Sacramento
di Elisabeth Frolet (2000, 15')

Così, in un telegrafico resoconto della sua attività, Elizabeth Frolet definisce i propri lavori: <Il mio soggetto quasi unico è il corpo umano, visto dal punto di vista della tensione fra Eros e Thanatos>. Ebbene i sette minuti e mezzo di questo video sembrano la traduzione in immagini di questa definizione: un merlo indiano dalle penne bianche e nere, con decorativi pennacchi dietro il capo, indugia sul corpo nudo di una donna. Quella "tensione fra Eros e Thanatos" di cui parla la Frolet si mette allora in mostra concretizzato in un erotismo un po' masochista che trova i suoi momenti topici quando l'uccello prova insistentemente a strappare, tirandolo col becco, un capezzolo forse confuso con un frutto (e certo il dolore tradito dalle contrazioni mal dissimulate della modella giocano a rafforzare il carattere un po' "guasto" di questo erotismo) oppure quando gli artigli premono la carne presso il pube della donna mentre l'animale distratto si dedica alla cura della livrea, il tutto coronato con la comparsa di dita ingioiellate e un guanto bianco di pizzo. Non mi addentrerò in questa selva di simboli; mi limiterò invece a vedere come questo mondo cupo venga espresso.
La prima cosa che viene da chiedersi osservando il video è se l'espressione di questo contenuto, che abbiamo indicato molto sommariamente come erotismo masochista, sia, nelle intenzioni dell'autrice, da compiersi in via privilegiata (se non proprio esclusiva) attraverso il mezzo video. In altre parole, è un video ciò che l'autrice voleva fare? Direi di no. L'uso della videocamera è quello tipico di chi riprende una performance di body art: serve cioè a registrare ciò che sta avvenendo per renderlo visibile a distanza di tempo e di luogo. Lo dimostrerebbero l'assenza del montaggio, limitato qui alla funzione di rimozione degli spezzoni considerati meno interessanti, la temporalità complessiva che coincide unicamente con l'evento che l'autore ci vuol far vedere (che diviene quindi "atemporalità" che è poi il "tempo tipico dell'ossessione" e come tale mi pare ci stia benissimo), la non rimozione del time code della videocamera che non credo abbia qui alcuna funzione espressiva o linguistica determinata. Eppure c'è qualcosa di più, qualcosa che ci permette di considerare questo un vero e proprio video e di analizzarlo come tale. Parlo in particolar modo di certe inquadrature e di certe luci, ma anche del fatto evidente che la videocamera "vuole esserci", e lo capiamo benissimo quando ci troviamo di fronte alle inquadrature "inclinate" non rare in questo video. Ma non è solo questo, di per sé poca cosa, che mi ha colpito. Vediamo meglio.
Su uno sfondo assolutamente buio campeggia il corpo femminile; ad illuminarlo è una luce soffusa che evita ombre tanto dense da diventare esse stesse materia visiva significante "pittorica" (ombre "caravaggesche" per intendersi). Anzi l'effetto che ne risulta è forse più "scultoreo" che "pittorico". Addirittura le fattezze regolari e composte del corpo, la particolare luce che lo avvolge senza inciderlo eccessivamente (specialmente nei primissimi attimi del video) e in ultimo il fatto, secondo me molto importante, ch'esso non venga mai inquadrato per intero, ci rendono a tratti un'atmosfera venata di "classicità", ma quella classicità ormai "epigonale", "sedimentata", erede dei sentimenti che i frammenti delle sculture greco-romane donavano ai romantici. Tale atmosfera non corrompe il cupo erotismo che deve esprimere, e nemmeno ne viene corrotta; anzi ne stempera la crudezza, lo rende più raffinato, scampando allo stesso tempo il pericolo di scadere nella volgarità. Ma non allontaniamoci dal commento formale e torniamo ad evidenziare nuovi elementi. Abbiamo parlato di uno sfondo buio sul quale, grazie alla particolare illuminazione, si ritagliano nitidamente i contorni del corpo femminile in un'opposizione di "campiture" bianco-nero. Grazie al movimento dell'uccello, le cui penne nere si confondono con lo sfondo di tenebra, il bianco della donna ne risulta continuamente "invaso", "violato" e, ancora una volta, trovo questo perfettamente rispondente al contenuto.

Luca Canavicchio

 

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