
Paesaggi
di Cecilia Muzzi
Abbiamo già parlato di questo video nell'intervista a Cecilia Muzzi, che da quel giorno ha raccimolato diversi altri premi e partecipazioni assieme al Satie's Fashion Group (con opere quali Cinnephila Communis, o Il Realismo nell'arte). Abitualmente il genere di questa autrice non è certo la videoarte, ambito produttivo al quale è inevitabile ricondurre "Paesaggi". Cecilia dimostra così una discreta elasticità, riuscendo a spaziare dal thriller-trash alla bodyart, e dimostra inoltre una capacità tutta femminile di farsi coinvolgere dagli eventi, senza perdere però la bussola del proprio stile.
Paesaggi è la proiezione, la sintesi oniristica delle emozioni ricavate durante un viaggio in Marocco. Due corpi umani, uno femminile l'altro maschile, vengono messi in evidente analogia con le dune del deserto. I movimenti di macchina, leggiadri come vento, scolpiscono e accompagnano le movenze dei due attori che, col tempo, assumono pose sempre più intime. Il tutto è immerso in uno sfondo arancio, che allude forse ad un tramonto, ad una situazione di confine. Le musiche arabeggianti contribuiscono all'esoticità del risultato finale. I corpi, che sembrano brillare al tramonto, creano riflessi tra i quali lo sguardo della telecamera si perde, quasi in cerca di una definitiva trasfigurazione. Si perché tutto, in questo video, rispetta i postulati del miraggio, dell'allucinazione febbrile.
Se di fatto l'analogia corpi umani - paesaggi è stata già percorsa più volte in passato da autori e critici, le atmosfere risultano invece originali per l'intimo connubio metafisico che instaurano con lo spettatore; e questo, grazie al lavoro di fotografia, alle tonalità dello sfondo ed al make up sui corpi degli attori. Con un pizzico d'inventiva in più, specie sul finale, si sarebbe potuto produrre un effetto più coinvolgente, magari curando di più l'aspetto performativo.
Un po' troppo contratto nella versione da un minuto, preparata per partecipare alle preselezioni di un festival particolare, "Paesaggi" acquista senz'altro valore in una versione più distesa. Incoraggiamo l'autrice a prodigarsi con questo genere di opere, in un progetto magari più vasto.
Lorenzo Pecchioni