LUCCA SHORT FILM FESTIVAL
A Corto di CinemaLucca, Cinema Italia 20-23.06.2001
Gli organizzatori stessi, nel catalogo-programma della manifestazione affermano:
<è più che probabile che nei prossimi anni questa manifestazione rappresenti un interessante punto d'incontro tra diversi generi, attitudini, e ambienti di produzione cinematografica (per lo meno toscani)>; il Lucca Short Film Festival è una manifestazione giovane, in costante crescita, e di sicure ambizioni. Lo si può constatare dall'entusiasmo degli organizzatori, dall'affluenza del pubblico locale, dalla freschezza delle selezioni, oltre che dalla compresenza di sempre nuove "sezioni": con "Videolinguaggi" si apre una vetrina sul mondo delle sperimentazioni; in "Cortofestival" si può fruire di corti promossi in altre manifestazioni, e due rubriche celebrative sono dedicate una al cinema cileno ed una al cinema pasoliniano.
Per quanto sia apparsa un po' spoglia (ma è comprensibile vista la novità), la categoria Videolinguaggi ha reso possibile un alternanza nell'arco delle lunghissime giornate di proiezione. Questa determinazione, in uso già presso Visionaria di Siena ed altre manifestazioni, sembra scavalcare gli antichi ed irrisolti quesiti sulla distinzione tra "cinema" e "videoarte", individuando nelle sperimentazioni l'insieme delle alternative al linguaggio classico del cinema narrativo. Tuttavia, molte opere che in quanto a linguaggio appaiono inedite, risultano egualmente fruibili come finzioni narrative, e viceversa, si incontrano delle finzioni dal linguaggio assai più inedito di tante presunte sperimentazioni. Di ciò si è avuto conferma già internamente a questo festival. Dunque, non sarà certo questa distinzione a chiarirci di più le idee sui perchè del "video", e restiamo convinti della necessità di affrontare le problematiche delle ricerche dei singoli autori, sorvolando le distinzioni di genere e sezioni.
Una delle opere di cui il linguaggio ci ha colpito anzitutto, è "Riducimi in forma canonica", di Monica Petracci. Tramite un montaggio verticale consistente in equazioni matematiche sovrapposte a spunti bodyart (e non solo), la Petracci rende una visione ironica e fortemente metaforica dell'amore, invitando all'intuizione dell'essenziale problematicità dei sentimenti. L'idea del rapporto di coppia è decontestualizzata e riproposta secondo un linguaggio ideato su misura, che mette in risalto tensioni normalmente trascurate, o non riconosciute come decisive.
Alcuni tratti, in particolare certi atteggiamenti dei due attori, appaiono un po' datati, tanto da ricordare sequenze tipicamente anni'80, ed una certa "ironia da videoclip" abbastanza diffusa. Ma la voce di sottofondo, forte delle sue invettive matematiche e dell'analogia di queste con icostrutti immaginali, colpisce invitando ad una maggiore conoscenza dell'autrice, peraltro già affermata in ambito videoartistico internazionale.
Ci sono piaciuti anche "Ne me quitte pas" di Samuele Malfatti, che con gran capacità amalgama tratti neosurrealisti a sequenze cartoons, e il già conosciuto "In un mondo che" di Daniele carrer: rivisto in grande schermo è risultato più inquietante del previsto... Altre opere come "I Giorni di Pulcheria" sarebbero da catalogarsi in una apposita rubrica dedicata alla videodanza, come avviene in altre manifestazioni. "Anna Jacques" poteva essere inserita anche nella categoria fiction, benché presentasse un linguaggio particolare basato sulle dissolvenze, forse originale ma di scarso impatto.
Quello che mi ha colpito delle opere narrative (categoria Fiction) è stato invece il senso d'interrogazione esistenziale, assai più deciso e accattivante che nelle opere di videoarte, spesso abbastanza superficiali al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare. Opere proiettate quasi consecutivamente come "Signore e Signori" di Francesco Azzini, "La Reputazione appartiene agli altri" di Nicola Calogero, e la vincente "La Terza Lingua" di Roberto Perruccio, chiamano in causa ciascuna a proprio modo lo spettatore, con sguardi in obiettivo e talvolta veri e propri tentativi di "ingabbiamento" dello stesso; vedi "Signore e Signori" che è stata anche la "sigla" dell'ultima tormentata edizione del Videolugosi, ed è dedicata ad Orson Welles di cui realizza anche un breve passo scritto. L'opera di Calogero corrisponde invece alla soggettiva di una ragazza dal cuore infranto, che nella deriva seguente la delusione ascolta i consigli de "gli altri", amici e amiche, tutti rivolti con sguardo in obiettivo, hanno da dare un sacco di consigli, rasentando superbia ed egocentrismi, fino alla nausea... C'è un velato sottogusto nouvelle vague, così come in "La Terza Lingua", che poi ha stravinto tutti e tre i premi a disposizione. Qui i personaggi raccontano la loro vicenda sentimentale, nell'alternanza tra confessionale e fiction. Quel che convince è l'armonia della sceneggiatura, il bilanciamento dei tempi ed una certa autenticità trasparente dai volti dei due. Si scopre infatti che la storia ricostruita è reale ed è raccontata dagli stessi protagonisti...ciò avviene spesso nel caso di autori video indipendenti, e si potrebbe indagare questo fenomeno specificamente.
Un video che gioca bene con i personaggi è "Le Grand tango" di Fabio Bianchi e Davide Pini". Realizzato con grande precisione, narra di una cena tra tre amiche, ricca di confidenze e turbamenti. Non si capisce se gli autori giocano a scambiare i personaggi come se fossero figurine, o se vogliano davvero rappresentare un sottilissimo esempio di intesa femminile, quasi un anticipazione degli eventi...lo so che sono vago, ma non voglio svelare il finale. Complimenti in particolare alle tre attrici. Segnaliamo anche Massimo Rispetto di Giacomo Durzi, di Bradipofilm (noti anche per il loro sito web), che gioca molto sulla capacità degli attori Malandrino e Bolognesi, e "L'Erba tra gli ulivi" di Stefano Chiodini, una delle produzioni di Tedavi'98 (Firenze), diabolico nel gioco narrativo e precisissimo nella fotografia. C'era anche un videomaker cult dell'underground passato prossimo: Marcello Gori con la sua piacevole "Frittatina", già noto per i suoi "L'Emulo" e "Direttive dall'altro".
Alla fine i tre premi disponibili (Giuria, Critica, Pubblico) sono andati tutti alla Terza Lingua di Perruccio, un gran bel video, con l'unico difetto di "non fare male a nessuno". Qualcuno è apparso contrariato da questo successo totale, non tanto per via del video, di sicura qualità, quanto perchè anche altre opere meritavano forse qualcosa di più di una "segnalazione".