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Festival del Cortometraggio
Montecatini 2004
reportage autobiografico di Daniele CarrerCi sono essenzialmente due motivi per i quali il videomaker medio non visiterebbe mai Montecatini se non esistesse il Festival Internazionale del Cortometraggio. Il primo è che si tratta di una città chic, dove un caffè al bar costa un euro e cinquanta, e il videomaker medio non ha mai un soldo. Il secondo è che letà media dei villeggianti è al di sopra dei sessantanni, e il videomaker medio sogna di morire giovane.
A Montecatini ci ero stato per la prima volta nel 2001, nellultima estate tranquilla per lumanità. Trovarsi in quello che lamico Lauro Crociani definisce un Santuario è una responsabilità enorme, specie se proprio malgrado si sa di far parte di quella scellerata categoria dei videomaker pretrentenni di inizio millennio. Questo significa che bisogna dimostrare in ogni momento il massimo rispetto possibile verso chi fa cinema da una vita e soprattutto che si deve specificare che il proprio credere di essere il più grande regista del mondo si ferma al massimo al giorno della fine dei lavori del film che si ha in Concorso e non va oltre, come sembra leggendo certi forum il cui incipit cronico è tu non sai chi sono io.
Ma veniamo ai fatti concreti: inaugurazione. Breve discorso introduttivo, soliti problemi tecnici sulle traduzioni e si comincia con quattro videoclip visti e stravisti su MTV. Nessun applauso, sarà perché ci sono quaranta persone in sala: i nonni alle 10 sono tutti alle Terme. Di seguito i soliti lavori enormi dellasse Germania-Francia. La domanda è una: la RAI per due anni di trasmissione esclusiva di un corto mi ha dato 500 euro. Al massimo del mio splendore vinsi 2 milioni e mezzo a un Festival: quelli che spendono 30 mila euro per un corto dove trovano i soldi? Sarò banale e scontato, ma io devo ancora ricevere una risposta.
Boh. Applausi zero anche sul mio video. Qualcosina meglio i due originalissimi documentari melanco-comici che già a due giorni di distanza non mi ricordo di cosa parlano, con tanto di riconoscibilissima regista russa che a fine proiezione si gira sconvolta verso il presentatore per chiedergli con lo sguardo chi glielaveva fatto fare di farsi 5000 km per arrivare fino a lì. Boh, sarà che il vivere nel Nordest mi ha dato una concretezza superiore alla norma, ma io continuo a non capire.
Se dovessi dare i voti alla maniera di quellottimo giornalista che lavora per Grand Prix la parte bassa della classifica la occuperebbero limbarazzante rassegna di Corti Toscani con tanto di applausi scroscianti delle folte schiere di parenti pervenute in sala e quella specie di Contessa con tanto di praticante al seguito che ho avuto la sfortuna di avere dietro per un intera seduta di proiezioni e che mal si concilia con quello che per contrasto definirei il mio cinema dal rutto libero.
Siamo qui per lennesima volta a chiederci a cosa servono i Festival, senza nessuna polemica con lottima FEDIC (che grazie allo stagionato albergatore che mi ha ospitato dopo anni ho scoperto che si pronuncia con la c di ciao). Oramai i corti migliori si vedono anche in TV. A parte poi qualche rara eccezione legata alla stretta interazione con le Università, vedi Siena o Bologna con Visioni Italiane, il pubblico in sala è latitante o per lo più è chiassoso e disinteressato visto che non paga il biglietto. Se certi carrozzoni da decine di migliaia di euro vengono tenuti in piedi per permettere agli autori di confrontarsi, ben vengano anche questi, però a parte il simpatico amico del Congo che mangiava al mio fianco io di registi non ne ho proprio conosciuti.
Stiamo sbagliando tutto in Italia? E mai possibile che il Paese del Neorealismo si trinceri dietro alla mancanza di fondi per giustificare lenorme gap produttivo che cè con il resto dEuropa? Perché per cambiare lo stato delle cose non partiamo dallammissione che duecento rassegne allanno servono per lo più a dare una giustificazione desistere al Cineclub di turno o a fare la cresta ai fondi che piovono da chissà quale inconsapevole Assessorato alla Cultura?
In più di un occasione, negli anni scorsi, un Festival mi ha ospitato in una stanza il cui costo per notte era pari ad almeno il doppio di quello che mi era costato il corto che avevo in concorso. Boh, sarà, ma io continuo a non capire.www.danielecarrer.it
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