VideoLugosi
Firenze 18-19 novembre '00
Il Videolugosi di Firenze è uno dei pochissimi festival di video amatoriale dedicati specificamente al genere horror - fantastico - surreale. Ma si sa che il cortometraggio, fosse solo per la condensazione dei tempi che non permette di illustrare e simulare una realtà sufficiente, genera comunque il più delle volte un tipo di narrazione piuttosto surreale. In effetti alla proiezione, quest'anno come lo scorso, si è visto cose molto diverse tra loro. Tuttavia, il Videolugosi, data la sua scelta d'immaginario, incita la produzione delle opere di genere, creando attorno a se una serie di vicende autoriali ritmate da questo appuntamento annuale. Vicende che aiutano anche a riconciliarci con il "romantico" passato delle produzioni B italiane, tra citazioni e ricerca.
Quest'anno il Videolugosi però ha vissuto un edizione un po' particolare, non si può negarlo.
Gli organizzatori hanno basato la promozione sulla presenza fisica e mentale di Dario Argento, nelle vesti di presidente della giuria; personalmente, ho ricevuto un foglio di presentazione del festival per ben due volte, lo stesso, dove in sostanza si sottolineava la presenza del Maestro, e si avvertiva che presto tutti avremmo ricevuto il bando. Il bando poi l'ho preso in un locale, a casa non mi è mai arrivato. E nemmeno Argento è arrivato, ne' nessun altro (si vociferava anche di Stivaletti o di Asia); qualsiasi presenza illustre sul palco è stata genialmente sostituita da un fantoccio Frankesteiniano, che lungo tutta la durata della proiezione ci disturbava perché troppo vicino allo schermo, sembrava gravasse sulle finzioni.
Sono girate molte voci sui motivi dell'assenza del Maestro, e su quella che è stata probabilmente una delle proiezioni video meno riuscite a Firenze. Nonostante i quotidiani (a dir di chi li ha letti) abbiano lodato Videolugosi, in sala oltre che mancare i Vip è successo un po' di tutto; il proiettore è andato in tilt due o tre volte, e per due volte si sono accese le luci di emergenza senza che nessuno sapesse come spegnerle (il tecnico chiedeva consigli al pubblico...); un cane in sala ha abbaiato per diversi tratti della proiezione (vedevi le pugnalate nel film e sentivi il cane che guaiva da fuori! Quasi concettualizzabile…). Per un attimo mi sono sentito come in un sogno o in un film (Demoni, ambientato in un cinema), e mi sono divertito molto. Il Videlugosi, come nella miglior tradizione fantasy, è stato aspirato in un vortice di contingenze che lo ha riportato ad una dimensione subqualitativa.
Gli organizzatori non me ne vorranno se ho voluto narrare di questi disguidi anche divertenti. Con quanto detto e successo, non cambia infatti una virgola sui meriti dell'iniziativa, che trovo così piacevole specie in una città spesso rigida come Firenze. Personalmente non mi è fregato molto dell'assenza di Argento, ma mi ha dato da pensare il fatto che gli organizzatori abbiano basato la promozione del festival sulla presenza di costui; mi è sembrato un comportamento un po' stereotipato, e per un attimo ho avuto paura che il Lugosi si trasformasse in una rassegna di prestigio di quelle che basano le loro referenze sulla presenza mondana di personaggi famosi e produzioni di un certo livello. Ma la mia paura che data la presenza del Maestro la qualità media (perlomeno tecnica) dei lavori si sarebbe elevata spazzando via gli episodi più trash o underground, per fortuna si è rivelata infondata. Ho visto diverse opere amatoriali, persino estreme, e con piacere.
A partire da un video acerbo come Il Balocco di G. Tarchi e F. Pecchinenda che testimonia calzatamente la dimensione trash e l'istintività primaria del fare video, con tutti gli stereotipi e la magia del caso, all'evoluto ed inquietante Santo Demone di Nardelli & Bellonio, storia di un demone che chiede ospitalità in un monastero, ove la diegesi si sviluppa tramite i pettegolezzi di tre monaci immersi nella penombra di una cripta illuminata a candele..
