A "Corto di Cinema"
Lucca 15, 16 e 17 Giugno 2000
Riflettiamo sul contesto e riconosciamo la gran bravura degli organizzatori: la ricca, bella, tranquilla provincia dell'Italia centrale quasi settentrionale. Quella notoriamente refrattaria al cinema che per lo meno ci prova ad essere di qualità. Per di più Toscana e quindi contagiata "per contatto" dal morbo cecchigoriano che riempie le (poche) sale cittadine di film stupidi eccetera eccetera che naturalmente, bisogna dirlo, vanno pure bene. Chi vi scrive ha potuto frequentare solo le ultime due serate, la prima ve la racconta per sentito dire: niente male, anzi bella. Si parte con un omaggio a De Sica e quindi si va sul sicuro; si continua con il notevole the best della scorsa edizione del festival senese "VISIONARIA" e per finire i videoclip della Bandabardò, tra i quali quello di Beppeanna girato da Infascelli, che la scorsa estate girava spesso anche in televisione. Venerdì invece c'ero, ma sono arrivato tardi e mi sono perso buona parte della proiezione dei video vincitori del festival ARRIVANO I CORTI di Ferentino; ho visto un pezzo di "Fine pena mai" di Giovanni Caccamo, non abbastanza per giudicare, ma ad un amico che stava già dentro ho chiesto "com'è questo" e lui mi ha risposto "una pippa tremenda", lapidario! A seguire il vincitore del VIDEOFESTIVAL CITTA' DI MESTRE: ZABUR di Haller Gunther, cioè dei tipi in un paese del terzo mondo che tirano su un muro e per di più storto.
Per finire con gli altri festival "Anche gli angeli vanno in vacanza" di Manuel Cavallero, da CORTO CIRCUITO di Civitavecchia. La prossima volta se proprio non vi va di leggere il libretto d'istruzione della telecamera, chiamate a recitare almeno i vostri amici più carini. Grazie. Segnalati come ANTEPRIMA c'erano "Mi va di cantare" di Antonucci e Fontecchia e "I danni del liberismo". Del primo non ne parlo perché non l'ho visto; del secondo sì perché l'ho fatto io insieme a Francesco Cenni e Matteo Raffaelli, ma vi confido che per me è stato un brutto quarto d'ora. Non solo per me, scusate gente. Va bene! Il mio corto delude alquanto ma nel panorama degli autori lucchesi o limitrofi si difende bene (io vengo da Forte Dei Marmi che è nella provincia). Infatti le cose più imbarazzanti si sono viste da lì a poco; funziona così, l'amministrazione comunale si concede di elargire qualche spicciolo agli organizzatori del festival, fosse stata la partita del cuore o una puntata del Karaoke (vi ricordate?) niente problema a trovare una cinquantina milioni, ma questa è un'iniziativa culturale ed è un problema trovare i soldi. Allora gli organizzatori, magari con la benedizione di qualche assessore compiacente, inseriscono una qualche sezione di "autori locali", vale a dire di gente che poi vota in città durante le elezioni, e l'amministrazione contenta, a maggior ragione, non può che sborsare e patrocinare.
Dunque un'intera sezione di autori lucchesi e cioè "Mio fratello aviatore" di Federico Carmassi: da una poesia un po' troppo famosa e citata, otto minuti di "quasi videoarte" tutto sommato raffinati ed eleganti. Poi "La giusta causa" di Gloria Pera, un avvocato affetto da schizofrenia fa causa a una sua seconda identità: se riscrivete la storia, chiamate un direttore della fotografia, cambiate le musiche e rigirate delle scene, potrebbe venirne fuori qualcosa di carino, ma invece di venti, fatelo durare quattro minuti, cinque con i titoli di coda visto che siete tanti. Terzo ed ultimo della sezione, l'inspiegabile "Lions of Lucca" di C. Young; la cosa più offensiva che si possa fare a una città e a un festival di cortometraggi (a proposito: come si fanno a chiamare Lions un gruppo di adolescenti che si divertono come matti a girare intorno a una fontana?). Situazioni come quella di Venerdì fanno venir voglia di passare le serate davanti al Videopoker. Sabato sera no, tutto molto meglio.
Finalmente il giorno dei corti in concorso. Alcuni brutti, altri mediocri, altri ancora decisamente belli. La proiezione dei primi dieci si è svolta nel pomeriggio, e io non c'ero e forse mi sono perso anche qualcosa della sera. (niente negligenza, mica sapevo che avrei scritto un pezzo su questo Festival!). Tra le cose viste: "Un tifoso pisano a Livorno" di Daniele Torquati: già dal titolo si intuisce l'intento comico, peccato che siano venti minuti di una tristezza irrimediabile. Gag scontate e impianto formale inspirato a "Un posto al sole". Poi il riuscitissimo "Tootpriks" di Itir Develliogli, che infatti ha vinto il primo premio; una storia d'amore visualizzata dal flash-back proustiano indotto da uno stuzzicadenti, una veste altissima ed ispirata per una sceneggiatura non facile. Formalmente ineccepibile anche "Bella da morire", di Christian Uva; per farla breve la storia di una prostituta, peccato per il finale un po' troppo drammatico, però un gran bel corto, io l'avrei fatto addirittura vincere. "Le scale di Leon" di Nottoli, Cangiano, Rizzi ha vinto la menzione speciale; a me non è piaciuto, troppo "artistico" e dispersivo per i miei gusti (cioè: che succede nel vostro cortometraggio?).
Altra menzione all'opera di animazione "Bees", molto ben fatto, ma su un cartone animato non me la sento di dire altro. "Stuck" di Luca Ciuti racconta con gusto a mio avviso troppo decadente e compiaciuto l'ossessione di un uomo per il volo degli uccelli; "Uno per uno" di Marco Cei ha fatto divertire un po' tutti in sala, e infatti ha vinto il secondo premio della giuria popolare. La storia di un vedovo che conserva tanta voglia di vivere ancora e di un figlio bacchettone; una bella commedia; diverse sono le cadute di stile ma l'autore è stato bravo a non farsi prendere dalla mano e a gestire la presenza di un attore ingombrante come Carlo Monni. Ottima la sceneggiatura. Promosso se pure con riserva "Salvatore" di Adamo Antonacci: un giovane prete arriva in un paesino alquanto dimenticato da Dio. L'intento intellettuale mi sembra eccessivo, forse si è preteso di raccontare più di quanto concesso dal mezzo. Per finire, tra i corti della serata, "C'ho tanto da imparare" di Nicola Balestri. Siccome in mezzo alla sceneggiatura ci sono anch'io, me ne sto zitto. Però Nicola, io non ne andrei tanto fiero...
Michele Pellegrini