Videokids
Festival e Video'zine (Udine, 2005)

La direzione artistica di Videokids, con la selezione pubblicata in questa videocassetta, si rivela come un'"integralista del Video", prediligendo opere estremamente introverse, di ricerca sempre più esistenziale e sempre meno tecnologica.
Nella compilation non si trovano cortometraggi di fiction, ne' videoclip comunemente intesi, ma creazioni che fluttuano dal video-diario in giù, verso una ricerca il cui linguaggio si fondi esclusivamente su immagini e suoni.
Gli autori promossi concedono ben poco allo spettatore medio. Il vincitore, Giancarlo Dal Moro, pone apparentemente una barriera. E' facile, in questo senso, riconoscere un filo conduttore. Anche qualora i video siano "perplessi" in un parlato logorroico, il tema resta sostanzialmente lo stesso: le immagini, la loro riscoperta e rielaborazione. La rivendicazione di un patrimonio energetico di cui esse sono testimoni e catalizzatrici, che si tratti dei propri ricordi (Loppel, Pecchioni, Carrer) o che si tratti di dati storici e sociali (Tanzini, Dal Moro, Vincenti-Mori, ancora Carrer). Videokids 2001 è un tuffo in una dimensione che trascende e "rimugina" la realtà. A introdurci è Carrer, vincitore lo scorso anno, con Acido-Lucido, già recensito in Drop_out (vedi).
Questo lavoro è tra i meno precisi dell'autore. È il più scattoso e immediato, forse perché prodotto in un momento "nero", come sublimazione immediata del disagio dell'artista. Curiosa la ridondanza tra i contenuti espressi dalla voce dell'autore, e quelli trasmessi con scritte sovraimpresse (un piccolo racconto).
Segue Metamorfosi del perduto, di Sergio Loppel, un lunghissimo commento audiovisivo, enunciato dall'autore stesso; alcune delle immagini sfruttate sono originali, altre di repertorio. Il tema del commento è il confronto con il proprio passato. Loppel, non più giovane, esprime una serie di considerazioni esistenziali, come in una sorta di confessionale condiviso con lo spettatore. Alla lunga il video è un po' ripetitivo: tra lo scatto adolescenziale di Carrer e l'intimismo autoerotico di Loppel, percepiamo un alone patetico che avvolge la compilation. Non importa: il Video, inteso come possibilità di ricerca esistenziale, è ancora il minimo comune denominatore. La compilation sterza violentemente dalla forma-diario, con i seguenti tre video.
Compendio a T. di Pecchioni, sembra voler realizzare in pratica, tramite un linguaggio esclusivamente immaginale, la decostruzione che già Loppel proponeva implicitamente. Una delle infinite possibili versioni di questa catarsi narcisistica.
Tanzini, con Dream Time, vuole invece appropriarsi di immagini storiche, catturate da filmati di repertorio delle guerre mondiali. Integrare questo passato significa porre nuovi effetti su questi fossili luminosi. In particolare un effetto-specchio, tramite il quale, ad esempio, i soldati marciando implodono su se stessi, ed i cannoni sono puntati sui loro stessi riflessi. Credo che in tutto ciò si possa rivedere un commento morale di questo passato.
C'è poi il vincitore, Giancarlo Dal Moro, con un opera davvero enigmatica, dedicata a
Roberto Calasso: Breve sillabario orientale. Sembra che l'opera possa spiegarsi con la didascalia iniziale, tratta appunto da un testo di Calasso (Ka): "Mi occorrerà tutta la vita per cominciare a capire che ho vissuto. Capire fra l'altro cosa significa che sono fatto di sillabe". In realtà il lavoro è una sorta di amplificazione metaforica di questo concetto. A immagini di repertorio di suonatori e personaggi (credo indiani), si sovrappongono suoni cacofonici, riverberi discontinui, provocati credo da strumenti a fiato e tamburi.
È difficile veder vincere ad un festival un video così. Videokids ci sorprende. L'opera si apre ad infinite interpretazioni, ed è difficile azzardare un commento. La sua visione risulta ipnotica, spessa, ma anche alienante, a tratti inquietante. Che sia questa apertura, questa indefinitività, il suo unico autentico senso? Se Calasso parla di "letteratura assoluta", forse Dal Moro potrebbe suggerirci una cinematografia altrettanto spessa: la riconoscerete dal sintomo: "un brivido sottile, una scossa estetica, una strana luminescenza…"(1). Può darsi.
Segue un'altra opera particolarmente enigmatica, Rollerblades di Valerio Comparini: Periferia, notte, un ragazzo pattina sull'asfalto. Un uomo grosso si avvicina alla telecamera inveendo. Poi si dirige verso il ragazzo e lo fredda a colpi di pistola. Il tutto, a ralenty e ri-ripreso dallo schermo di una tv. Che dire?
Troviamo poi il Carrer di Vivere e morire a Nordest (già recensito in Drop_out, vedi), sempre tagliente e sarcastico.
Percorsi dell'arte è invece un opera di ricerca avanguardistica. "Da Francis Bacon a Andy Warhol". La sequenza di maggior rilievo è quella dell'accartocciamento di un ritratto. Segue una moltiplicazione dell'immagine del fuoco, e ancora riprese di profondità marine, ritratti di artisti rimpiccioliti e moltiplicati all'infinito. Un tentativo di decostruzione spasmodica, tipicamente videoartistico, in stile anni'80.
Particolarmente art è anche un blob che segue subito dopo, firmato da Mario Vincenti e Debora Mori, Mediaterror, caratterizzato da un interessante uso delle trasparenze, ma un po' povero di idee.
"9", che avevamo già visto al Festival del Cinema Trash, è l'opera più "comunicativa" della cassetta, e rimanda direttamente ai fatti di questo luglio a Genova. Per quanto sia un video molto carino (raccontarvelo sarebbe uno spregio: dovete vederlo) si allontana non poco dal filo conduttore mantenuto fino a questo punto.
Al Limite, di Renata Galiazzo e Silvio De Campo, presenti anche nelle scorse vhs di Videokids, è invece una sorta di videopoesia. La composizione del quadro, con due tendine che si sovrappongono agli occhiali di un volto stilizzato, è interessante. A destra, una ragazza con Occhiali da sole anch'essa, legge dei versi. È un opera diversa dalle scorse del duo, che somigliavano molto a videoclip. Notiamo che si tratta della seconda opera firmata da un uomo ed una donna assieme, a testimoniare le possibilità intimistiche del Video.
L'ultima opera è Signore e Signori, ne abbiamo già parlato a proposito del Videolugosi (vedi), di cui rappresentava l'impaginazione stessa. Inquietante, nel suo giocare con lo spettatore, come lo avesse ingabbiato. Ispirata ad un testo di Orson Welles.
In conclusione, noi di Drop_out ci sentiamo prossimi al modo di considerare il Video, che caratterizza la direzione artistica di Videokids. Sarebbe bello poter avere contatti ulteriori, ed unire in qualche modo le forze.

contatti: udine@arci.it

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