Visi svelati

di Elisabeth Frolet (2000, 20')

 

Persone qualsiasi, di qualsiasi nazionalità, amici come sconosciuti incontrati all'Autogrill, donne, uomini o bambini, vengono messi davanti alla videocamera. Si dice loro di coprirsi il volto con le mani per poi, dopo essersi "svelati", dire qualsiasi cosa passi loro in mente. Niente, fin qui, che non si sia già visto. La persona sola e "lasciata libera" di agire di fronte alla videocamera si trova immediatamente nell'imbarazzante situazione (magia del mezzo) di essere in qualche modo di fronte a se stessa, come "allo specchio", uno specchio però che "guarda", "ricorda" e poi "racconta". Mascheroni di pietra di antiche fontane, caricate di mistero dal loro essere frammenti, resti calcano il concetto di ciò che già, inevitabilmente, vediamo: una serie di maschere viventi. E' questo, prima del finale, l'unico intervento diretto dell'autrice.
Gli spezzoni, ognuno con l'intervento di una persona, appaiono infatti nella stessa sequenza cronologica della loro realizzazione, quindi senza alcun intervento di montaggio e, c'è da crederci, alcuna omissione del materiale girato. L'uso "documentaristico" della videocamera è allora evidente. Essa registra le diverse reazioni: alcune impacciate, altre visibilmente affettate, qualcuna spiritosa, qualcun'altra "forzata" e via di seguito. Così facendo semplicemente ci restituisce una metafora dell'uso abituale che l'uomo fa di maschere nella propria esistenza (maschere che la videocamera può al massimo scalfire, ma non penetrare). E in ogni metafora, per quanto semplice e diretta, della vita non può mancare la morte: l'autrice, lo abbiamo visto prima, ha stemperato questo atteggiamento "freddamente catalogatore" con gli inserimenti "significanti" dei mascheroni di pietra.
Nel finale interviene più decisamente: appare in prima persona, svela nel modo consueto il viso e recita: <La morte è un filo d'oro>. Subito dopo, sugli ondeggiamenti di teli bianchi stesi al vento, scorrono i titoli: <Elizabeth Frolet> ; <Roma 2001> ; <vita salvata da Alessandra Celletti>. Al mistero di questa frase seguono le ultime inquietanti metafore visive di morte: due fermi immagine, l'uno di un "volto celato", l'altro degli stessi panni bianchi che un attimo prima si muovevano al vento.

Luca Canavicchio

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