Luca Ballini è da considerarsi uno dei principali esponenti in fatto di produzione video a Firenze, un artista e operatore il cui percorso formativo si è svolto in attento parallelismo con il frenetico sviluppo tecnologico degli ultimi anni. In un esistenza bersagliata continuamente da immagini di ogni genere, per Ballini la conoscenza delle possibilità della manipolazione video sembra poter corrispondere ad una riorganizzazione delle energie del reale.

Parlaci del tuo rapporto personale con il mezzo video; attinente ad esso è la tua arte come il tuo impiego con il Videolab. Questo può significare non distogliersi dal legame uomo: macchina nemmeno durante il week end...
Per me esistono diversi modi per rappresentare quello che vogliamo comunicare, ed io ho iniziato quando avevo 13 anni a scattare una miriade di fotografie, era affascinante rinchiudersi al buio della camera oscura e vedere che le immagini prendevano forma sotto i miei occhi. Passavo nottate intere in questo luogo e al mattino mi ritrovavo le fotografie ad asciugare in ogni parte della casa. Poi è stata la volta della musica, insieme ad altre persone suonavo in un capannone alla periferia di Firenze, con strumenti autocostruiti e non, e mi ricordo che dovevo sempre creare l'atmosfera con delle diapositive proiettate sui muri scalcinati, insieme a questi amici riuscivo a creare delle situazioni molto interessanti, c'era attività fisica, un bel movimento che non assomigliava per niente ai salti o alle schitarrate roKKettare che imperversavano ormai da 30 anni. Un movimento che andava documentato, e così ho iniziato a fare le prime riprese video. Il video era il punto d'incontro tra fotografia e musica, era eccitante e creativo. Ho fatto un po' di pratica e andando avanti ho trasformato questa passione in una attività, che ormai è diventata la mia unica fonte di reddito. Adesso nutro un profondo interesse verso tutto cio che è immagine, che è immagine e suono, cerco di vedere una immagine in tutto quello che è suono e viceversa, è per questo che non posso fermarmi nemmeno durante il week-end, viviamo immersi in un mare di immagini, reali, virtuali, le possiamo vedere, ignorare, ma ci attraversano comunque ed io sono interessato a captare tutta l'energia che si trova in esse ed a restituirla sotto una forma fruibile, attraverso un mezzo che unisce la potenza dell'immagine e del suono.

Gran parte dei tuoi video sono caratterizzati dalla presenza di oggetti postindustriali. Mi sembra che in Sound, il fascino legato a questi residui "simbolici" sia stato traslato in forme digitali altrettanto meccaniche e conchiuse. Consideri queste nuove scelte come risultati della metabolizzazione del lento passaggio dalla creazione interamente analogica al computer?
Sì è vero, nei miei video spesso si possono vedere i residui dell'esperienza fatta con il gruppo in cui suonavo. La nostra era un'attività tribale da clima post-industriale, c'erano tante percussioni, c'erano pezzi di macchinari recuperati in giro, c'era l'energia del lavoro in fabbrica, il ritmo della macchina che scandiva il tempo con precisione ossessiva e tutto ciò assomigliava alla vita ripetitiva, alienante di tutti i giorni, era un modo per esorcizzare il sistema oppressivo in cui vivevamo. Questo periodo è stato molto importante per me, ho sentito di avere un ruolo attivo di denuncia, era caratterizzato da una ricerca assidua di tutti quegli oggetti che potevano rappresentare un simbolo che evidenziasse quello stato dimalessere generale causato dalla massificazione della nostra società. "Sound" non è altro che uno dei miei ricordi, che ha preso un forma visuale definita, in esso c'è il ritmo vitale, la libertà dell'individuo, l'unione fra le persone, partendo da una danza di cromosomi che caratterizzano ognuno di noi, si intravede il pericolo, che non è solamente la contaminazione radioattiva richiamata dal simbolo, ma più determinante, quello di una società che non sa fermarsi a riflettere sugli sbagli, quindi credo sia normale per uno che lavora con le immagini parlare per simbologie. Lavorare nel dominio digitale permette di visualizzare qualsiasi cosa si voglia, non solo immagini reali ma anche oggetti creati partendo da forme primitive e poi evoluti in altre forme, oggetti la cui modellazione è guidata dall'immaginazione, dal sogno, dalla percezione. C'è la possibilità di visualizzare qualcosa che esiste solo nella propria mente.

