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Narcissus Dies
Prato Ex Macelli, maggio 2003Interessante sorpresa durante un tour ai cantieri artistici Ex Macelli di Prato. Una fusione tra video e performance teatrale, organizzata dal gruppo di ricerca Anonimascena e dedicata al tema del narcisismo. Colto, direi, nella sua declinazione più sinistra.
Due stanze. Il pubblico sosta su un lato della prima, innanzi a due videoproduzioni contigue. A destra di esse, la porta per la seconda stanza, dove effettivamente si svolge la performance, ripresa e trasmessa negli schermi. Il pubblico vedrà solamente la videoproiezione di questa perfromance. Salvo una piccola parte in cui l'attrice protagonista, varcando la soglia della porta in punta di piedi ed emettendo suoni non codificabili, quasi sfiderà l'intero apparato scenico.
La vicenda non è chiara. Forse un ricordo violento, o violentemente rimemorato. Forse una metafora di conflitti interiori, realizzata da figure idealizzate.
Il volto di Lui colpisce da subito per i tratti fortemente scremati dall'illuminazione; appare inizialmente in primo piano, poi si allontana; per alcuni tratti lo si perde di vista. Condivide la scena con una Lei. Le figure girano intorno ad un tavolo, dove un altro uomo siede legato e incappucciato. Più avanti, quest'uomo viene raggiunto da un colpo di pistola.
Si capisce che parte della performance è stata girata precedentemente, compiendo all'incirca i medesimi gesti. Nei due monitor, queste due versioni non sono divise nettamente, ma si confondono, e si fondono anche ad immagini di esterni: presumibilmente nella seconda stanza c'è un'altro passaggio, che dà su un bosco scarsamente illuminato.
Tralasciando la ricostruzione di una vicenda che risulta avvincente proprio perché ricca di stratificazioni di senso ed interpretazioni possibili, quello che colpisce anzitutto è la struttura drammatica della performance.
Lo spettatore è posto in una dimensione di veglia lucida su di un evento che si pone come sinistro. Si abitua velocemente a questo stato, quasi è rassicurato dal fatto che la visione sia mediata dai proiettori. Ma questa condizione non può durare per sempre.
In effetti, quando Lei si affaccia sulla prima stanza, e il meccanismo teatrale/onirico appare svelato, l'impressione di scissione che ci accompagna diviene consapevolezza. Precisamente, nel contrapporsi tra l'immagine di Lei proiettata e quella della Lei reale. Questo momento della performance, un po' il suo climax, è la rappresentazione di un "osare", di un "divincolarsi" dalla propria condizione, che non fa altro che svelare la sua essenza ancor più terribile, e peggiorare la situazione.
Qui emerge uno degli aspetti più sinistri del narcisismo. E cioè il rifiuto del contatto reale con gli eventi, a pro di un identità mediata, di una riflessione in sé, che ci assicura la certezza di non affrontare il dramma della riflessione nel mondo, di non incontrare mai la nostra immagine reale.
A fare questa esperienza non è certo il protagonista di un racconto possibile, quanto lo spettatore, e questa è la forza della performance, che si rivela decisamente catartica.
Certo, il gioco del visto - non visto, dell'ambiente sublimato e nascosto, sono propri di altri spettacoli di questo genere. Così come la tangibile contaminazione Lynchana nell'evocazione di una sorta di "Loggia", o di altre esperienze cinematografiche nelle riprese-corsa-soggettiva degli esterni-notturni. E nelle cupe sonorizzazioni.
Ma qui, ho avuto l'impressione di vivere un esperienza di profondità, che, come un incubo, mi ha fatto superare la dimensione contingente e mi ha posto innanzi ad un energismo originario, e sinistro.
Se dovessi fare un appunto, magari, consiglierei di elaborare in un modo più originale la vicenda che si svolge/non-svolge nella seconda stanza, o per lo meno gli elementi oggettivi di essa: le pistole, gli spari, gli uomini incappucciati e i drammi di coppia portati al parossismo, insomma questa dimenzione quasi pulp, possono essere messi da parte a pro di soluzioni più essenziali e meno inflazionate.
Anche il finale con esplosione annessa potrebbe essere evitato: un po' "telefonato". Benchè senz'altro efficace per lo meno per la ragazza seduta davanti a me, che è saltata a un metro da terra dalla paura!Lorenzo Pecchioni
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