
Promo
di Laboratorio - Interno3 (1999, 2')
Per la scorsa edizione di "Finalmente - una premessa non un festival" di Mestre, gli organizzatori forgiarono questo lavoro che sembra amino intendere nella metafora di una "pillola del benessere", o almeno così ne dice Manuel Frara, uno degli autori, nella succosa intervista che ci ha rilasciato qualche tempo fa. "Benessere" perché affermazione minimale della tendenza a ricercare una immagine "oggettiva", sempre meno "manuale" e dunque al passo delle tendenze estetiche attuali, integrate artisticamente da autori ormai "storici", ensiamo a Gary Hill; un tipo di ricerca, questo, che non sembrerebbe ancora valorizzata sufficientemente in Italia. Nel promo, lo schermo appare suddiviso orizzontalmente in due livelli; in quello superiore scorrono varie icone in stile Windows, le cui ombre sembrano come proiettate sulla regione inferiore dell'immagine.
La prima impressione potrebbe essere quella della compresenza di due diversi valori attribuiti agli stessi concetti pittografici, due diversi modi di sentirli e testimoniarli; oppure, in un senso "stratilogico", se per le icone superiori annotiamo una semplificazione digitale, questa stessa decostruzione può portare successivamente alle semplici impronte del livello sottostante.
Gli autori preferiscono però che questa rappresentazione non venga ricondotta ad un "duale" tra Io e inconscio, per evitare un fraintendimento che potrebbe portarci a ricercare una fascinazione di stampo "onirico e fiabesco" nelle immagini tendenti invece all'oggettività, e sempre meno manuali (vedi intervista). Il duale Io: inconscio è comunque solo uno degli infiniti casi dell'eterogeneizzazione che anima la potenzialità e permette l'attualizzazione delle energie. In effetti nel video, ad una dimensione solare e fredda si subpone una dimensione ctonia e calda, qualcosa come la compresenza di maschile e femminile in uno stesso sistema. Formalmente, dunque, la struttura narrativa dell'opera è caratterizzata da una ambivalenza dimensionale; ma salvo che non sia nascosto agli autori stessi, questo aspetto non è evidentemente al centro delle motivazioni. Dunque l'autore a ragione respinge lo psicologismo, ed io riconosco la pretenziosità del paragone proposto nell'intervista che mirava direttamente al modello Io: Inconscio, un modello da usare con "scientifica" prudenza.
Piuttosto vorrei portare attenzione sulla questione degli aspetti "onirico" e "fiabesco", e su una loro eventuale ragion d'essere anche attuale. Sono portato a pensare che l'onirico del cinema e della visione tv sia un punto di vista imprescindibile, ed a priori, su questi media stessi. Mi sembra che ciò sia non solo filosoficamente ma anche psicologicamente dimostrabile. Questo punto di vista, indica qualcosa di molto diverso dal fiabesco. La rappresentazione "onirista" incappa spesso in quello che io considero un errore dal punto di vista della ricerca; cioè l'atteggiamento più "romantico", il vivere questo "territorio" con spirito d'avventura (appunto fiabesco) caratteristico del puer, e senz'altro anche delle forme-diario di tanti video. Questo ci allontana dalla percezione lucida delle analogie psicologiche che testimoniano il mito e ci piomba nell'immedesimazione caratteristica dei sogni. O semplicemente, allora non è possibile una ricerca lucida sul rapporto uomo: mezzo. Ma appunto, si può usare forme oggettive e sempre meno manuali nell'ambito di una ricerca che affronta razionalmente e non trasognatamente la questione delle "proiezioni" oniriche.
In conclusione, l'aspetto onirico e quello fiabesco sarebbero due cose ben diverse e si dovrebbe tenerle distinte per evitare di colpevolizzare un certo tipo di ricerca a suo modo persino razionale.in3@libero.it
Lorenzo F. Pecchioni