Ultima Fermata

di Giuseppe Lo Cascio (Bivison 1999, 20')


Nei meandri di questa ottima fiction, si consta la sensibilità fotografica di Giuseppe Lo Cascio, un artista che evidentemente riscopre la sua maggior catarsi artistica nel narrare, commentare, accarezzare i personaggi e scorrere così attraverso la storia, tramite un montaggio composito ed equilibrato, riprese raffinate ed intimizzanti. Il volto della protagonista, Greta Bonetti, è già da se uno "stimmung", un "paesaggio nostalgico" dai lineamenti particolarissimi; Giuseppe deve riuscire nella delicata impresa di creare una analogia ed un armonia tra il linguaggio registico e l'identità della protagonista. E vi riesce degnamente. Nonostante il Soggetto non sia dei più originali, ed i dialoghi spesso scarni o semplicistici non gratifichino la dimensione psicologica della vicenda, Lo Cascio si dimostra buon narratore, persino un poco barocco.
Ultima Fermata narra appunto la storia di una prostituta che si dimena tra allucinazioni riguardanti forse l'infanzia, ed una nostalgia del futuro, tipica delle più poetizzanti forme di depressione. Il passato è rappresentato da una sequenza super8, il futuro da un ragazzo iconico che costei osserva solo per un attimo ogni sera in metrò, il cui volto comincerà poi a disegnare. Si sa, quando è l'anima che ci spinge a fuggire, il passato ed il futuro si riempiono della stessa luce accogliente ed è il presente, o meglio il fatto di esser presenti a se stessi e al mondo, l'unico nemico invisibile e sfuggente. Sfuggevolezza rappresentata da un allucinato continuum rappresentativo, tra pomeriggi passati in casa a disegnare e nottate sul marciapiede, situazioni collegate da un metaforico luogo di passaggio, la metropolitana dove la ragazza incontra alcune figure tipiche, come l'anziana curiosa. È un colloquio con quest'ultima a dare il senso al finale, "l'ultima fermata è troppo lontana per tornare indietro". Per la verità, la metafora esistenziale del treno si è vista e rivista, ma sarà proprio il finale a gratificarla, un finale che vi consiglio di vedere, entro il quale gli elementi della metafora, completamente deletterizzati divengono tramite perfetto per una totale trasfigurazione della protagonista. Dunque gli autori dimostrano una certa capacità, gestendo perfettamente i significanti. Peccato per i dialoghi che, nella loro pur comprensibile minimalità, avrebbero potuto riferire meno ad alcuni stereotipi. Penso all'anziana donna ed all'amica prostituta, goffamente impaurita della presenza di un maniaco. Anche la voce on the air del telecronista, che periodicamente ritorna, ci riporta ad una dimensione fumettistica, con i vari "la polizia brancola nel buio", ecc. ecc. la figura del maniaco si rivelerà totalmente non incidente sulla vicenda concreta, cioè una semplice componente di fondo utile per attivare certi meccansimi psicologici; ci aiuta ad intuire come molto spesso il nodo delle situazioni esuli dagli elementi di rilievo della diegesi, e si possa risolvere invece in un lasso di eventi nichilisticamente casuali (in questo caso, un incidente stradale). Tutto ciò che arriva dallo spazio esterno agli elementi della narrazione, riguarda automaticamente la sfera del destino, e così, altrettanto metaforicamente al treno, sarà una automobile ad irromprere violentemente nella storia e generare un finale.
Innumerevoli gli influssi, in particolare Wim Wenders, le cui atmosfere tornano nei ricordi della ragazza, ed anche nella visione finale dove il ragazzo riappare con delle ali ed insieme i due scompaiono.
Con questo film Giuseppe ha vinto diversi premi, in particolare il primo premio ad Excelsior di Roma (1999), a testimonianza della fruibilità della sua opera e dell'alto senso dell'immagine. Peccato per un impressione generale di semplificazione psicologica e immacolatezza dei personaggi; nel rappresentare l'immaginario mentale di una giovane prostituta, si potrebbe senz'altro osare di più, e gratificare ulteriormente l'aspetto narcisistico-psicologico del racconto. Sporcarsi insomma un po' più le mani senza fermarsi alla solita ripresa super8 ed al volto simbolico di un bel ragazzo.

contatti: Glocas@tin.it

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