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L'Uomo che uccise la sua ombra
Di William MussiniNella concezione media di "cortometraggio", nella scintilla che sta all'origine di un'attività autoriale di questo tipo, si distingue il più delle volte un bisogno di riscatto, di affermazione istintiva del proprio essere e della propria libertà.
Molto spesso, quasi paradossalmente, questo "riscatto" viene compiuto, dal giovane artista, nei confronti del suo stesso io, piuttosto che nei confronti di cose e agenti esterni alla persona. L'io, il "tracciato" che il mondo ha inscritto nei nostri corpi e nelle nostre anime, è forse il primo aguzzino della coscienza: la insegue nella sua impresa di "liberazione", tempestandola di sensi di colpa, ansie, alienazioni. Se detestiamo il mondo, finiremo, specie in adolescenza, per detestare anche il nostro io, che è la traccia più evidente della sua azione.
Mussini sembra essere consapevole, a modo suo, di questo sentimento, così legato ad un meccanismo che non lascia quasi mai scampo. Non vede la necessità di creare troppe metafore, o "sovrastrutture concettuali". Con parole e immagini tanto dirette da chiamare inevitabilmente in causa la coscienza dello spettatore, realizza un cortometraggio tra i più violenti.
Nella narrazione, un uomo attraversa una serie di situazioni estreme dove, in modi diversi, viene ucciso da se stesso: una figura identica a se, che lo aspetta dietro al varco con una pistola, o che gli prepara un cocktail mortale, o che lo prende a bastonate per strada, senza mai battere un ciglio. La voce del narratore, trattata con un effetto di stretching temporale che la rende quasi grottesca, si auto-critica in modo radicale, senza lasciare un margine di speranza o di discussione, inveendo in particolare sulla malafede del proprio io.
I numerosi dettagli ed una certa ricercatezza delle inquadrature, non fanno che sottolineare, in un senso maniaco-depressivo, questa tendenza alla fuga dalla "dimensione media dell'esistenza".
Così, nella selva di opere che hanno caratterizzato questi anni, piene di figure più o meno oniriche, di doppioni bavosi, di improbabili zombi, di femmine castratrici, professori indemoniati, parenti diabolici, "L'uomo che uccise la sua ombra" colpisce per la sintesi, e per il letteralismo spiazzante.
L'impatto, la schiettezza del narrare, rimandano per certi versi alle opere di Daniele Carrer. Un modo di narrare efficace, ormai-quasi-nazionalpopolare, ma forse proprio per questo un'arma a doppio taglio. Anzitutto, perché ci impone un'attenzione univoca da dedicarsi al testo e ai contenuti, ponendo in secondo piano le immagini, il video, il cinema.
All'interrogazione di questo confronto, potremmo rispondere che il testo di "L'Uomo che uccise la sua ombra" ammette una deficienza esistenziale del soggetto parlante, una malafede. Mentre invece Carrer e altri che si scontrano costantemente col mondo, pur ammettendo una deficienza sociale, non ammettono esplicitamente di "mentire a se stessi". Credo che due lavori come questi si svolgano su piani abbastanza diversi.
Mussini spara a zero su quella falsità che ci accomuna in quanto abitatori del mondo. E sul finale, quando afferma "io sono te", lo spettatore non può sentirsi chiamato in causa.
"L'Uomo che uccise la sua ombra" sintetizza in modo chiaro una tendenza che ha accomunato tantissimi autori video. Così, se si dovesse indicare un limitato numero di opere che possano ben rappresentare la produzione media di questi anni di "video indipendente", si potrebbe inserire questa.
Anche da un punto di vista fotografico, il corto si mantiene su un'estetica tipicamente "video", dedicandosi misuratamente ad inquadrature di particolari e ad altre funzionali, senza curare in modo cinematografico l'esposizione, ne' avventurandosi in improbabili correzioni fotografiche ed effetti pellicolari. Le immagini sono palesemente elettroniche, e non si vergognano di esserlo. Sono legate da semplici dissolvenze, ed il loro reale filo conduttore è il testo. Nonostante parli di cose che raramente vogliamo sentire dette, e che è altrettanto facile rimuovere, questo resta un esempio di corto decisamente "comunicativo".
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