Video.zero
Torino, 5-6-7 maggio 2005

Forse meno formale degli altri anni, ancora tutta da perfezionare ma comunque frizzante e sincero, Video.zero è un caso singolare di meeting dedicato al cinema underground italiano.
Si. Se dovessimo ricercare, ad oggi, le tracce di una produzione di questo tipo, non potremmo non imbatterci da subito nella manifestazione suddetta. Stiamo parlando di quell'idea "storica" di underground, inteso come cinema sovversivo sia sul piano sociale che su quello prettamente esistenziale. Non solo pronto ad una critica (oramai sempre più facile) agli stereotipi del sistema, ma anche a quella "realtà media", o meglio a quella "coscienza media" che ne è al fondamento, e che qui vuole essere superata, ridiscussa, estesa.
Esattamente come nel mondo del cinema underground degli anni '60, scopriamo vicende umane ed artistiche tutt'altro che "normali", o "moderate", e che mai o quasi hanno ricevuto conferma dai mass-media. Vicende diverse tra loro, ma accomunate da quel desiderio di andare oltre, abbattere le barriere del banale, scongiurare il pericolo del manierismo cinematografico.
Così, parlare degli autori, riportare i loro stessi aneddoti, potrebbe occupare diverse pagine di un reportage.
Tra questi giovani, emerge la presenza di un volto noto del cinema italiano. Giulio Questi, regista, sceneggiatore, autore di western "metafisici", documentari e fiction di vario genere, viaggiatore e sperimentatore iniziatico. Si aggira per il locale con grande familiaretà; distribuisce opinioni e complimenti, ed è uno degli ultimi ad andare a letto... Al meeting, sono presenti anche una tv digitale, una radio (radiodigitale.info), e si consumeranno varie interviste e dibattiti. Il bar è sempre gremito, e una cordata di d-j e v-j amalgama le atmosfere per tre giorni consecutivi.
L'unico pericolo, in tutto questo, è che l'evento mondano scavalchi il momento della proiezione cinematografica. In effetti, Video.zero è anzitutto una festa, farcita di installazioni, set, cocktails, ore piccole e sostanze varie. Mai e poi mai lo si dovrebbe pensare come un convegno, o come uno di quei soliti festival dalle atmosfere ovattate, che scompaiono nella loro formalità. Deve essere pensato, invece, come un momento di grande familiarizzazione, in cui - questo è il dato più interessante - le opinioni e le scoperte artistiche di ciascuno vengono trasmesse solo dopo aver instaurato un feeling personale.
Il brusio dei colloqui non si ferma nemmeno durante le proiezioni, che si svolgono in uno spazio forse troppo vicino al bancone. Ma, sollevando la tenda, scopriamo che sullo schermo cinematografico continua ad avvenire quello che, già da qualche ora, avveniva nei colloqui tra gli amici autori: essi si raccontano, facendo del loro mondo personale uno spettacolo; non vi è conformismo, ed in modi molto diversi (dall'arte visiva alla fiction) gli artisti esaltano il loro senso di apertura, traghettandoci dal mondo personale alla questione collettiva.
Il dato personale, aleggia in varie forme su Video.zero, e supera il formalismo stesso della proiezione cinematografica. Guarda caso, questa idea di solipsismo positivo, è più che mai presente nel video indipendente italiano.
Nonostante orari improbabili ed inquinamenti acustici, la sala cinematografica è sempre gremita, ed entusiasta come raramente si è visto ad un festival di cortometraggi artistici. Insomma, la manifestazione funziona di per sé, a modo suo, nonostante i mille difetti che qualcuno potrebbe rintracciarvi.
Osserviamo dunque le nuove produzioni di alcuni autori vecchi e nuovi.
Tony Sbarbaro, con in nuovi episodi della serie "Chi non muore si rivede" applica ad ogni circostanza descritta lo stesso cliché paranoide, mostrando la contraddittorietà interna, il paradosso vivo di ogni situazione. I pupazzi dialogano tra loro per periodi cadenzati, trattando temi esistenziali, problematiche d'amore e personali varie. Il loro discorrere, alla lunga, si stacca dal riferimento reale e gode di una vita propria, commentando sé stesso ed attualizzandosi, potenzialmente, all'infinito.
Il tempo dei video di Sbarbaro, è un tempo ciclico; la narrazione, episodica, non porta mai a niente di definitivo. A pensarci, non si registrano azioni effettive di questi pupazzi. Ma la loro immobilità fisica si compensa con una grande mobilità di Io, inteso come insieme di concetti e complessi etici. Sbarbaro decontestualizza quest'Io, ne fa un giocattolo adibito a funzioni ulteriori, dinamiche, quasi musicali. Non sono certo i contenuti dialogici, il fine delle sue produzioni. Anzi, essi sembrano una scusa per giustificare la genesi e la manipolazione dei grossi pupazzi, e poter discendere così in un misterioso mondo creativo personale.