Strada Inferno di Sandro Pellarin, dove un venditore itinerante s'imbatte in un personaggio pulpizzato e chiuso nella sua casa con paranoie d'assedio, ci colpisce per l'analogia pittografica finale; ma anche Backstage di Piero Cannata -ennesima parodia di Scream- ed altre opere hanno in comune la ricerca di soluzioni ad effetto, a costo di creare intrighi sceneggiatori non indifferenti. Altri lavori come Nero Fioca di Andrea Grieco si muovono nel senso opposto, e cioè mostrando l'irreversibile decorso di un evento (in questo caso la vendetta di una ragazza nei confronti del suo stupratore). In taluni casi si esaspera sentimenti anche troppo adolescenziali, in altri invece si va in cerca della risata facile: si è insomma al cospetto di autori che spesso e bene stanno ancora cercando un loro stile definito.In generale si è visto un buon rispetto per il sonno dello spettatore medio; poche le opere più videoartistiche o sperimentali, tra le quali Il Conte di Conversano di Alessio Fattori, in assoluto il lavoro di più alta qualità, dalla fotografia impeccabile, storia frammentaria ed enigmatica di un Dracula pugliese ispirata ad un personaggio storico realmente esistito.
Allo sfascio il proiettore nel caso di Claustropofagia di Cristian Arioli, il video che più credo abbia colpito la platea, e forse il prodotto più splatter del festival. Per i primi cinque minuti osserviamo i lamenti di una ragazza incatenata in una scantinato. Poi la telecamera ci mostra un cadavere di un altro prigioniero legato a qualche metro di distanza dalla protagonista. Dunque, per altri 2 o 3 minuti la ragazza si allunga per cercare di toccarlo; una volta trascinatolo a se, superata una lieve esitazione, comincia a nutrirsi delle viscere del poveretto, evidentemente affamata, e lo fa per almeno altri dieci minuti. Inquietante anche perché, interrotto dal guasto tecnico, ce lo siamo dovuto rivedere quasi da capo, nell'arco di minuti di delirio, fino ad un catartico applauso conclusivo. Un opera come questa forse ha il torto di infierire sullo spettatore incolpevole o su quello ingenuo, ma vi assicuro, che se costui saprà invece stare al gioco, allora il video lo condurrà oltre impensate viscere della sua psiche. Buoni gli effetti speciali, coadiuvati da una qualità infima dell'immagine (credo un vhs-c); pessimo, forzato e deludente il finale, peccato.Da notare anche l'opera vincitrice, prodotta dall'ormai noto Satie's fashion group di Firenze, vincente anche a Schermi Irregolari (altro festival fiorentino) con Cinephila Comunis, storiella di un collezionista di topos estetici, tra i quali, entro la sua bacheca, appare lo spettatore cinefilo stesso... sempre del Satie's fashion è Il Realismo dell'arte, scritto da Cecilia Muzzi, riesce a sintetizzare una buona atmosfera di sospensione anche grazie ad un buon ritmo di montaggio, qui protagonista molto più che in altre opere.
Si è vista con piacere anche La Consegna di L. Parisi, con M. Colonnello, prodotta da quelli dell'Ilios di Roma, nonché organizzatori del festival "L'Invasione degli Ultracorti", testimoniante dunque un certo interesse da parte della scena trash-underground per questo festival. Si conta anche la presenza del regista Zarantonello, il secondo giorno, con il suo Medley, film di cui si è parlato assai nell'ultimo anno. Assurdo il fatto di regalare il cd del videogame "Medley", dove appunto, analogamente alla storia del film, credo che lo scopo sia uccidere i propri professori. Si capisce che Zarantonello è passato dal festival trash di Torino. Alice dalle Quattro alle Otto è il suo nuovo video, strutturalmente piuttosto stereotipato (mi aspettavo qualcosa di più istintuale), ma geniale nel disvelamento e sovvertimento delle funzioni reali dei personaggi. Non lo racconto perché magari lo recensiamo poi.
Un plauso alla direzione artistica per gli intermezzi-video del festival, corrispondenti alla soggettiva di un canarino chiuso in gabbia, alias lo spettatore stesso sottoposto come una cavia alla visione dei cortometraggi.
Buona fortuna per la prossima edizione!