Video.Zero - un meeting sotterraneo
Soundtown, Torino
16-17-18 novembre 2002


Video.zero, organizzato dall'associazione Punto.Zero in collaborazione con i festival Cortofiction (Siena) Toni Corti (Padova), Piccolo Kaos (Trieste), ha trovato nella filosofia di Drop_out un elemento coagulante e uno stimolo alla ricerca. Per noi del webmagazine, Video.zero ha infatti rappresentato una sorta di punto di arrivo, un momento di conferma umana al nostro lavoro.
La forza di Video.zero, è stata puntare anzitutto sull'istinto all'aggregazione degli autori, e sulla comprensione del loro percorso di ricerca esistenziale nelle opere. In breve: sugli autori intesi come uomini, più che su uomini intesi come autori. Già dal catalogo, finemente curato nelle vesti grafiche e nei testi critici, si evidenzia questo desiderio di accomunare opere così diverse tra loro sotto la concezione di video inteso come "mezzo espressivo personale". Ma mai questa tendenza viene spinta oltre il buon gusto, e le piccole recensioni (presentate al posto delle sinossi, come avviene invece in altri cataloghi), si soffermano sulla soglia della curiosità, stimolando lo spettatore a conoscere questo universo artistico. Solo nel caso della monografia dedicata a Video&Archeos il testo prende pose psicoanalitiche, ma è comprensibile, data la natura delle opere presentate in questa sezione.
Le selezioni hanno favorito gli autori e le opere che, al di la' della loro comprensibilità linguistica, al di la' delle fattezze artistiche o narrative, cercassero a loro modo di essere spettacolari: intriganti, stimolanti, sfaccettate, a tratti sfacciate (siamo pur sempre in un ambito underground!). Così si sono accomunate intenzioni diverse, nel tentativo di superare quelle che negli anni sono diventate vere e proprie barriere.
Vediamo come questa filosofia è dunque divenuta reale, o viceversa, analizziamo la realtà umana dalla quale è scaturita questa filosofia.
Video.zero si svolge nel metropolitanissimo Soundtown, sorta di club/locale incentrato sull'idea di aggregazione sociale. La sala sotterranea è adibita a sala-cinema, con palco, sedie e cuscini. Nella sala superiore, cioè il vero e proprio bar, un videoproiettore passa immagini di vario genere, accompagnate dalle musiche pilotate dai numerosi dj, su tutti Johnny Mastrocinque, membro di Video.zero.
Gli autori godono di qualche consumazione gratuita, e già dal pomeriggio si stabilisce un clima più che amichevole…i ragazzi di Punto.zero riprendono nei dettagli gli incontri tra i videomaker (alcuni, per quanto ci riguarda, attesi da anni!), e intervistano uno ad uno gli autori e gli artisti presenti. Alcuni nomi: il mitico Lauro Crociani, sopraggiunto con consorte e telecamera; Alessandra Celletti, protagonista di una intensa performance nel pomeriggio di Sabato; Tommaso Pieri, il creatore della terribile "Chiarina" (il personaggio del corto Tracce di Vita), i multimediali Robotnik e Illogik, e inevitabilmente il sottoscritto Lorenzo Pecchioni, Giovanni Polesello e altri. Col passare delle ore arrivano quelli di Piccolo Kaos di Trieste, i Marzano Bros (quelli di Torino-Calabro, lo ricordate?), ed altri. Tutti ci conosciamo per iniziative web o lavori di vario genere.
Dopo una cena frugale comincia la proiezione; lentamente il locale si riempie, e la stessa cosa succede le tre sere successive, nelle quali lo scenario sarà più o meno lo stesso: al piano di sotto, sempre ben gremito, proiezioni e performance. Al piano di sopra, pienone di autori, spettatori e normali frequentatori del locale, con proiezioni e dj fino alle quattro di notte. Venerdì sera si fa le ore piccole in un atmosfera di quasi baldoria, con qualche cesso ginnico (Tommy, controllati!).
Questo è l'affresco della situazione umana sviluppatasi al Soundtown. Si possono però appuntare agli organizzatori alcune lacune.
