Videosogno
di Alessandra Celletti


"Un piccolo videosogno dedicato con leggerezza e simpatia al signor Erik Satie, dalla sua affezionata Alessandra Celletti". Un tributo ad un animo familiare, più che un commento o una ricerca. Un "sostare" nelle emozioni scaturite dalle opere di quest'autore, rapportandovisi tramite il Video.
Videosogno riprende il filo d'Arianna già raggomitolato in La Toile de L'arragnee, e questo filo si rivela senza fine: il lento rimuginare sulle immagini, il loro riordinamento effettistico, non si arresta un istante, così come non si arresta la realtà ad esso parallela, sorgente inesauribile di materiale ed ispirazioni.
Le immagini si organizzano in contesti onirici, in agglomerati di senso, generanti episodi della durata di non più di qualche minuto. Episodi che in La Toile de l'arragnee erano distinti da didascalie, e che ora appaiono uniti in un'armonica consecutività. Internamente a questi episodi, alcune sequenze si ripetono più volte, così come i filtri video che planano dalle une alle altre. Il ritmo resta greve, sospeso, ed invita alla trascendenza, alla spersonalizzazione.
L'uso degli effetti si fa più puntuale e consapevole rispetto alle opere passate. L'artista sfrutta meno caleidoscopi e più solarizzazioni, adottando transizioni lentissime, rallentatori (non del tutto riusciti, forse per colpa dei precari mezzi tecnici), ed effetti-specchio (specie sui volti delle poche figure umane). Il tutto dosato nelle giuste misure per rapportarsi dolcemente alle musiche.
In questo senso, c'è meno conflittualità rispetto a La Toile de l'arragnee, forse semplicemente perchè lo stile di Satie è leggero e trasognato. In effetti, Alessandra ben si adatta all'anima degli autori con i quali interagisce: con essi vive un profondo connubio, un matrimonio alchemico nel quale dona la sua femminilità.
L'unica immagine che ritorna più volte in diversi momenti dell'opera, è quella di una figura nascosta sotto le coperte, che quasi rifiuta di svegliarsi. Particolarmente interessanti sono gli episodi dell'impiccagione (catturato da un filmato di repertorio Rai), quello dell'anziana donna (il cui masticare prende quasi il ritmo della musica), e quello del toro nell'arena. In questi casi il tema centrale sembra essere la morte, la prossimità di questa esperienza finale. Ma la morte è vissuta con una tale leggiadria, da risultare quasi un dato rassicurante. Come se questo sentimento fosse l'epicentro di tutte le visioni oniriche della Celletti.
In ciò, è forse rintracciabile una ricerca ulteriore all'opera precedente, perchè queste immagini crude (come quella dell'impiccagione) inducono nello spettatore una catarsi ulteriore. Giungono ai suoi occhi dopo un percorso regressivo piuttosto lungo, quando si è già sprofondati nell'ipnosi della visione, e si è portati a viverle con una consapevolezza assoluta, con lucidità innanzi al dato della morte. Una sorta d'iniziazione, per lo spettatore, ed anche per l'artista, che si riappropria dolcemente di queste immagini tramite il filtraggio (ad esempio, l'effetto gonfiatura nella scena dell'impiccato).
Alessandra Celletti riesce a immedesimarsi nel montaggio-video come pochi altri artisti che abbiamo avuto il piacere di commentare. Sembra riuscire a sostituirsi alle immagini e a vivere gli effetti sulla propria pelle, come esperienze sensoriali. Per questo è possibile, osservando le sue opere, intraprendere una conoscenza intima e personale delle "declinazioni" delle immagini, cioè i filtri, e vivere il tutto come una meditazione trascendente.
Quella dell'artista è una esperienza vissuta, ancor prima che un esperienza di ricerca. Nel respiro dei suoi video c'è la zoe, l'intuizione fondamentale della vita. C'è un metabolismo che offre se stesso ed i suoi meccanismi come verità ultime, rifiutando qualsiasi oggettiva attribuzione metaforica.
La Celletti ha potuto sviluppare questo stile, forse perché il suo animo appartiene più al mondo della musica che a quello del Video o del cinema, ed è stato meno contaminato dalle tendenze e dalle necessità dei videomaker attuali. Ma proprio per questo, dal nostro punto di vista, la sua esperienza è interessante per lo sviluppo di un intimo e disinteressato rapporto tra artista e mezzo video.
Nel rivendicare questi tempi dilatati e interminabili, la Celletti si preclude allo spettatore medio, sempre più bisognoso di ritmiche veloci e di idee rampanti. Avvertiamo dunque l'artista, che ciò che piace a noi non è detto debba piacere altrove, anzi: in genere è il contrario. Nel video esistono delle lacune tecniche che i profani magari non avvertono, ma che rischiano di compromettere l'opera agli occhi più esperti. Tutti i ralenty non hanno i campi de-interlacciati, e i fotogrammi vibrano a volte fastidiosamente. Per quanto riguarda la concezione generale, l'invito è a coordinare un po' di più la fase delle riprese, cercando di creare una continuità più evidente tra i singoli episodi. Non necessariamente una coerenza.
Con un minimo di sforzo in più, la Celletti potrà essere considerata una videoartista di ottimo livello, e potrà cominciare a spedire i suoi lavori all'estero…in Francia, in Germania, in U. S. A. …visto che in Italia lo spazio dedicato a questo tipo di opere è sempre più limitato...


contatti: a.celletti@libero.it


Lorenzo Pecchioni

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