Tempi di Lolla

di Lauro Crociani (1999, 20')

Per gran parte della visione mi sono chiesto come mai avrebbe potuto, il nostro Lauro, riuscire a portare a termine la narrazione nella quale ci aveva condotto. Direi, che poi alla fine se l'è cavata. Il tema trattato in effetti non è dei più leggeri: mettere a confronto i "vecchi tempi", il mondo ancora rurale della metà dello scorso secolo, con i "tempi nuovi" dell'era digitale; molti autori avrebbero meditato a lungo prima di intraprendere la narrazione della vicenda di un contadino che si sveglia dopo quarant'anni di coma, e del suo delicato reintegrarsi nella società. Ma Crociani è un narratore assai diretto, e adotta appunto questa soluzione-soggetto tutt'altro che originale, per rappresentare un disagio che poi è anche il suo disagio. È semplicemente la metafora ed il modo più veloce per esprimere un sentimento preciso. Non importa, ad esempio, se il protagonista esce dall'ospedale dopo quarant'anni di coma senza fare nemmeno riabilitazione…

In effetti, che sia il "Trash" dei passati video, o il "drammatico" dell'odierno, alla fine ritroviamo sempre un uomo stagliato contro l'orizzonte con le balle di fieno accanto e con una gran nostalgia nel cuore. "Questa, è la mia terra", diceva il contadino in "Videocorsaro, Cartoline dalla Valdorcia" (1996); "Questi, sono tempi di lolla" dice ora il protagonista di Tempi di Lolla all'obiettore che lo accompagna. La lolla è un sottoprodotto della trebbiatura, che durante il raccolto, a seguire il ricordi di Gioacchino, s'infilava da tutte le parti e "poi per lavarsi solo una catinella".

L'elemento è dunque la terra; l'habitat creativo per Lauro Crociani è il campo, la dimensione rurale, la Val d'Orcia, la Sua Terra. E l'impronta narrativa, è sempre a mo' di "cartoline", cioè scene riprese per lo più dallo stesso punto, con gli attori che si agitano nel mezzo. Non si può dire che Lauro non abbia uno stile, un modo di narrare diretto e per certi versi al contempo austero. Gioacchino, durante la narrazione guarda almeno due volte in telecamera, inveendo contro i tecnologismi: "io gli amici me li sceglievo in piazza, volevo guardargli negli occhi per vedere se mi mentivano o no", intima al ragazzo obiettore che nel frattempo giochicchia con Internet. Quest'ultimo personaggio, trattandosi di una figura chiave del racconto (poiché guida il protagonista nella sua reintegrazione sociale), doveva essere forse elaborato ulteriormente, sia nei dialoghi sia nella recitazione.

Ci sono diverse altre ingenuità. Un montaggio che inizia in modo incalzante ma poi si perde e casca in alcune banalità ed in una apparente remissività; L'impressione di una logorroicità inadeguata al soggetto, e la ripetitività della narrazione, che denuncia una scarsa elaborazione sceneggiatoria. Manca quasi completamente l'aspetto tragicomico che sinceramente, viste le doti performative del Crociani, poteva starci! Tuttavia l'interpretazione per l'autore-attore è senz'altro la migliore della carriera, con momenti di gran naturalezza e, credo, sincera commozione.

Insomma un operazione non molto riuscita, ma necessaria all'interno del suo percorso, sono d'accordo con l'autore (vedi Intervista). Il prossimo video del Crociani sarà senz'altro tutto da vedere.

Lauro Crociani, Via Dei Castagni 1 53045 Montepulciano (SI) albog@ilr.it

Lorenzo F. Pecchioni

torna all'intro

>scrivici