Il fervore umano che ho descritto non contamina l'apparenza del festival, probabilmente per la mancanza di una figura di presentatore o insomma di un medium tra i visitatori e il susseguirsi degli eventi. Gli organizzatori si mimetizzano nel pubblico, e per quanto questa cosa aiuti a colmare antichi divari, in certi momenti una presentazione classica manca abbastanza, così come la figura di un vero e proprio "traghettatore". In particolare, prima delle performance nelle quali gli autori intervengono in diretta (Celletti, Robotnik).
L'idea di autopresentarsi in filmati appositamente montati prima delle opere (vedi il caso dell'opera Pinocchio di Michele Restaino, o quella del sottoscritto con Video&archeos) è carina ma alla lunga un po' troppo distaccata: non c'è possibilità d'interazione pubblica con l'istituzione Video.zero, cosa che, almeno in due o tre momenti nell'arco di tre giorni, dovrebbe essere possibile. Anche perché quella di Video.zero è, per certi versi, una proposta "forte".
Un altro appunto che possiamo fare agli organizzatori, è quello di curare maggiormente l'aspetto tecnico della proiezione. Ad esempio, assemblando i lavori su un master Dv anziché su un formato magnetico. Ma la cosa non sembra abbia inciso sulle circostanze, e comunque ricordiamo che si tratta della prima edizione di Video.zero. Inoltre, la troppa vicinanza tra la data di scadenza per l'invio dei lavori e la data d'inaugurazione del festival, credo abbia ulteriormente complicato i lavori.
Per quanto riguarda le opere, se ne sono viste di vecchie e di nuove, con qualche sorpresa, come il Pinocchio di Michele Restaino, sintetico e sfrontato, eletto da Giovanni Polesello a manifesto del video indipendente, in un improbabile confronto col Pinocchio benignano.
Un'altra fiction, tendente al comico, mi ha colpito in modo particolare, e cioè Tutto è il contrario di Tutto, di Fabrizio Favarolo. Anche quest'opera la possiamo leggere come paradigmatica dei disagi tipici del cortometraggista.
Nonostante personalmente non guardi di buon occhio l'ostentazione delle riprese di manifestazioni, social forum e G8 vari, ho avvertito una rara sensibilità nei lavori del Gruppo Logo/Clip. L'artista ha estrapolato dei frammenti dai giorni di Genova, e riproposti come sorta di deja-vouz, tramite particolari riprese e correzioni fotografiche, rendendo l'enigma di quei gorni meglio di tanti pretesi documentari.
Ho rivisto con piacere le opere ormai storiche di Lauro Crociani, come Eh! La madonna, che ha scatenato la platea con un tifo da stadio, e Tracce di vita di Tommaso Pieri, sempre ben accolto dalla platea.
Ho invece detestato l'inserimento, nella primissima parte del festival, di un lunghissimo video di più di mezz'ora, girato in super8 dal profondo delle più patetiche frustrazioni adolescenziali degli anni'80, e nella più totale assenza d idee: Il figlio dell'uomo elettrico contro i paninari. Per un attimo, ho pensato di essere al Festival del Cinema Trash (che tra le altre cose, si svolgeva negli stessi giorni a torino), dove non esistono selezioni e qualsiasi cosa si spedisce viene passata. L'opera ha l'unico dato curioso di essere stata realizzata da Valerio Evangelisti, divenuto poi noto scrittore di fantascienza.
Non ho visto tutti i lavori, perché per ragioni di lavoro sono tornato a Firenze già sabato sera. Il mio più grande cruccio è stato essermi perso la performance di Alessandra Celletti, che trasognata ed etera ha commentato con musiche al piano le immagini del suo video Esoterik Satie. Mi hanno detto che questo è stato il momento più "spiritualmente alto" del festival. Mi sono perso anche i Robotnik, ed ho assistito invece alla performance degli Illogik, che ho apprezzato per la fusione tra suoni ed immagini elaborate in diretta con software Resolume.
Come specificato nel bando di Video.zero, tutte le opere selezionate per il festival saranno prese in considerazione critica su Drop_out, anche se le vedremo "a scaglioni", perché i ragazzi di Torino, che devono occuparsi delle recensioni, hanno un bel po' di altre questioni in programma.


contatti:
videopuntozero@hotmail.com


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