Ma attenzione: Sbarbaro, chiuso nella sua casa a Canonica, somiglia ad uno stesso pupazzo dei suoi ultimi film, rinchiuso in una casa senza finestre, perso nel suo mondo creativo, dove sono i concetti etici ad essere smascherati e derisi, proprio come...pupazzi.
Il nuovo video girato da Giulio Questi, Repressione in città, dà ulteriore conferma del genio creativo di quest'autore.
Ciò che risulta evidente da subito, è che Giulio ha perfezionato il suo approccio al mezzo video: lo vediamo più sicuro nell'utilizzo di telecamera e computer che, al di la' di tutte le possibili similitudini, sono strumenti ben lungi da cineprese e moviola tramite le quali ci ha donato i suoi capolavori.
Il suo perfezionarsi, è comunque relativo ad un'idea di cinema solipsistico, ad un crear tutto da soli, segregati nel proprio appartamento. La tecnica solipsistica s'affina con nuovi modi di inquadrarsi, come durante le scene di tortura, o con nuove soluzioni narrative, vedi gli effetti speciali nel finale.
Giulio Questi dimostra una grande capacità di adattamento, ed una giovinezza d'animo che deve essere rispettata come tale. Per questo, ci piace parlare dei suoi lavori ponendoli allo stesso livello produttivo di autori giovanissimi ed inesperti, ed evitando i soliti toni da monografia. Quanto gli debbano sia Drop_out_exp che lo stesso Video.zero, non è quantificabile: Questi ha concretizzato, in un caso personale e paradigmatico, ciò che, per larghi tratti, nel nostro caso era rimasto teoria.
Tra i video in programma, fruiamo con piacere dell'ultima creazione di Davide Scovazzo, forse il più registico degli autori di Video.zero, per il modo di seguire gli attori, e per la calibratezza della sua idea estetica, così glam ed under al contempo.
Ma in Scovazzo, tematiche e contenuti sono underground, mentre la forma narrativa è assolutamente classica. C'è una discreta capacità rappresentativa, anche se, nel complesso, il lavoro colpisce meno dell'adorabile Pinkfilm. Ritorna un certo gusto episodico, e ritornano certi "altarini" e composizioni attentamente congeniate, ma non si aggiunge molto a quanto detto precedentemente. Anche se si avverte, senz'altro, la ricerca di una maggior sofisticatezza contenutistica.
La prima opera proiettata a Video.zero, forse come sorta di introduzione al suo carattere introverso, è Nel Cuore della durata, di Video & Archeos. Vi sono questa ed altre opere di stampo più grafico/artistico, come quelle dei Papercut, assai più attenti alla manipolazione estetica, piuttosto che alla manipolazione del tempo.
Un altro lavoro artistico, ci colpisce per la cura realizzativa. Lorenzo Arioni ha messo insieme più di seimila fotografie ritoccate ed elaborate una ad una, per regalarci venti secondi di visione acida e dinamica. Dietro questo autore, si celano inoltre aneddoti interessanti e squisitamente underground...
Riappare anche l'artista Deca, con Simbiomorphic, prima opera presentata dall'autore a Video.zero, dopo l'avvento del montaggio digitale. Anche quest'opera è un clip, ed è solitamente funzionale ai v-j set e alle scenografie dei suoi concerti. Però, qui, è presentato come opera a sé. Si tratta di un montaggio con pc, dai tratti decisamente minimali, e caricato da alcuni effetti di vecchia generazione. Si avverte, senz'altro, un certo vuoto d'idee. Ma questo vuoto, è caratteristico delle opere di Deca, e ci illumina sulla sua capacità di introdurci ad una sorta di nulla, che conferisce all'autore un'aura iniziatica...grazie dunque all'artista ligure per il suo contributo..
Tra i v-j, notiamo la presenza di Alessandro Amaducci, noto autore d'opere di ricerca, e testi letterari. Ahimé, ci siamo persi la sua performace, caduta il primo giorno del festival. Coniglio Viola, è stata un'altra presenza illustre di questa edizione di Video.zero. Fautori di miscele visive e sonore di sicuro impatto, tra surrealismo e rinascimento estetico, Coniglio e Viola vagavano per il locale con le loro strane maschere...
I v-j set, in generale, avrebbero reso di più se l'organizzazione si fosse impegnata, per lo meno, a far togliere le sedie dalla sala di proiezione, per rendere l'atmosfera più dinamica, spostando l'epicentro dal bancone alla videoproiezione.
Ma la verità è che, a quelle ore piccole, lo staff era abbastanza disgregato. Chissà che questo non faccia parte, inevitabilmente, di un contesto...underground?

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