Ombre
di Piovanelli

Ciò che mi ha colpito di questo video è l'incontrollabile libertà di azione, il montaggio coscientemente sconclusionato, e la perspicace ironia rappresentativa. Così ho deciso di prenderlo in considerazione critica, nonostante l'amatorialità della produzione ed una evidente ingenuità tecnica (montaggio, riprese), nel tentativo, perché no, di scavalcare le barriere mentali che ci precludono a questo tipo di produzioni. Ormai, "amatoriale" è un ambito estetico, e per alcuni persino un "genere". L'autore avrà certamente sviluppato e perfezionato il suo rapporto col cinema in opere più recenti che ahimé non ci sono pervenute, ma a noi interessa già questa.
Trattasi della storia di un ragazzo colpito da una malattia che nell'arco di breve tempo lo porterà alla cecità. Da qui una serie di episodi malinconici, come le meditazioni nel cimitero della prima scena, la visita al fratello in comunità di recupero, le incomprensioni con il medico oculista. Il protagonista attraversa la fiction come spettatore passivo dei diversi eventi; ad esempio c'è
una scena in cui assiste, senza interagire minimamente, alla disperazione di un rockettaro che ha appena investito un passante. Il progredire della sua malattia lo avvicina a noi spettatori, proprio perchè lo rende sempre più esterno alla diegesi. Talché il tema dell'opera sembra essere il distacco dalla realtà.
Il film a tratti risulta "inguardabile", come nei casi di soggettiva sfocata (corrispondente allo sguardo del protagonista, sempre più deficizzato dalla malattia), ma anzitutto per la qualità discontinua dei tagli e delle battute. Spazi temporali piuttosto ampi (vedi la visita al fratello) sono passati in effetto pellicola. In altri appare una impostazione Cinemascope, mentre gran parte del film è in bianco e nero. Questa incoerenza, per l'autore, significa anche libertà d'azione. Il regista si scrolla di dosso schemi e sovrastrutture, alla ricerca di una vera e propria identità autoriale, o forse proprio di nessuna. Piovanelli si presenta come uno scettico costruttivo, e mette in scena la sua nevrosi con un discreto intreccio di metafore. La stessa cecità del protagonista, probabilmente, è una di queste.
Mi ha incuriosito in modo particolare la prima scena, pregna di una surrealtà alla quale hanno involontariamente contribuito le indecisioni (o eccessive decisioni?) tecniche. Quale luogo migliore che lo spazio di terra esterno ai lati di un cimitero, per inscenare l'improbabile dialogo tra una ragazza particolarmente intraprendente ed un personaggio complessato dal suo essere "microfallo"… Quest'ultimo finirà per impugnare una forchetta (?) ed inveire contro la ragazza che fuggirà ridendo. Assorto al centro del cimitero, il protagonista si perde invece nelle sue meditazioni, e viene introdotto da frasi poetiche balbettate tra un taglio di montaggio e l'altro.
Altre scene, più spiccatamente "morettiane" mi sembrano meno originali, come quelle dei dialoghi in interno tra il protagonista ed una ragazza.
Evitate alcune ingenuità di troppo, oppure marcando certe scelte estetiche con una maggiore capacità ritmica, Ombre sarebbe potuto essere accolto come un ottima opera, invece resta sospeso in un limbo che lo rende incomprensibile alla maggior parte dei videomaker. Ma a noi piace già così, perché ci rivediamo la stessa libertà di azione che caratterizzò i nostri esordi, e la presenza di un autore senz'altro consapevole, il cui percorso, sospenso tra catarsi e individuazione, ben testimonia quello che noi intendiamo per "trash".


Lorenzo Pecchioni

 

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