INTERFERENZE
Le Repubbliche dell'arte: Paesi Nordici
Siena, Palazzo delle Papesse, novembre 2001
Negli ultimi tempi, a Siena, si sono segnalate diverse rassegne dedicate al video indipendente. Oltre al rinomato festival Visionaria svoltosi tra il 5 e il 10 novembre, tra il 22 ed il 29 alcuni cinema e gallerie hanno collaborato al sesto International Short Film Festival, e dall'11 al Palazzo delle Papesse è stata allestita una interessante mostra sugli artisti scandinavi, in particolare videoartisti. Questi eventi si svolgevano in luoghi prossimi tra loro, per lo più in edifici del centro storico, testimoniando un desiderio di continuità culturale ed al contempo di rinnovamento dell'immaginario. Per dirla con Mauro Tozzi di Visionaria: vivere con un cuore antico ed una mente cibernetica, essere al tempo stesso dentro la propria storia e fuori nel mondo.
Ha suscitato il nostro interesse in particolare la mostra del Palazzo delle Papesse, fosse solo perché raramente in Toscana si è potuto fruire di mostre di videoinstallazioni accomunate da tematiche precise. Sarà perché eravamo appena stati alla "Biennale" dell'arte contemporanea di Firenze, che sinceramente ci ha deluso per la prevalenza schiacciante di pittura e per la scarsa presenza di video (soltanto pochi cd rom d'autore in altrettanto pochi computer). Sarà perché Tuscia Electa ed altre rassegne del genere non sono mai state mosse da progetti di aggregazione concettuale, ne' particolarmente coerenti, salvo che nel tentativo di svegliare la città del giglio dal suo torpore secolare, missione approdata ormai ai limiti del consolatorio. La Mostra sugli Scandinavi ci piace perché dando una visione panoramica di questi movimenti, permette di evidenziarne le caratteristiche generali, di comprendere che cosa accomuna tali opere e perché e come possano esserci di ispirazione.
"La mostra è costruita intorno alla nozione di interferenza e si propone come occasione di revisione degli stereotipi culturali del nord Europa. Ormai, infatti, la leggendaria comunione dei Paesi Nordici con la natura ha cessato di essere fonte di ispirazione primaria, o addirittura unica, per molti artisti. Negli ultimi anni sono emerse pressioni sociali e psicologiche che si riflettono in pratiche artistiche che, con differenti modalità, interferiscono con la condizione attuale del stato sociale (welfare state) ridefinendo la psicologia dell'individuo e il suo rapporto con la collettività, con il contesto urbano e con il paesaggio naturale" [dal comunicato stampa della mostra]. In effetti, nella loro "trasferta" senese, i nordici disegnano un labirinto alternativo ai percorsi romantici del centro storico. Esempio ne è l'installazione di Kurt Asdam: nascosta in una tenda scura sul tetto del palazzo, dal quale si gode di una visione estremamente suggestiva della città, offre una volta entrati visioni metropolitane catturate in chissà quale capitale o grande città. Dal gusto libero del gotico senese, all'impersonale realistico. Più che ridisegnare i rapporti, l'artista vuole porre una forte opposizione e scuotere lo spettatore. Ma qualcosa rende continuità tra le due dimensioni: un silenzio quasi meditativo. Sarà perché abbiamo avuto la fortuna di arrivare sul terrazzo ad un ora tarda, da soli, in un atmosfera magica; eppure questa stessa impressione l'ho ritrovata in molte altre opere esposte.
Senza pretendere di trovare chiavi di lettura storico-artistiche, mi sembra in effetti che la sacralità tipica del rapporto con la natura promulgato dai nordici non sia mai stata persa o allontanata, ma solo sublimata nella realtà urbana ed in altre metafore più attuali. Questa forza naturale e spersonalizzante, la rivediamo nelle visioni di Kurt Adam, Henrik Hakansson, Ann Lislegaard o di Ak Dolven. Le possibilità stesse dell'arte della videoinstallazione aiutano a ricreare spazi rituali, ristabilendo proporzioni ideali tra opera e spettatore. Dato ciò, è plausibile il riconoscimento di un rapporto riservato e a tratti esoterico con il mondo. Ak Dolven ad esempio, ripropone gli oggetti delle sue visioni come piccole icone e vi interviene con fare propiziatorio (penso in particolare alla rosa che viene dipinta di bianco, azione riprodotta a reverse). Gli accostamenti cromatici, qui e per gran parte degli autori, si mantengono minimali e spesso non superano la soglia dei grigi o dei blu, confermando un'attenzione intimistica tipica di questi autori.
Persino Peter Land, nella sua visione suicida apparentemente ironica (un uomo a caccia in barca, spara improvvisamente al fondo della barca stessa e si lascia affondare) inserisce questo atto in una atmosfera rituale, caricandolo di valore metaforico. Altre opere slegate dai supporti video confermano queste impressioni, come la bellissima installazione di Thorward Thorsteinsson, dove la porta del guardaroba di un teatro resta chiusa mentre lo spettacolo è già cominciato, ed il visitatore rivive questa impossibilità a "partecipare al rito", come riverbero delle difficoltà degli artisti islandesi a partecipare direttamente all'Europa.
Il nostro piccolo reportage dalla mostra finisce qui, anche perché essa tratta comunque temi a proposito dei quali non siamo sinceramente competenti. Resta il piacere di essersi potuti interessare ad un evento di sicura ispirazione, ed aver ricavato comunque qualcosa di "nostro".
Chi fosse interessato ulteriormente contatti il palazzo delle papesse: papesse@comune.siena.it, o www.papesse.org.