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Sotterranei
di Chiara Corica (3')In una delle nostre "scampagnate" sul sito Cortoweb, soffermandoci non poco sulla pagina dedicata alla "videoarte", abbiamo constatato la scarsità di opere che, effettivamente, elaborino linguaggi video coerenti e inediti. Oppure, che si rivolgano concretamente al "sistema dell'arte". I lavori rimangono piuttosto sospesi nel limbo dei festival di cinema non professionale, di cui la Fedic, promotrice di Cortoweb, è una condensazione esemplare.
Se quanto detto è indubitabile per autori presenti e noti come Scioré, Tantaro e il "principe" Carrer, resta l'incognita per autori meno noti. Come Chiara Corica, presente con il breve video Sotterranei, che non abbiamo notato a nessun festival.
C'è da dire che questo lavoro è di quelli "duri a passar le preselezioni", e, nonostante la vena comunicativa (una didascalia appare continuamente per colmare i vuoti di senso delle immagini) starebbe molto meglio riprodotto in loop ad una mostra d'arte che proiettato sul grande schermo.
Viene riproposta più volte l'immagine della porta di uno scantinato, oltre la quale s'intravedono pezzi elettronici ammassati ed altre amenità. Poi, l'immagine si tinge di rosso. E infine, la struttura dell'opera si concretizza sulle ripetizione dell'immagine di una finestrella, che viene aperta consecutivamente a rallenty, e sempre più effettata. Tra queste ripetizioni, le didascalie recitano: "Non vi è luogo/andiamo avanti-e-indietro/e/non vi è luogo".
Questo fenomeno, cioè l'associazione tra immagini fortemente metaforiche o addirittura iconiche, con affermazioni letterali quali slogan e poesie sovraimpresse, è ben noto ai recensori di Drop out. Un caso, è già presente nella stessa pagina di Cortoweb dove abbiamo "scoperto" la Corica: si tratta di A Te, mai mia, di Angelo Tantaro.
Siamo portati a pensare che queste associazioni, per certi versi contraddittorie, tra spunti percettivi-sensoriali e altri linguistici-intellettuali, possano essere il risultato dell'ambiguità del "video indipendente". Da un lato si guarda al mondo del cinema, ma dall'altro, forse per giustificare la manifesta inferiorità, si ammicca al mondo della "videoarte" in modo decisamente vago ed evasivo.
Le opere di questo tipo hanno comunque una loro identità estetica, che non è giustificata ne' dal cinema ne' dal video, ma da decenni di avanguardie artistiche, e solo in certi casi vanno lette come autentici compromessi, operati da artisti la cui identità può risultare confusa. Anzi, molto spesso, fusioni di questo tipo risultano interessanti e consapevolmente gestite.
E' forse questo il caso di Chiara Corica, che nella seconda parte del video mostra una coscienza indipendente dal cinema "facile", e rivolta piuttosto all'indagine sul sensibile, con un discreto senso della struttura dell'opera.
Le immagini della finestrella sulla porta, vengono organizzate in un piccolo "gioco di rimandi". Sullo stesso file sono applicati prima due effetti di distorsione diversi, nel primo caso una transizione, nel secondo un filtro. Poi, sulla terza ripetizione, l'immagine è triplicata in senso verticale.
Ciò crea un senso essenziale di vitalità, attraverso un linguaggio che è prettamente video. Si tratta di operazioni semplici, ma efficaci.
Dato l'uso ripetitivo/ costruttivo delle stesse metafore ed effetti, ma anche data la componente dichiaratamente minimalista che attraversa il lavoro, ci sentiamo di incoraggiare l'autrice a percorrere questa strada con maggiore decisione, e di concentrarsi sulla sua ricerca estetica personale.
Magari, cercando di superare quella necessità di "dire qualcosa di immediatamente comunicativo", quando il senso della videoarte sta forse nelle stratificazioni di sensi estetico-percettivi. A presto!
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