Schermi Irregolari
Circolo Culturale Antella (Firenze)
12 dicembre 2002

[in copertina: gli Stazione Centrale, il gruppo Rock ospite della serata]


Schermi irregolari è molto distante dalle inclinazioni concettuali di Drop_out e dal nostro punto di vista sul fare video. Allora perché dedicare un articolo a questo festival? Per due motivi.
Il primo: Schermi irregolari è un tipico festival di cortometraggi; le sue problematiche, sono caratteristiche paradigmatiche di un festival di cortometraggi; analizzare questo festival ci aiuterà, forse, a comprendere ancora meglio problematiche vecchie e nuove.
Il Secondo: Siamo felici di adempiere ad una funzione informativa che riteniamo utile. Schermi Irregolari appare nelle riviste e nei siti ufficiali, ed il suo bando raggiunge molti dei nostri domicili. Recentemente, ho parlato con alcuni autori che da anni spediscono a questo festival senza essere mai selezionati, e senza averlo mai visitato. Molti spediscono le loro opere senza sapere assolutamente in che cosa consista l'organizzazione destinataria. E si propongono, per ostinazione, per inesperienza, a volte per nevrosi, ovunque ci sia qualcosa di simile ad un concorso. Grazie a questo articolo, forse, queste persone potranno saperne di più su uno dei tanti festival della penisola.
La verità è che Schermi Irregolari è uno dei festival di cortometraggi più coerenti che io abbia mai visitato, e la coerenza è una cosa rara. Ma le tendenze estetico/artistiche dell'organizzazione, come speso avviene, non sono specificate nei bandi, e, tra l'altro, nel caso di una associazione culturale che si chiama "Archetipo" il fraintendimento è ancor più rischioso.
Noi ci sentiamo in dovere di segnalare le nostre impressioni a riguardo, nella convinzione fondamentale che il nostro sia solo uno dei numerosi punti di vista possibili.

