LAGHI DI MARTE
Cinema La Rondine
Maerne di Martellago 11-16 giungno 2001
di Daniele CarrerEra una bella giornata di sole, ma avevo ancora le palle un po' girate perché chi doveva venire con me aveva trovato una scusa all'ultimo momento. Ai Festival non c'ero mai andato tantissimo, per ragioni geografiche prima ancora che morali. Gli ultimi tre a cui avevo assistito erano stati una gran bella storia, due perché li avevo vinti e uno perché l'essere trasmesso lì era già un riconoscimento.
Nel mio Nordest iperproduttivo di concorsi per cortometraggi non ce n'erano mai stati tanti. Ci doveva essere qualcosa di poco più che insignificante in ambienti vicini all'Università di Padova o in qualche posto qua e là dove il solito paraculo di piccolo-industriale col vizietto del cinema si costruiva una rassegna usa e getta che non durava che lo spazio di due giorni e si perdeva per tutto il resto dell'anno. Di quel Festival conoscevo poco, nonostante fosse a una sessantina di chilometri da casa mia.L'avevo trovato all'ultimo momento su internet, non senza stupirmi per i nomi altisonanti che nonostante la poca pubblicità c'erano in giuria.
Conoscevo troppo bene la provincia veneta per non sapere che una manifestazione del genere in quel luogo aveva poco senso. I sospetti che quel giorno non ci fosse nessuno mi erano già venuti in Paese, quando avevo chiesto dove si trovava il cinema sentendomi rispondere se ero sicuro di essere nel Comune giusto. In sala c'erano si e no quindici spettatori. Le persone che assistono ai Festival sono tutte uguali. Ce l'hanno scritto in faccia come la pensano, non occorre parlarci insieme per sapere che se loro fossero l'Italia le elezioni sarebbero andate diversamente. Di gente così ce ne sarà sempre poca, a meno che qualche pseudo stilista non rivaluti il genere, come hanno fatto con le Puma e le New Balance. Dopotutto proiezioni del genere sono molto più prive di significato dei vari "Sarabanda" o "Ok il prezzo è giusto".
In coda ai corti trasmettevano "Secondo Giovanni", un lungometraggio di Bibi Bozzato. Di fondo c'era la mentalità del tutto perdente di creare un unico master in VHS, così da farlo deperire ad ogni riproduzione(1). Persona intelligente lui, nonostante qualche caduta di stile nel rispondere alle domande dei presenti. Il suo video potrebbe anche sembrare un capolavoro, e per certi versi lo è. Interessante la capacità di far credere a chi lo guarda che, nonostante non si capisca niente, tutto abbia comunque un senso. Se avesse alle spalle un produttore più americano lo vedrebbe tantissima gente. A Bozzato mi piacerebbe chiedere dove ha trovato i soldi e il tempo per farlo. Quando vedo video del genere mi chiedo se a trent'anni anch'io mi troverò a parcheggiare la mia Punto scassata davanti a un cazzo di cinema parrocchiale cercando poi di convincere i pochi presenti, me in testa, di essere un genio. Non è questo il motivo per cui tengo in mano la telecamera.
Quattro giorni dopo ho la pessima idea di presenziare alla premiazione. Sul palco oltre ai vari giurati salgono a turno Sindaco, Assessore alla Cultura e non so chi altro, dimostrando dopo due parole di non capire proprio un cazzo di cortometraggi. Il riconoscimento del pubblico ovviamente, vista l'esiguità degli spettatori, va alla regista di casa, che è stata evidentemente l'unica in grado di portare alle proiezioni parenti, amici e quant'altro in grado di far numero. Premio alla regia all'ottimo "Psyco B", di Max Franceschini, diretto veramente bene, come io non sarei mai stato in grado di fare. "Distruggi" di Enrico Stocco inspiegabile miglior opera. Mi ricordo che a "Officine Italia", mentre ero a cena con gli altri autori, a un certo punto si è alzato uno sproloquiandomi contro che non meritavo di vincere, perché quello che avevo fatto era un cortometraggio troppo denaturato, e la decisione della giuria disincentivava i registi "normali". Mi viene un po' da stronzo muovere oggi lo stesso appunto. Quando a Hitchcock facevano notare che i suoi film piacevano solo al pubblico e non alla critica lui rispondeva: "Piangerò tutto il percorso che mi separa da casa alla banca". Esattamente come ho fatto io quella volta e come consiglio di fare a Stocco. Sui titoli di coda del suo video, incazzato nero prendo e me ne vado. Mentre esco dalla sala mi sorge il dubbio che forse quello che ho appena visto è solo il prologo, ma, arrabbiato con l'umanità, tiro avanti per la mia strada. Arrivato a casa mi attacco subito ad internet per vedere quanto dura quel corto: un minuto. Mondo infame.http://web.tiscali.it/BlackMail/ilaghidimarte.htm
1) "Secondo Matteo" ha solo un master VHS che gira l'Italia, e se vuole mostrare il video agli amici deve usare quella stessa cassetta perché non ne esistono, e mai ne esisteranno altre. Così alla decima volta già si cominceranno a vedere i primi drop out, alla trentesima le immagini sfuocate e così via, sempre che le poste non perdano prima il nastro.