Quadrilogia del Moto Verticale

di Antonio Meucci (1998-99, 15')

 

Tutti questi quattro video di Antonio Meucci, che assieme compongono la detta "Quadrilogia del moto verticale", mi sembra riferiscano ad una stessa dimensione sintetica, che solo superficialmente possiamo ricondurre all'onirismo surrealista, o al concetto fluttuante di sperimentazione. Le opere appaiono più che altro come emblemi, affermazioni allegoriche nette ed incidenti nella loro minimalità, "cammei" spirituali, talismani cinematografici. Meucci afferma, ma senza far pronunciare una parola ai protagonisti; non è uno sperimentatore nel senso anarchico o scettico del termine, ma è un costruttivo, un assemblatore positivo, misterioso ma non misterico, dionisiaco ma non necessariamente estatico. Siamo innanzi ai frammenti di un genere di fiction perfettamente consapevole della propria essenza mitologemica, entro la quale gli elementi, i cinémi e la stessa struttura narrativa, sanno armonicamente organizzarsi nella costituzione silenziosa di un loro senso evocativo e, l'autore mi permetta, spesso e bene antinaturalistico.
Come nel caso di L'Enigma della mia Settimana, dove la realtà quotidiana è decostruita ed i singoli pezzi organizzati in una sorta di cruciverba, o come in Opera al Rosso dove le pennellate del pittore si disciolgono sott'acqua. In generale, si osserva una certa mancanza di vitalità corporale (thymos, dicevano i greci), tipica invece della maggior parte delle finzioni contemporanee legate alla simulazione di realtà quotidiana. Ciò avviene generalmente quando si predilige l'aspetto metaforico della narrazione. Meucci propone atmosfere quasi fetali, non solo nel rinnomato Opera al Rosso, quanto in Trans, dalle kubrikiane ambientazioni, o in L'inizio di una Via, che vede per sfondo una Firenze notturna e bidimensionale. Anche in Il Mistero della mia settimana, l'ambientazione nei pressi di un passaggio al livello è senz'altro funzionale più o meno implicitamente a questo aspetto, in quanto circostanza di passaggio dove frammenti di inconscio si alternano a frammenti diurni, come portate servite da un cameriere in una locanda, o pacchi consegnati dall'impiegato in un ufficio postale, ed ecco dunque analogicamente svelato un altro mistero di questa fiction: il senso di attesa, quasi mistico.
Queste scelte di ambientazione risultano efficaci e collaudate nel caso di una intenzione regressiva. E' interessante osservare le opere per comprendere come il regista ci accompagni "al di là" di esse stesse.

In Opera al Rosso, si è già detto, il pittore subacqueo assiste placido alla smaterializzazione di ogni sua pennellata; ma alla dissoluzione dell'aspetto materiale, corrisponde la costituzione psichica di una essenza ulteriore, in effetti nella parte superiore dell'acquario i colori si sono già riorganizzati in una sorta di monogramma lineare. In L'inizio di una Via un veicolo Ape vaga nella notte per interrompere la sua corsa innanzi ad un semaforo dal colore anomalo, bluastro. Ecco che, minando gli stereotipi del quotidiano e manipolandoli sapientemente, il regista plasma anche qui l'armonica possibilità di un risvolto interiore della narrazione, invitando all'irruzione i contenuti animici, che "riempiranno" da soli, l'opera - contenitore.

Forse, il miglior modo per svelare l'essenza della condizione umana è proprio farla a pezzi e decontestualizzarne gli elementi quotidiani, ma Antonio, dopo questo "delitto" sa anche amare, ed in questo si differenzia da tanti sperimentatori; sa cioè organizzare i frammenti in un montaggio di senso. Tuttavia, questo senso, per quanto ben e minimalmente vegliato nelle analogie, oggettivamente parlando resta qualcosa di molto intimo allo spettatore. E dunque l'arte ancora una volta ci unisce sincronizzando le nostre spirali animiche, nonostante questo così diverse per i contenuti individuali.

Credo che il segreto del successo di questo autore, stia proprio nella sua letizia, nel suo silenzioso ed ordinato fare-anima, che indipendente "come un soprammobile" non disturba sostanzialmente nessuno, capace di coesistere in qualsiasi tipo di rassegna dal salotto borghese al centro sociale. E da quest'impressione nasce un'unica critica; Meucci, viste le sue a volte impressionanti capacità stilistiche, mi sembra potrebbe osare anche di più ed affrontare complessi psichici ben più articolati, ad esempio, di quelli relativi a Trans, dove un libro inchiodato da un vecchio perde sangue tra le mani di un bambino, un sunto forse troppo scontatamente metaforizzabile. Insomma, questi video forse sono troppo "buoni" in rapporto al talento irrompente dell'autore.
Che sia, a suo modo, un caso-limite o perlomeno assai raro?

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