Videokids
Festival e Videocompilation (Udine, 2001)
Anche quest'anno, tutti i partecipanti al festival "Videokids" e tanti altri esponenti del mondo delle videoproduzioni hanno ricevuto a domicilio l'omonimo video-magazine, contente le opere selezionate per la fase finale del concorso.
La qualità di duplicazione è ottima, la cassetta presenta il marchio Siae: per gli autori si può parlare di una vera e propria pubblicazione; questo aiuta a sentirsi meno "registi" e più "artisti", o comunque ricercatori. Infatti, il festival è dichiaratamente dedicato ai "video a carattere sperimentale", ed ai "nuovi lingaggi dell'elettronica".
Che io sappia, questo è uno dei pochi festival in Italia ad avere il merito di "distribuire" e quindi promuovere materialmente le opere, mentre altre organizzazioni pur meditando progetti ambiziosi, rimangono ahimé spesso ferme ai propositi. La cassetta "Videokids 2000" ci piace anche perchè rammenta quella vecchia idea tutta underground di fanzine in video, come succedeva ad esempio nel caso di Choreia qualche anno fa. Ci teniamo dunque a lodare l'iniziativa, ed a prendere in considerazione critica le opere contenute nella cassetta.
Saltano agli occhi anzitutto i video vincitori, indicati già in copertina con degli asterischi: Il Mio mondo personale di Daniele Carrer (primo classificato), già recensito da Drop_out, Bestia T di cui abbiamo parlato nel caso del Festival del cinema Trash di Torino, e Close Encounters di Michelangelo Visconti. Qui, è rappresentata un'invasione aliena che sfrutta come mezzo di transizione la birra; i piccoli alieni, alla guida di mini-astronavi, avanzano di pinta in pinta, di intestino in intestino. Tanto scherzoso, quanto inquietante: potremmo rivedervi una critica alla "logica dei pub" che cattura la gran parte dei ragazzi metropolitani; gli alieni colpiscono nel luogo che sfruttiamo più o meno coscentemente come valvola di sfogo. L'estraneo assoluto, l'alieno, si annida la' dove cerchiamo l'ultimo rifugio dagli stress della vita diurna!
Osservando la copertina, un altro dato salta all'occhio: delle tredici opere selezionate quattro sono di Lorenzo Pecchioni, che è l'unico autore presente con più titoli. Questo testimonia la laboriosità del gruppo "Video & Archeos" (di cui Pecchioni è esponente di spicco) nel corso del 2000. Il fatto che la prima opera della compilation sia proprio Kleroilab II, conferma il coraggio degli organizzatori: la sua visione risulta praticamente inaccessibilie allo "spettatore medio". Kleroilab corrisponde ad un "opera alchemica" compiuta tramite l'elaborazione di immagini video, con tanto di regressione iniziale (interessante lo scorticamento delle immagini corrispondente alla riscoperta dei più profondi strati psichici). Gli altri video di Pecchioni sono Acqua Simpatica, Xoana, sempre improntati su questa idea di regressione, ed Epidemia, un falso spot per una azienda di videoproduzioni che lucra sui suicidi, riprendendo e distribuendo a familiari ed amici le ultime dichiarazioni e l'atto estremo del cliente... L'idea è di forte impatto ma poteva essere sviluppata meglio, ed in modo un po' meno sensazionalista. Preferisco di gran lunga le altre opere qui presentate, più introverse e rivelatrici. Come Xoana: non molto di originale nel duplicare le immagini a posta per farle sbiadire, ma abbinare questa speciale fragranza all'idea del "divino arcaico" può aiutarci ad approfondire questi concetti, compreso quello di "video". Si tratta però di una autointerpretazione contenuta nella sinossi (vedi catalogo allegato) e dunque estranea all'opera, che colpisce piuttosto per la presenza di quattro ominidi lignei, aventi il volto degli stessi membri di Video & Archeos, ma capaci solo di strizzare gli occhi o gemere.
Anche nella scorsa edizione di Videokids (1999), era presente un opera di Renata Galiazzo, qui autrice di Net Punto e a capo assieme a Silvio De Campo. Lo stile è precisamente quello dell'opera dell'anno scorso, Blanche Y1-2, con schermo suddiviso in due settori, e con la ripetizione ossessiva della stessa immagine (in questo caso una grata oltre la quale giocano alcuni bambini). Gli autori celebrano la visione con effetti di movimento e di trasparenza. Ho trovato più coinvolgente l'opera dell'anno scorso, forse per la presenza permanente dell'immagine di un fantoccio alieno freezato in una partizione laterale dello schermo. Su entrambe le opere aleggia la stessa inquietudine (supportata da musiche elettroniche), ed un certo feticismo. Mi sento di incoraggiare gli autori, ai quali manca poco (un po' di precisione e forse un po' più di personalità) per produrre video di ottima qualità.
Doom mer bis zum alpengat macht der deutsche di Emilio Quinz e Michele Drascek è la tipica opera che i videomaker producono nel loro primo periodo di sperimentazioni. Girato in una grossa struttura abbandonata, ricco di iscrizioni sui muri, un po' noioso, forse non da' l'impressione di grandi motivazioni ma è senz'altro un buon esercizio (perchè no, anche per lo spettatore).
Al limite del delirio troviamo invece Calcio d'angolo di Michele Grizzer, un autore tutt'altro che esordiente, ma che mi aveva sempre annoiato e dato l'impressione d'essere il solito "videomaker della domenica". Invece qui Mario dimostra di saper dar voce alla sua estrosità, e ci regala questo cammeo di follia artistica; non ve lo racconto, e all'autore di spedire l'opera a Giovanni Spada del Festival Trash di Torino.
C'è poi Il Matto di Thomas Cicognani, che non ha molto a che fare con i videolinguaggi ma sa più di fiction, e che come soggetto non ha poi tanto di originale. Un disadattato si arrampica sull'albero e non scende più. Interessante il fatto che la motivazione di questo atto non verrà mai esposta.
Chiude la nostra promenade "Il Profumo dell'India", un agglomerato di immagini subliminali, firmato da Patrizio Benedetti. A vederlo così potrebbe anche dire ben poco, ma se proseguiamo la visione tenendo ben presente l'oggetto, individuiamo invece una piacevole ricerca tonale nel susseguirsi delle accumulazioni, che abbinate ad azzeccate atmosfere sonore rendono un idea di esotico dionisismo.
In conclusione, lodiamo l'iniziativa, con un unico appunto sul responso finale. Il Mio mondo personale, il già noto "elogio alla violenza" che molti dei lettori conosceranno, non è un "video sperimentale", ne' instauta il seme di un "nuovo linguaggio dell'elettronica"; non corrisponde garnché al prodotto che gli organizzatori, per loro stessa affermazione (vedi catalogo) vorrebbero privilegiare. Eppure ha vinto il primo premio.
L'"elogio" è sì un gran bel video, ma nasce da un ottimo testo deliberatamente sovrapposto ad immagini stradali velocizzate. In ciò, l'apporto "linguistico" non è certo innovativo. Obiezioni simili si potrebbero porre anche per i due "premi speciali", in particolare per Bestia T. Nel responso finale gli stessi organizzatori hanno confermato che ancor oggi, ciò che fa emergere persino nelle manifestazioni dichiaratamente dedicate alla sperimentazioni, è ciò che più colpisce demagogicamente, in barba alla manifesta assenza della sperimentazione stessa.
Quando parliamo di video consapevole, d'altronde, vi assicuro che non stiamo blaterando. Di quel pizzico di consapevolezza in più, ce ne potrebbe ancora essere bisogno.