Terre Agre

di M. Gabbrielli e David Papini (Manzitudine Solforosa 1998, 12')

"Preferisco domande a cui non so dare risposta ma nelle quali io possa ragionare, rispetto alle risposte che tendono verso qualcosa che non sarā mai mio." Questa battuta recitata da uno dei due protagonisti di quest'opera č il succo e il fulcro di una vicenda surreale e onirica narrata dai due videomaker fiorentini Marco Gabbrielli ( che ho avuto modo di ritrovare qui dopo la performance in Argonauti di Lorenzo F. Pecchioni e Alex De Luigi, dove interpretava un centauro) e David Papini.
Due tipi si incontrano in aperta campagna, seduti uno fronte all'altro in un tavolino, come al bar, ognuno con il suo bicchiere di vino alla portata di mano. Il quadro surreale della vicenda č una bella cornice simbolica di un incontro dialettico sul valore o meno di un confronto tra due parti/uomini/anime, di una reiterata messa in discussione di certezze, solo tramite la quale č possibile impostare la ricerca su questioni trascendentali e pragmatiche. L'opera analizza, senza trarre giustamente conclusioni, il bisogno dell'uomo desideroso di conoscenza, quindi proiettato verso la ricerca, di essere stimolato in essa con il confronto, e da qui l'approccio o l'avversione, con differenti modi di agire e di interpretazione di fronte ai grandi interrogativi della sua esistenza quali il rapporto con il tempo, con entitā divine, con i propri simili. I due giovani registi fissano la telecamera su due uomini (o se vogliamo su due aspetti dello stesso individuo o pensiero) proiettando e coinvolgendo lo spettatore in un divenire di pensieri, dubbi, scardinate certezze, proiettandolo in una spirale ascendente non tanto verso una conoscenza che sembra irraggiungibile, ma verso un metodo di ricerca che trova la sua forza nella flessibilitā delle idee e nella necessitā di un rapporto dialettico con altri.
E cosa sono il confronto, il dialogo, la crescita, se non i cardini su cui si appoggia una sincera amicizia? Tutto sommato l'opera tratta anche di questo, scavando a fondo sulla sua vera essenza e importanza. L'opera dei due videomaker fiorentini si rivela a tratti di difficile interpretazione, risultando, soprattutto di fronte al primo approccio con essa, pedante e sin troppo satura di concetti;solo dopo successive visioni, lo spettatore, se realmente stimolato, riesce ad entrare in sintonia con i suoi meccanismi. Raccomando la visione di Terre Agre solo ad un pubblico che abbia voglia di riflettere e confrontarsi con un'opera che ha la sua forza e nello stesso tempo il suo limite in una forte componente ideologica e trascendentale, dove le parole hanno maggior rilevanza rispetto alle immagini tramite le quali i due protagonisti creano situazioni ad alto valore simbolico ma quasi sempre difficili nella loro chiave di interpretazione.


kionni

David Papini e Marco Gabbrielli via Monteverdi 13 50144 Firenze

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