Ti consideri ancora un artista sperimentale, o te la senti di parlare di un certo tipo di videoarte e di estetica nei termini di una loro "classicità"? in altre parole: ti senti un artista di genere?
La sperimentazione è la base del mio lavoro, non ha termine, anzi certe volte quando credo di avere percorso tutte le strade per arrivare ad un risultato ho una strana sensazione di angoscia, un senso di vuoto ed è come se il mio lavoro di ricercatore non servisse più, per fortuna però tutto passa molto velocemente e mi rendo conto di avere ancora percorsi alternativi tutti ugualmente interessanti. La continua evoluzione del mezzo tecnico permette di esplorare nuovi campi di visualizzazione ed anche di ritornare a considerare i materiali che precedentemente erano stati esclusi. Penso comunque che tutto il mio lavoro tenda a stimolare più che a rivelare delle verità, vorrei che ogni persona si creasse una storia propria guardando le mie immagini, in particolar modo in lavori come "Fluid" dove un liquido giallo scende per gravità, ma che in una prossima istallazione potrebbe tornare verso l'alto.

Una cosa che colpisce delle tue opere è la ricerca della sincronia tra immagini e musiche. Questa ricerca sembra plasmare la struttura stessa dei video.
Come ho gia detto in precedenza, quando osservo delle immagini ho la percezione del suono, che può essere anche un silenzio, così quando la musica ha un ritmo cerco di far interpretare questo ritmo alle immagini non limitandomi a tagliare sulle battute regolari, ma studiando i passaggi che avvengono nei cambiamenti di velocità, in modo da ottenere il miglior rapporto tra video e audio. Cioè non è sempre il video che suggerisce il sound appropriato, ma anche un certo suono può farmi cercare un' immagine consona; il sincronismo tra audio e video è comunque molto importante perché dà più forza alla ricostruzione della storia durante la visione, proprio per un fattore biologico insito in noi.

Ho parlato di simboli, anche perché nei tuoi ultimi prodotti si osserva la presenza di emblemi legati all'alchimia. Si tratta di semplici citazioni?
No non è un discorso esoterico, i simboli di derivazione alchemica presenti nei miei video fanno parte di esperienze fatte in momenti importanti, la cosapevolezza dell'esistenza di un periodo in cui non si avevano conoscienze scientifiche approfondite ma si provava comunque ad usare un metodo di codifica di certi fenomeni, mi ha sempre incuriosito, così come l'estetica della grafica già abbastanza evoluta, in fondo guardiamo al passato per conoscere il futuro, ed in passato ci sono stati dei periodi artistici pieni di suggestione. La simbologia alchemica mi ricorda ancora, la similitudine che c'è fra questa pratica incerta e il miscuglio di contributi digitali di varia povenienza che imperversano negli spot attuali, penso che si possa parlare anche di alchimia digitale.

Tra le altre cose risulti nello staff di "Fabbrica Europa", importante rassegna fiorentina attiva da diversi anni. Senz'altro, un punto di convergenza interessante, ma spesso ho avuto modo di constatare una certa caoticità, specie in alcune performance, ed anche una incoerenza nei confronti delle premesse della rassegna (vedi il nome stesso).
Sì, da alcuni anni curo la documentazione audio-visiva di Fabbrica Europa, e lo faccio con assoluta passione visto che la ritengo l'unica manifestazione di un certo profilo artistico, complice anche lo stupendo spazio di archeologia industriale della Stazione Leopolda. Bisogna comunque considerare che la manifestazione fino a qualche anno fa si chiamava Fabbrica Europa "Il disordine delle arti" e quindi una certa caoticità è inevitabile, certo ci si può lasciare andare, nella critica della direzione artistica, in quella della divisione degli spazi. Io la vorrei più sperimentale, meno etnica, più performance, meno danza; dovrebbe essere più fabbrica che salotto, ma è comunque un luogo dove sono passati artisti che hanno lasciato il segno e per una città come Firenze che vive di passatismo è sempre qualcosa.

Con il videolab mi sembra siate sempre alla ricerca di mezzi e soluzioni al passo coi tempi; quali evoluzioni prevedi per i prossimi anni, in fatto di "video"?
La Videolab è stata pioniera nell'uso delle tecniche digitali, quando ancora non funzionavano noi le usavamo con caparbietà, lavorandoci le abbiamo fatte crescere. Oggi "il digitale" è sulla bocca di tutti, ormai le centraline devono essere nascoste, perche la manopola tradisce la natura analogica ed i clienti vogliono montare solamente in digitale, anche se devono fare tre tagli e mettere un solo brano musicale. Invece c'è un enorme potenziale creativo che va sfruttato, tecnicamente possiamo gia fare qualsiasi cosa, è solo una questioni di costi. Sono sicuro che in futuro le novità riguarderanno la distribuzione del prodotto, ci saranno le tecnologie per mandare in tempo reale sul web contributi video di qualità accettabile, gradualmente si passerà alla distribuzione attraverso supporti DVD o forse il video dovrà essere 'sfocato' per non renderne troppo evidente il contenuto!

contatti: yballini@tin.it

 

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