Trash man 2 - The Desolator
di Luigi Bonizzato, 2002

Reduce da anni di inattività, Luigi si ripresenta ai nostri occhi critici con The Desolator, un cortometraggio che sembra sintetizzare in pochi minuti i cardini del suo stile, proponendo anche qualche sviluppo inedito.
Abbiamo discusso approfonditamente di questo corto nell'intervista recentemente realizzata, dove l'autore dimostra una certa consapevolezza, mostrando la capacità di saltar fuori dagli stereotipi.
In effetti, se ben ad un primo sguardo (vedi il soggetto) l'opera di Bonizzato sembra poter essere ricondotta al trash, in un secondo momento non si potrà evitare di scorgere un sottile discorso di autoanalisi, e un discreto senso della costruttività.
The Desolator, che infondo non ha molto da spartire col precedente Trashman, accumula sapientemente la suspence con immagini biologiche di intestini e feti, alludendo a qualcuno o qualcosa che, entro pochi minuti, vedrà la luce; Il protagonista si alza dal letto, ed in un clima di dormiveglia mattutino comincia a prepararsi per uscire. Nel bagno, vera e propria interzone del mondo di Bonizzato, c'è il tempo di perdersi in una gag tipicamente onirica, quella del rasoio che prende fuoco tra le mani del personaggio, il quale, più che stupito o impaurito, rimane lievemente contrariato.
Questa è una dichiarazione precisa, una traccia inequivocabile, che ci dice dove siamo. In effetti, il personaggio che vive l'assurdità come fosse normalità, è un personaggio onirico, una "persona dei sogni". Ma questa non è solo una localizzazione narrativa, piuttosto anche una dichiarazione d'intenti di ricerca sulla propria funzione trascendente.
Probabilmente, allora, l'intero corto segue la struttura di un sogno, nel quale l'immagine finale (potenzialmente, il mostro che deve essere defecato dal protagonista, e che si agita nel suo intestino), rappresenta l'unico reale obiettivo del sogno. Oggetto sepolto dietro una coltre metaforica che, psicologicamente parlando, potrebbe corrispondere ad un nascondimento.
Dunque: i cardini dello stile di Bonizzato sono veli che vengono tolti uno ad uno, semplicemente esaudendo una serie di percorsi rituali tipici. Come l'episodio del rasoio infuocato, o come le escursioni intestinali del mostro.
Una conferma a questa visione è data forse dal fatto che questo dato rimosso", non verrà rappresentato, e che al momento dell'espulsione, quando il personaggio grida seduto sul water, seguirà una sorta di catastrofe sociale, con probabile crollo della palazzina, suono di ambulanze e di gente in fuga.
Bonizzato svia la rappresentazione splatter-trashona di questo suo parto fantastico, che nel primo Trashman diede alla luce un ridicolo gemello freak, e opta per un'ulteriore ambiguità, cercando di rispettare l'essenza di qualcosa di misterioso. Più che rappresentare questo suo "rimosso", Bonizzato sembra volerlo semplicemente evocare, ed è per questo che la sua opera segue degli schemi precisi, che sono costruttivi in un senso rituale, prima che tecnico, formale, o concettuale.
Dà da pensare la rappresentazione sociale della catastrofe, sfruttata come metafora di qualcosa di infinitamente più grande dell'oggetto che l'ha partorita (cioè il protagonista). Forse l'autore riconosce il suo far parte di qualcosa più grande, e sta maturando la consapevolezza di essere stato un poco schiavo della sua vocazione.
Molto più semplicemente, si può rivedere in The desolator il tentativo dell'autore di uscire dai propri schemi tipici, senza però rischiare di perdere la propria personalità, e il proprio immaginario di riferimento. Dunque, attraversando uno ad uno nel modo più sintetico possibile questi schemi, e così esaurendoli.
Il punto è che Bonizzato ha la stoffa per fare cose molto più sofisticate del solito film trash, e deve osare di più. Intimamente, si muove come un videoartista tipico. Esteriormente, si camuffa da horrormaker della situazione. Bello, ma si può andare ben oltre alla nevrosi del Trashman!


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