La Toile de l'araignée

di Alessandra Celletti (2000, 45')


E' da premettere che non è facile parlare esaurientemente di un lavoro (che non posso chiamare solo video) come quello di Alessandra Celletti, all'interno del quale sono infatti presenti contemporaneamente diverse forme espressive, dal video appunto, alla musica alla parola, e non ultima, alla poesia. Dalla poesia appunto si parte, questo per ammissione dell' autrice stessa che nei titoli d'inizio chiama subito in causa niente di meno che Arthur Rimbaud con le sue Illuminazioni. Si capisce a questo punto come la cosa si complichi, almeno concettualmente, anche se devo dire che resta poi nella sua realizzazione formale piuttosto semplice. Fatta questa premessa possiamo comunque avvicinarci al substrato immaginativo che io ho riprodotto per questo video, direi, senza ulteriori fraintendiementi.
La tela del ragno, titolo comune a tutti i video che compongono l'opera, è il punto di partenza, a mio avviso, anche concettuale, esplicativo. Essa inizia a costruirsi lentamente, con lavoro manuale, potrei dire, quasi artigiano, ritmico; appaiono le prime immagini, filtrate da un effetto caleidoscopio, suppongo mimetico della capacità visiva del ragno, si intravede una bimba, in un giardino, sta come danzando, a lato, un'altalena, la musica, lenta, dolce, minimale, come quella di un carillon, ma non c'è tristezza. Il caleidoscopio continua a filtrare il tutto. I minuti passano, lenti, il video, accompagnato dalla musica continua a scorrere, con toni ritmici, suadenti, e niente di tutto questo abbandonerà lo spettatore, conducendolo fino alla fine, lentamente.
Man mano che il video si compie però qualcosa, fuggito alla nostra attenzione rimane costruttivamente inesatto. Allora tirandosi fuori a forza da questo turbinio di suoni e colori si può vedere più a fondo, è servendosi di uno sguardo retrospettivo, come se fosse possibile trovarsi all'interno del video e voltarsi indietro, per vedere chi è che guarda, di chi sono quegli occhi al quale è affidato il nostro punto di vista; forse può apparire alla mente che…
La tela del ragno non si sta costruendo, affatto: la tela del ragno era già presente, ancor prima dell'inizio, si pone come privilegiato punto di vista dal quale le immagini scorrono per raggiungere un " fuori" un "oltre", la tela del ragno ci tiene prigionieri al suo interno, ma… noi non siamo il ragno. Il ragno che ci sta sì divorando ma non è presente, ha predisposto la nostra morte da lontano, prima ancora di catturarci, con meticolosa pazienza, lentamente. Ma al momento della morte allora, la vittima non guarda il suo carnefice dritto negli occhi.
Si volge invece all'esterno,e invece di una disperata ribellione getta un ultimo sguardo al mondo circostante e prende la fascinazione della presenza del suo carnefice percepiente, e vede attraverso i suoi occhi, dal suo stesso punto di vista.
E in quella suprema illuminazione, l'ultima, la più grande si compie una morte mistica, attraverso la percezione di suoni e luci improvvise, una morte dolce e affascinante.
La morte, momento supremo, ci fa dono della suprema e più diretta bellezza. La tela del ragno si libera e si riempie ogni volta, con eleganza con ritmo, non c'è crudeltà in questa danza, solo una necessitante consequenzialità, nell'effetto caleidoscopio insistentemente riproposto, non c'è giudizio, criterio immanente, ma semplicità, disarmante.
La vittima cambia di volta in volta, la sua natura è diversa, a dire il vero potrebbe essere una qualunque, cambia la sua condizione di essere vivente, a noi Alessandra Celletti dà il privilegio di vedere, che il procedimento è lo stesso_________ e di una ____________ rara bellezza.


Costanza Giustini

 

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