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Pinkfilm
di Davide Scovazzo (2003, 20')Davide Scovazzo ha scelto come maestri John Waters e Alejandro Jodorowski, proiettandosi direttamente nell'anticinema, perché questi due, in realtà, hanno fatto proprio tutto il contrario dei maestri come si deve. Invece PINK FILM colpisce subito per la sua cura formale, per la bella fotografia e per la ricerca d'inquadrature che siano esteticamente risolte in valide soluzioni, ma che contemporaneamente abbiano sempre un contenuto narrativo. Se vogliamo trovare una pecca possiamo discutere sulla recitazione, ma Enrico Luly sembra l'unico che poteva interpretare il protagonista, e un ruolo centrale azzeccato è già tantissimo per questo genere di produzioni.
In PINK FILM Luly, appunto, recita la parte di una sorta di bambino di trent'anni. Dopo essersi sottoposto a un trattamento d'immagini pesantuccie, stile Arancia Meccanica, grazie ad una mistress che indossa un costume a dir poco splendido, inizia a vagare a caso. La giornata trascorre tra un delirio e l'altro e alla fine il nostro uomo torna per scambiare ancora alcune battute autistiche con la donna.
E' il senso di solitudine e d'infantile e doloroso spaesamento che rendono PINK FILM davvero interessante. Scovazzo non ricalca i suoi modelli e nemmeno li emula (ma sicuramente li cita: l'immagine dei fenicotteri rosa piacerebbe sicuramente a John Waters). Cerca una propria strada a partire dal concetto di un cinema più libero, ma non per questo deficiente.
PINK FILM ci riporta a quel discorso sul trash che io personalmente ho sempre considerato futile e irrisorio, e che in Italia ha avuto il suo momento di felicità grazie a navigatori di tendenze che si caratterizzavano soprattutto per la loro disperata voglia di dire qualcosa d'interessante, divertente, ma giammai pericoloso. Per me il trash si caratterizza forse unicamente per la sua pericolosità, in quanto, come attacco programmato all'establishment della comunicazione massificata, il trash può solo agire nella direzione del Male e cercare di fare del Male.
Questa è un'opinione personale, ma vorrei chiarire il concetto di trash che ho in testa per svincolarlo da altre entità vaganti in cui si confonde con forzatissima allegria l'alvarovitalità con una spesso disperata ricerca di sè stessi.
E tornando finalmente a Scovazzo, credo (anche grazie alle sue dichiarazioni) che possa riconoscersi in quanto sopra e che abbia agito in maniera consapevole. PINK FILM quindi ha bisogno di un seguito (che non è necessariamente un sequel), perché il discorso è intrigante e Scovazzo ha dimostrato di non essere superficiale, nonostante certe inevitabili discontinuità.
Uno dei miei episodi preferiti è quello in cui il protagonista entra in una pizzeria da asporto e compra un pezzo di pizza. In quella scena ci siamo noi e il mondo che ci circonda.
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