PICCOLO MANUALE DI STRATEGIA E TATTICA MILITARE
Antonio Micciulli, Roma 2002, Super 16mm, 20'

Tre bambini di undici anni giocano nel cortile di un condominio, in questo primo cortometraggio di Micciulli: "...è una specie di strana reazione a quello che vedo intorno, nel cinema italiano, che ha perso la voglia di raccontare la realtà dei bambini, il loro mondo fatto di cose minime, soprattutto di farlo con realismo, chè i bambini dei film sono ormai tutti belli&perfetti, con i congiuntivi a posto e l'italiano buono per spot per famiglie.
Non i miei protagonisti, presi in uno straordinario momento di passaggio, troppo grandi per continuare a giocare come facevano fino a pochi mesi prima, ma troppo piccoli per interessarsi già a quello che li aspetta dopo, nella terribile definitiva adolescenza"
In effetti le sue parole descrivono bene l'intento raggiunto: quello di raccontare "...una mattina uguale alle altre", che non si connoti per nulla di particolare, nessun fatto drammatico o comico. Il film in realtà è molto divertente, pervaso da una sorta di ironica e agrodolce levità. E i bambini recitano benissimo.
E' vero anche quello che dice Micciulli: i bambini sono figurine bidimensionali su cui lucrare, non soggetti viventi, per il mondo della comunicazione. Utenti perfetti, perché sognatori perfetti, i bambini sono sottoposti ad un quotidiano bombardamento dal mondo della comunicazione di massa, ma il rispetto nei loro confronti, in quanto esseri umani, è pari a zero. E le immagini dei bambini che compaiono sugli schermi scivolano sempre fuori dalla realtà, in quel modo sgusciante che ha solo la televisione, per entrare subito nell'immenso vuoto nero del kitsch.
I bambini di Micciulli non sono nemmeno problematici, sono bambini "normali", immersi in un mondo quotidiano. La quotidianità è però una dimensione tutt'altro che avvilente, è la dimensione in cui si sviluppa e si dipana la realtà, la vera realtà.
I piccoli attori di Micciulli recitano senza forzature, rappresentando se stessi e il loro mondo con abilità. Micciulli afferma anche che gli attori, alla fine, sono quelli che gli hanno dato meno problemi e che il film è stato un susseguirsi di "buona la prima".

 

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