenti, quasi vignette, nelle quali l'effetto speciale è protagonista assoluto. Ad esempio la scena del grosso rasoio che prende fuoco in Trashman 2. E' da notare che i personaggi non hanno mai una reazione di meraviglia o paura, ma piuttosto di curiosità e lieve stupore: per loro, queste sono tutte cose normali. Dunque, i tuoi corti si sviluppano in una dimensione assolutamente onirica, e i personaggi non sono personaggi reali, ma "abitatori del mito", sorta di "divinità" distratte da un ozio secolare (generalmente li troviamo a letto, alla tv a fare zapping, in bagno seduti sul cesso, quasi sempre in accappatoio e mezzi addormentati).
E' proprio così e sopratutto la serie di Trashman cristallizza queste caratteristiche in ogni episodio, compreso un certo stile fumettistico; Trashman già dal titolo è un fumetto. Soprattutto nel 2°, dove ho saturato i colori e inserito vari effetti speciali per renderlo eccessivo proprio come i fumetti. Quel che accade a questi protagonisti è assolutamente onirico, i toni giallo/verdi/blu, la luce con cui li illumino è quella di un acquario dove si muovono come galleggiando. Sono situazioni limbiche, di sonno/veglia, una zona secondo me a contatto con altre dimensioni.Quando hai cominciato la tua attività di film maker, quali erano i canali possibili per promuovere le opere? Penso a festival ma anche a riviste underground. Ed oggi, a quali canali ti affidi? Conosci l'ambiente trash/underground attuale?
Su riviste underground ho pubblicato molti fumetti e vignette, più che altro: verso la fine degli anni '80, quando ho cominciato a far circolare i miei super 8, la cultura del corto era ancora poco diffusa e non c'erano molti altri canali di promozione oltre ai pochi festival di cui venivi a sapere per vie traverse. Questo soprattutto perché la tecnologia non consentiva di equipaggiarti decentemente, se non a cifre esorbitanti; quindi era solo per pochi veri appassionati. Oggi con poco hai la possibilità di essere già un professionista, e in più internet è informazione istantanea, villaggio globale di noi filmakers. Le possibilità quindi si sono moltiplicate esponenzialmente. Ma devo ammettere che giro poco i vari festival, per pigrizia e per mancanza di tempo.Ho conosciuto molti anni fa le tue opere al festival Round, che a mio avviso rappresenta il paradigma del festival di video indipendente degli anni¹90, con tutti i difetti e pregi del caso. Questa rassegna ti è familiare anche per ragioni geografiche. Che opinione hai di questo genere di manifestazioni e di Round in particolare?
È vero che ad una proiezione a questa rassegna sei riuscito a mandare in tilt il proiettore super8, con i tuoi serratissimi "tagli a scotch"?
Round mi fa venire i sensi di colpa e assolutamente quest'anno parteciperò! Ma ho dovuto fermarmi qualche anno ad aspettare al varco che la tecnologia fosse duttile e accessibile, per tornare in pista. Io sono partito con Vision, e il primo Festival a cui ho partecipato è stato Round. Scarponi che all'epoca lo promuoveva mi ha sempre sostenuto tantissimo, aveva in simpatia le mie cose e aveva un modo scanzonato di incoraggiarmi, quando ero colto dal terrore di presentarmi a una sala zeppa di persone. Positivo e appassionato: è stato grande. A Round ci sono affezionato, e i ragazzi che ci lavorano hanno una passione che ammiro.
Vision si è schiantato mi sembra a metà proiezione, nell'87: quando le luci si sono accese, avrei voluto dissolvermi nell'aria, c'erano tutti i miei amici, le ragazze con cui volevo far colpo... e ci sono riuscito. La seconda rottura verso la fine, ma ormai, come dice Nietzche: ciò che non ti ammazza ti rende più forte! Anche "1998", nell'89... rotto a metà strada. Il bello di 1998 è che non l'avevo sonorizzato su pellicola, volevo una proiezione memorabile, in stereofonia: avevo portato il mio HI-FI e due casse da casa e l'ho fatto partire in sincrono! Fortuna che nei miei film non ci sono quasi mai dialoghi... no, basta, mi sono detto: sono un massacratore di pellicole, un Terminator della celluloide: ci vuole un supporto più forte. Ed è stato il salto al video.Adesso che sei riapparso, con Trashman 2, nel mondo dei filmaker, cosa dobbiamo aspettarci dalla tua produzione? Pensi che metterai in discussione il tuo stile, che lo rielaborerai anche da un punto di vista concettuale?
Immagino di sì. Devo ammettere che ho voglia di raccontare storie con più calma, più tempo, più cuore. Con un ritmo più cinematografico e accessibile. Storie con più ampio respiro, meno allucinogene. Sto lavorando a un progetto un po' ambizioso, di genere fantascientifico: voglio rifare il verso alla fantascienza anni '70, la mia preferita; apocalittica, ecologica, minimale... ma perché non fanno più cose così? Per la prima volta ho un bel po' di attori, e voglio sperimentare qualche altro effetto speciale, creare matte paintings... ma non rinuncerò alla mia vena surrealista, mi diverto troppo!contatti
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