La coerenza che contraddistingue Schermi Irregolari è una riproposizione a oltranza dello stereotipo del cinema narrativo classico, nel quale ad una sceneggiatura equilibrata, e ad una recitazione il più possibile nitida e professionale, viene sovrapposto un lavoro di fotografia e di montaggio ordinati e impeccabili, con lo scopo di favorire una narrazione lineare e di facile fruizione. Cortometraggio come riproposizione, in breve durata, degli archetipi del cinema narrativo classico, che vengono meccanicamente rievocati e realizzati senza che la loro essenza sia coscientemente messa in discussione; importante è invece la qualità formale, la realizzazione dell'opera, il suo apparire come lavoro professionale.
Lo spettatore "medio" si dev'essere trovato perfettamente a suo agio la sera del 12 dicembre, dove i sette corti finalisti corrispondevano tutti uno dopo l'altro al tipo sopra descritto, salvo rare eccezioni (momenti di opere, più che intere opere). Anche il concetto di cortometraggio, così come lo spettatore, è "mediamente" inteso, ed è dunque più facile definire il senso di questo tipo di creazione e delle manifestazioni che la promuovono.
Cortometraggio, in ultima analisi, come prova di capacità di realizzazione cinematografica professionale. In questo Schermi Irregolari gratifica gli autori. Ma non cercate gratificazione voi che vorreste non poco sovvertire l'essenza del cinema, o che siete stati posseduti dalla malattia della sperimentazione. O che, semplicemente, fate corti solo per divertirvi e per proiettarvi in mondi altri. Che usate la telecamera come una sorta di autotrasporto. Che siete trash, o che siete solo tremendamente liberi e istintivi.
Voi che cercate di mischiare le carte, di sovvertire le pose del cinema classico (per necessità o per atteggiamento), sappiate che, se supererete un certo margine di pudore, se la vostra opera si sbilancerà dimenticando lo spettatore medio e spingendosi al di la' di qualche piccola licenza poetica, allora la vostra opera entrerà, per quanto riguarda certe selezioni, nel cattivo gusto. O più semplicemente, nell'inutilità.
Questo ritengo che si dovesse sapere, e mi rivolgo in particolare a quegli autori di cui sopra, che spesso non controllano le loro smanie di ricerca di conferma sociale, e i loro problemi di identità, spedendo, ad esempio, opere trash o videoartistiche la dove queste opere non suscitano interesse.
Nessun problema, fondamentalmente, con la filosofia degli organizzatori di Schermi Irregolari: è rispettabile che ci sia qualcuno che vuole proporsi professionalmente e dare una visione altrettanto professionale del proprio festival.
Schermi Irregolari scorre lentamente, tra opere come "La croce, il lenzuolo e l'aquilone" di Stefano Chiodini, che ne è forse lo specchio ideale, tra altre come Playgirl" di Fabio Tagliavia, e "Ceniza" di Luca Dresda, che corrispondono impeccabilmente a quanto detto sopra. C'è una puntata un po' più visionaria e giocosa, con "La Madonna nel frigorifero" (di Marianna Cappi e Susanna Nicchiarelli), e c'è chi davvero ha scritto un soggetto di ottimo livello ("Il vampiro" di Marco Speroni).
C'è inoltre l'opera vincitrice, "La scarpa rossa" di Fabrizio Ancillai, i cui personaggi sono decisamente stereotipati, ma interpretati da bravi attori. Purtroppo, il soggetto è identico a quello di una pubblicità recentemente apparsa in Mediaset (chi ha copiato chi? O si tratta dello stesso autore? Speriamo per lui…).
Passo dunque dal punto di vista ideologico a quello organizzativo, e mi permetto di fare osservazioni più personali, recensendo il festival in quanto tale.
Nonostante l'affluenza di pubblico, la manifestazione mi sembra sia stata piuttosto tediosa. Nonostante la qualità ottima della proiezione, la presenza di due presentatori, e nonostante l'idea carina di far suonare un gruppo rock ogni due cortometraggi, niente di tutto questo riesce a coinvolgermi o colpirmi più di tanto, e alla lunga, quasi mi addormento.
Rimandiamo le solite discussioni: sul perché della presenza di musicisti in un festival video, sul perché dell'assenza di tutti gli autori premiati, sull'evenienza del solito teatrino di assessori e personaggi noti, e sulle motivazioni nell'assegnazione dei premi; sono questioni che abbiamo affrontato decine di volte, e per le quali c'è sempre tempo e mai soluzione. In effetti, al di la' della loro discutibilità non sono dei problemi, per la buona riuscita dello spettacolo, ne' le cattive decisioni della giuria, ne' le confusioni tra musica e video, ne' la presenza di presentatori simpatici per forza, ne' i discorsi degli assessori e presidenti, ne' l'assenza degli autori premiati. Il problema ora sta in come si presentano e premiano i corti, in come gli assessori raccontano questo festival, in come si propone questa miscela tra musica e cortometraggi, in come si reagisce all'assenza o presenza di autori.
Ho visto giurie dare premi insensati a personaggi assurdi con il sorriso sulle labbra, e quella luce negli occhi che hanno le persone convinte d'aver fatto, tutto sommato, una cosa buona. Sarà una mia impressione, ma ho notato, nei presentatori e nei personaggi saliti sul palco di Schermi Irregolari, scarsa convinzione, incapacità di divertirsi, di divertire, e di rendere una visione sinceramente autoironica di sé e della manifestazione. Insomma: tutto troppo preciso, regolare, referenziale, lineare, piatto.
Forse affermare seriosamente la propria identità di registi e lavoratori del cinema, anche in una dimensione creativa e ad un livello produttivo in cui la componente principale dovrebbe essere l'aggregazione disinteressata, è una contraddizoone che alla lunga salta agli occhi, producendo disillusione. Rircodiamoci che siamo alla'Antella, non a Cinecittà.
Ma la mia è solo un impressione soggettiva, e se tentassi di elevarla a opinione, finirei per snaturare l'essenza di Schermi Iregolari.
Una manifestazione che ha almeni due o tre grandi pregi, che sono: quello di avvicinare persone di tutte le età (la sala era gremita ed eterogenea!) al cortometraggio; quello di promuovere il cortometraggio in una città comunque ostica come Firenze; e, come ho già detto inizialmente, quello di avere un forte senso della qualità cinematografica dei prodotti. Bisogna tenere conto poi che il tutto si è svolto in una circostanza tecnica e architettonica notevole.

 

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